venerdì 23 giugno 2017

SHYLOCK L’EBREO USURARIO E L’ANTISEMITISMO DI SHAKESPEARE.

Shylock è un usuraio ebreo che ha prestato del denaro a Bassanio che gli ha dato come garante il suo amico Antonio (Il mercante di Venezia). Shylock, che odia Antonio in quanto antisemita, accorda il prestito ma esige, dietro pagamento di una notevole somma di interessi, anche una libbra della carne di Antonio. Bassanio, in difficoltà economiche, accetta le condizioni.
Nel frattempo Bassanio, diventato ricco per aver sposato una ricca ereditiera, Porzia, si offre di restituire a Shylock il doppio del denaro prestatogli per saldare il debito ma lui rifiuta. Il mercante ebreo è irremovibile. Vuole la libbra di carne dal petto di Antonio. Vanno in tribunale e a questo punto entra in scena un giovane avvocato, che in realtà è Porzia la moglie di Bassanio travestita da uomo (l’avvocato Bellario). Porzia prova a convincere Shylock di rinunciare alle sue pretese però lui ostinatamente continua a rifiutare l’offerta. A questo punto Porzia si indispettisce e passa al contrattacco facendo subito notare a Shylock che nel caso dovesse procedere al taglio della libbra di carne dal petto di Antonio “versando una sola goccia di sangue”, secondo le leggi vigenti nella Repubblica della Serenissima, sarà condannato a morte e gli saranno confiscati i suoi beni. A Shylock gli viene anche ricordato che se uno straniero cerca di uccidere un veneziano (Shylock essendo ebreo è considerato uno straniero) i suoi averi verranno confiscati e divisi tra lo Stato e la vittima (Antonio) mentre la sua vita stessa sarebbe nelle mani del Doge, che lo potrà graziare soltanto se si converte al cristianesimo. Posto di fronte a queste prospettive Shylock diventa disponibile e accetta l’offerta di Porzia.
Porzia riuscirà a sconfiggere l’ebreo Shylock usando la sua stessa perfidia, ripagandolo della stessa moneta, applicando, insomma, alla lettera tutte le opportunità legislative vigenti nello stato veneziano di quel tempo. Leggi peraltro molto restrittive nei confronti degli stranieri. Lo status di straniero di Shylock risulterà quindi determinante per la sua sconfitta. “La vostra perfidia saprò metterla in pratica” dice ad un certo punto Porzia.

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Il Mercante di Venezia, l’opera teatrale che William Shakespeare scrisse alla fine del 1500 e andata in scena ripetutamente nel corso dei secoli  - con impressionante successo di pubblico -può essere la dimostrazione del fatto che il celebre drammaturgo inglese covasse sentimenti antisemiti? Ovvero il gradimento di pubblico può essere considerato un segno evidente di insofferenza (o peggio) nei confronti degli ebrei, perlomeno verso i mercanti, noti per la loro spregevole avidità? Domande che hanno attraversato tragicamente secoli di storia sino ai giorni nostri. D’altra parte l’ebreo Shylock dimostra di non possedere alcuna etica né moralità; di essere una persona insensibile, incapace di esprimere sentimenti di pietà, un individuo che non conosce alcuna mediazione. Insomma, secondo l'immagine che ne da William Shakespeare, egli è un essere spregevole sopraffatto soltanto dalla avidità con cui cerca di trarre il massimo profitto dagli affari. Anche a costo di pretendere la libbra di carne dal petto del debitore.
Questa immagine negativa dell’ebreo disegnata da Shakespeare con abbondanza di particolari contribuirà, purtroppo – suo malgrado? -, ad avere effetti nefasti sul futuro di questa comunità. Non a caso la commedia “Il mercante di Venezia” verrà ripetutamente rappresentata durante il terzo Reich con tutto le conseguenze propagandistiche dolorose che vi lascio immaginare.
Due questioni, in conclusione, si possono sottolineare al termine della lettura di questa vicenda: il cinismo e l’avidità dell’ebreo in primis ma anche la risposta della legge della Repubblica di Venezia, anch’essa dotata di un cinismo intollerante nei confronti degli stranieri. La cosiddetta Serenissima Civiltà Veneziana del tempo ne esce piuttosto malconcia da questa brutta storia antisemita.

Luigi Ciavarella