domenica 31 gennaio 2016

CHI FERMERA' IL DECLINO ?

Tra pochi mesi il paese sarà chiamato ad esprimere un voto per le amministrative. A differenza degli altri anni, questa volta si voterà col sistema maggioritario ovvero chi avrà ottenuto più voti avrà il potere per i prossimi cinque anni.
Ciò significa che i simboli dei partiti tradizionali avranno una funzione relativa poiché prevarranno le liste civiche assemblate con i nomi dei candidati sindaci in chiara evidenza. Personaggi della politica nostrana, vecchi e nuovi, che si proporranno quali salvatori della patria. 
Non conosciamo ancora i loro nomi, salvo qualche indiscrezione apparsa sui siti locali, bocche cucite anche sui nomi dei candidati consiglieri, su probabili volti nuovi che potrebbero segnare la differenza. I nomi li avremo alla vigilia della consultazione quando i giochi saranno conclusi e le varie alleanze avranno trovato uno sbocco definitivo. Sono i riti della politica mai cosi segretati come in questo momento. Prevale ovunque la consapevolezza che la posta in gioco in questa partita può essere determinata anche da un solo voto di scarto. 
E mai come in questo frangente sembra alla portata dei più scaltri, dei più abili nel cercare le persone giuste senza preoccuparsi troppo della loro qualità purché abbiano alle spalle parentele e fedeltà collaudate in precedenti consultazioni. Anche perché il paese non dispone di profili nuovi, indipendenti e disponibili ad entrare nell'agone politico anzi proprio la carenza di candidati all'altezza della situazione fanno pensare al peggio. Ne avrebbe ma si tengono bene alla larga, comprensibilmente. 
A tutt'oggi i partiti o movimenti che hanno comunicato la loro partecipazione alle prossime elezioni sono tradizionalmente i soliti UDC dell'on.Cera uscente e il PD, antagonisti storici, di cui non sappiamo se manterranno i rispettivi simboli. Di sicuro SEL sarà al fianco del PD non sappiamo invece se vi faranno parte anche le altre forze di sinistra. La Capitanata Democratica di Michele Aucello e il PRC di Antonello Soccio, "naturali" alleati del PD, stentano a trovare una collocazione all'interno di una coalizione di sinistra. Come pure non conosciamo il ruolo che avrà Tiziano Paragone che, partito con largo anticipo con una lista che raccoglie forze politiche eterogenee, (San Marco bene comune) sembra uscito di scena salvo ripensamenti. L'ultima chance potrebbe essere quella di una sua candidatura alle primarie del PD qualora il partito decidesse di effettuarle. Degli altri partiti in lizza come per esempio Movimento Cinque stelle e coalizione di destra, non conosciamo ancora nulla. Del Movimento grillino, minato al suo interno da una disputa incomprensibile, che sulla carta rappresenta la novità più attesa, potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia mentre una lista di destra, che va da Fratelli d'Italia a Forza Italia, ben rappresentati in paese, com'è consuetudine faranno conoscere le loro mosse soltanto alla vigilia delle elezioni.
Tutto ciò in un paese allo sbando, con un dissesto finanziario certificato e una condotta morale e civica fuori da ogni regola, che ha caratterizzato la vita politica e sociale di questi ultimi cinque anni, mai cosi scadenti sotto ogni profilo. Un quadro che raffigura un "medioevo" fondato sul clientelismo più deleterio, che ha mortificato il tessuto socio culturale della città, che arretra il paese su posizioni ante guerra, senza fornire alcuna prospettiva per il futuro, chiuso com'è alla modernità, senza energie e senza stimoli creativi e progettuali. Un declino dalle proporzioni epocali. Una crisi d'identità e di valori che non ha precedenti nella storia del nostro paese.
E' questa dunque la fotografia.  
Di questo dovranno farsi carico i nuovi padroni del vapore. In un contesto in cui la popolazione giovanile raggiunge altri luoghi per non tornare più. La migliore gioventù che parte e non torna più. Lasciando alle loro spalle, in questa valle di lacrime soltanto residuati bellici e mediocrità latenti.
Difficile immaginare il futuro in questo paese.
Luigi Ciavarella






     

sabato 2 gennaio 2016

LA “TARANTERRA” DI LEONARDO IANZANO

Leonardo Ianzano, voce storica del gruppo popolare Festa Farina e Folk, pubblica il suo primo lavoro da solista senza allontanarsi più di tanto dalla musica e dai temi vernacolari dove finora si era nutrito e che aveva, tra gli altri, contribuito a diffondere. Anzi proprio grazie a questa inaspettata indipendenza il cantautore garganico riesce a rendere più compiuta la sua idea di musica popolare attraverso un racconto intimo e corale che possiede tutta la forza necessaria per interagire nella storia musicale della nostra terra. E lo fa sin dal titolo, “Tatanterra mia”, con un linguaggio diviso tra mito e realtà, religiosità e passione civile,( Orecchiomuzze quidde che a fatte non è survute a nente..) coadiuvato in questa avventura da Angelo Gualano, arrangiatore e produttore artistico, nel cui studio di registrazione è stato realizzato il lavoro. Vi partecipano Luigi Pagliara alla chitarra, Angelo Ciavarella al mandolino e Raffaele Nardella alle percussioni e si avvale del contributo ai cori di Michela Parisi e Maria Antonietta Totta. Il tema ricorrente è il ballo della tarantella garganica, sulla cui traccia si sviluppa come tema conduttore l'intero lavoro, imperniato su testi poetici che Leonardo Ianzano esprime con rara efficacia ( Lampe inte lu sole, Tarantella dell'ome perse, brani molto belli ed intensi ), con spirito d'appartenenza dai tratti dolenti ( Sona tammora ) oppure rituali festosi ( Cente tarantelle, Tarantella cerasa ) e qualche volta anche con spirito goliardico ( Tammurriata porcia ) dove il tutto contribuisce a rendere vero e toccante un mondo antico che non esiste più, colto nei suoi valori ancestrali quanto nella semplicità dei gesti e nella fatica del lavoro, tra briganti e galantuomini, balli e religiosità, insomma il luogo dove l'anima di un popolo pulsa e si confronta e di cui Leonardo Ianzano ha reso cosi bene in grassetto, con uno stile inconfondibile, scrivendo una delle pagine più importanti della nostra storia musicale.

Luigi Ciavarella.

Leonardo Ianzano