lunedì 28 settembre 2015

ABBIAMO TUTTI UN BLUES DA PIANGERE

Mi vengono in mente un paio di album del nostro glorioso passato Progressive per descrivere il panorama desolante che si respira oggi nella mia città : Felona e Sorona delle Orme e Abbiamo tutti un blues da piangere del gruppo jazz rock romano dei Perigeo. Il primo per fissare una immagine di decadenza ormai ineccepibile e il secondo per testimoniare una condizione di frustrazione che tutti avvertiamo e la conseguente impotenza nel porvi rimedio.
Entrambi vanto del nostro (poco) autoctono Progressive Rock e pubblicati nello stesso anno 1973, il primo è un concept come si usava allora ovvero un tema che veniva blandito in tutta la durata del lavoro, nel nostro caso la vita di due pianeti immaginari appunto Felona, illuminato e felice come ben descrive Aldo Tagliapietra, leader e vocalist del trio veneziano, e Sorona invece triste e desolato, buio e angosciato. Due pianeti dirimpettai che hanno subito un diverso trattamento dal destino decisamente contrapposti. Luce e tenebra. Una metafora che si può associare al nostro paese nei confronti dei nostri dirimpettai di San Giovanni Rotondo, per esempio, o, se preferite, di qualsiasi altro paese poiché chiunque può vantare nei nostri confronti qualcosa di positivo che noi non abbiamo.
Il disco delle Orme, considerato dalla critica italiana ed europea il capolavoro del gruppo (io gli preferisco decisamente il primo, Collage, più spontaneo e musicalmente più dotato, ma è solo una mia opinione) può vantare il merito di aver dato slancio alla musica rock italiana, (insieme a pochissimi altri) sino a qualche anno prima prigioniera di un certo cliché, avviando oltremodo una via indipendente del rock italico che sarebbe durata poco tempo ma sufficiente a darle lustro negli annali che trattano questi argomenti.
Ritornando al nostro pianeta lugubre e spettrale San Marco, come Sorona ha vissuto anch'essa la sua epopea di grandeur se paragonata al passato rispetto ai paesi vicini, un tempo non lontano, scarsi e poco produttivi, cimentandosi anche in molte attività ( artigianali in primis ) che hanno elevano il suo spirito di intraprendenza ben oltre ogni aspettativa. San Marco in Lamis, per esempio, alla fine del secolo ottocento aveva già la corrente elettrica che produceva da sé e la forniva all'intero abitato, quando i paesi vicini, e lo stesso capoluogo, l'illuminazione pubblica e privata veniva alimentata ancora a petrolio. Questa la dice lunga sul grado di emancipazione che aveva il nostro paese rispetto ad altri.In questo senso il famoso e glorioso "ciminione" , dove c'erano le turbine,  che si elevava fiero dalle parti dell'odierna rotondina ( oggi stuprata da una alberello insignificante che non ha alcuna ragione di esistere se non far per ridere i passanti) che dava energia all'intero abitato, non solo non andava abbattuto, tra l'altro per farne degli orribili condomini, ma conservato, a futura memoria, per le generazioni successive affinché diventasse il simbolo del progresso e della laboriosità dei loro predecessori. Altro che monumento ai caduti, era questo il monumento che bisognava preservare dal momento che testimoniava la luce, la vita, mentre quell'orribile statua di bronzo seriale, altro non esprime che morte e desolazione quindi il ricordo nefasto di tanto sangue innocente versato per una causa criminale, che andava rimosso affinché in paese non ci fossero più tracce di guerre passate e violenze subite. (Ma non è mai tardi)
Ora San Marco - Sorona ha perduto tutto ( prestigio innanzitutto : vari uffici, ospedale, tenenza dei carabinieri, ultimamente risulta anche pieno di debiti tanto da dover dichiarare bancarotta, ecc...) , negli anni si è ridotta da città contadina e artigianale, luogo di cultura ed educazione civica, ( dagli inizi del novecento in poi abbiamo avuto giornali periodici, circoli culturali, intellettuali e professionisti di razza,ecc..) punto di riferimento dell'intero Gargano e del sottostante Tavoliere, a bivacco permanente per orde di giovani e meno giovani, che nella totale indifferenza delle autorità, deturpano l'immagine del paese in cui son nati e cresciuti senza bisogno che si nascondano. Una totale mancanza di rispetto che annichilisce. A ciò si aggiunga un paese in ginocchio senza prospettive, immerso nella oscurità come Sorona, caduto in disgrazia per colpa di mediocri artigiani della politica con gli occhi strabici le cui poche energie disponibili sono state rivolte ai propri interessi personali piuttosto che al bene comune.
cassa armonica sito nella villa comunale distrutto dalla Amministrazione Cera  
Poi ciò che resta di questo fallimento lo si può vedere giorno per giorno attraversando il paese di lungo in largo, mattina e sera, dove si può scoprire per esempio che in corso Giannone dove, nonostante il divieto di sosta permanente, un lungo serpentone di auto vi parcheggia senza che nessuno provi a far rispettare le regole. Lo stesso dicasi in vari altri punti del paese, ieri come oggi. Il parco giochi vandalizzato ripetutamente da piccoli barbari sotto gli occhi compiaciuti delle loro mamme impegnate in conversazioni intellettuali tra loro per non accorgersi delle gesta eroiche dei loro pargoli. Cresceranno così non c'è rimedio. Allora la visione degli strumenti della gioia infantile divelti, abbattuti, resi inservibili ti spezza irrimediabilmente il cuore, ti crea angoscia. Come la fontanina della vicina villetta a cui si è reso necessario persino aggiungere un cordone protettivo per evitare che venisse anch'essa maltrattata eppure nonostante ciò è sempre sporca di rifiuti per la stessa ragione sopra descritta. Non ultimo la solitudine del chiosco della villa comunale, un tempo centro di vitalità e di ristoro, diventato anch'esso irrimediabilmente e simbolicamente una bandiera a mezz'asta permanente per commemorare il fallimento di una città e di un'epoca.  
Manca soltanto alla lista dei disastri da annunciare il famoso campo sportivo, probabile facile preda per incursioni piratesche, è se finora non è diventato anch'esso un campo di battaglia è soltanto perché qualcuno ha deciso di resistere ad oltranza indipendentemente dagli ordini che ha ricevuto, facendone una questione di principio.Un baluardo a difesa del decoro dell'intera comunità.  
Allora non ci resta che dedicarci all'ascolto del disco dei Perigeo, Abbiamo tutti un blues da piangere, poiché il blues esprime compiutamente tutto il dolore di questo mondo e nel contempo la rassegnazione, il sogno infranto, il turbamento e il disagio di una condizione umana che nulla può fare per arrestare il declino. 
Il disco di Giovanni Tommaso, contrabbassista e leader del gruppo jazz romano, - questo è il loro disco migliore, forse insieme a Genealogia di qualche anno più tardi - , allora vuol essere il mio tributo di sangue e di musica, attraverso il suono del miglior jazz rock italiano che qui si esprime a livello altissimo, e un tangibile atto di riflessione per il nostro futuro negato.
Luigi Ciavarella 

mercoledì 23 settembre 2015

FORSE SI PUO' USCIRE DAL TUNNEL.

La vicenda dei cani randagi avvelenati ad opera di uno o più balordi, che tanto sdegno ha provocato nella tranquilla cittadina di San Marco in Lamis, pone più di una questione. Dopo un primo momento di smarrimento e di incredulità dovute alle scarse informazioni sulla criminale mattanza, gran parte della popolazione ha reagito non solo cercando di individuare i responsabili appostandosi anche durante le ore notturne, e riuscendo persino a scoprire il profilo del criminale, senza tuttavia poterlo identificare con certezza assoluta, ma scendendo numerosa in piazza per protestare energicamente sopratutto contro il silenzio e l'indifferenza delle istituzioni sorde innanzi al dramma che si stava consumando in paese. E nonostante ci sia stato con largo anticipo l'annuncio sui social della manifestazione, nessuno di palazzo badiale si è sentito in dovere di testimoniare perlomeno una vicinanza verso i nostri amici a quattro zampe, che, tra l'altro, sono parte integrante del territorio in cui vivono e quindi sotto la tutela del Sindaco in persona. Un atto insensato che non trova alcuna giustificazione e riflette un dubbio di fondo: l'amministrazione vigente esiste nelle sue funzioni istituzionali o si è disintegrata? Quali sono i suoi obblighi di legge e quali misure deve adottare oltre ad annunciare una querela contro ignoti ? Oppure il suo compito è solo quello di occuparsi di feste patronali (a detta del sindaco, che pare abbia offerto persino di tasca propria "ai suoi concittadini"il fine serata pirotecnico ) che sono diventate anacronistiche, imbarazzanti, retaggio di un passato che non ha più ragione di esistere e che trova sostegno, purtroppo, solo in quelle fasce di nostalgici attempati che accorrono sulla piazza per "godersi" i futili disegni rumorosi che squarciano il buio, non avendo null'altro da pretendere. Essi neppure immaginano che in quel momento decine di cani e gatti, randagi o padronali, vivono in uno stato di terrore inimmaginabile, alcuni muoiono esattamente come, per fare un esempio estremo, fatte le giuste e dovute proporzioni, accadde durante i bombardamenti di Sarajevo ad opera dei serbi in cui morirono migliaia di animali domestici, molti dei quali spaventati dalle bombe. Certamente questi signori non stavano alla manifestazione.

La San Marco in Lamis che vogliamo in futuro la si dovrà scegliere con ragionevole saggezza senza lasciarsi più influenzare da fattori esterni che non siano i bisogni primari di tutti i cittadini, fuori da obblighi dipendenza familiare o addirittura patti scellerati tra persone che a nulla servono se non a ostacolare la corsa di chi effettivamente può rivelarsi una risorsa importante per le sorti del paese.
La recente esperienza politica-amministrativa, disastrosa sotto qualsiasi profilo, che per fortuna sta per lasciarci, mi obbliga a constatare che una generazione di occupanti il potere, che finora hagovernato o preteso di farlo in nome di una ideologia o di  un partito, ha cessato di esistere . Un metodo residuale di potere che deve scomparire per sempre.
Forse grazie alla nuova legge elettorale, che ci impone di votare il sindaco nell'ambito di un maggioritario secco, possiamo finalmente scegliere la persona che ci governerà con la massima serenità, in libertà, fuori dall'ambito di una disciplina di partito che non esiste più.
San Marco in Lamis, secondo il mio modesto parere, ha bisogno di poche cose. Innanzitutto l'urgenza di rinnovare  l'apparato della macchina amministrativa, renderla dinamica e dotarsi di persone competenti, qualificate ; uffici efficienti guidati da persone responsabili e servizi d'ordine che facciano rispettare le regole, la legge e il buon vivere della gente.
Un vantaggio importante può arrivare dalle attività del volontariato, cosi ben radicato nel nostro territorio, formato per di più da persone qualificate e motivate da un impegno costante verso la comunità che va ulteriormente potenziato ed esteso ad altre funzioni ( il servizio dei nonni vigili o una convenzione con l'associazione dei carabinieri a riposo per esempio potrebbe alleggerire le fatiche dei vigili urbani tali da poterli impiegare a tempo pieno sul territorio e istituire, in contiguità, la figura dell'ausiliario del traffico,ecc.. ) poiché l'apporto che fornisce alla città è di vitale importanza.
Un'altra sfida importante, poiché di questo si tratta, dovrà giungere forte & chiara dagli ambiti scolastici di ogni ordine e grado, compito difficile da affidare a presidi, professori ed educatori che dovranno indirizzare i propri studenti nel rispetto della propria terra d'origine, insegnando loro a coltivare l'amore per l'arte, la letteratura, la musica e lo sport della loro terra facendoli partecipare a convegni, proiezioni, attività teatrali, letture creative e concerti musicali d'ogni genere.
Spezzare l'indifferenza e rispettare il luogo in cui si è nati dovrà essere imperativo per tutti.
Infine un pro memoria per il nuovo sindaco che verrà. Scelga i suoi delegati sulla base delle loro competenze, serietà e, perché no, anche sulla base della simpatia che suscitano tra la gente quindi del consenso, e li spedisca, prima che essi assumano iniziative di potere, in quei luoghi dove maggiormente sono state provate eccellenze condivisibili almeno sui temi strategici che ci interessano come per esempio la raccolta differenziata, il controllo del territorio da parte della forza pubblica, esperti di comunicazioni, leggi regionali, nazionali ed comunitari, e la adozione di un Canile municipale dignitoso e appropriato in cui i cani randagi (ma anche padronali, per un servizio di ricovero temporaneo) si sentano  protetti e possano vivere in pieno benessere esattamente come i cittadini. Oltre a rappresentare un formidabile presidio di civiltà, esso può persino diventare punto di riferimento per i paesi limitrofi e offrire quindi anche opportunità di lavoro.
Perseguite la felicità, e questo che auspico ai miei concittadini e sappiate preservare la memoria della nostra Storia che è quanto di più interessante e affascinante si possa immaginare.
Pena la morte civica e la condanna all'inesistenza.

La manifestazione di qualche giorno fa, che ha visto partecipare ogni fascia d'età, per dire basta con la violenza e l'indifferenza fa ben sperare in un mondo migliore. Forse si può uscire dal tunnel.

Luigi Ciavarella