mercoledì 24 dicembre 2014

LE ORIGINI DELLA MUSICA POP A SAN MARCO IN LAMIS.



A partire dalle ore18.00 del 22 dicembre c.a. presso Artefacendo Lab ha preso il via la Mostra fotografica sulla musica pop a San Marco in Lamis, (1948- oggi) che si protrarrà sino alla metà del mese di gennaio.

Le vicende musicali legate alla nascita dei gruppi pop a San Marco in Lamis ( "popolari" in senso ampio del termine ) hanno avuto origine nel dopoguerra quando alcuni musicisti del luogo hanno provato a dare vita a piccole band per suonare insieme canzoni napoletane, canti locali e anche un pizzico di musica americana, importata dagli alleati. Prima c'erano state solo bande musicali e qualche sporadico cantastorie che si dilettava a raccontare in musica fatti locali provenienti dalla tradizione popolare. Le bande municipali eseguivano pezzi d'opera durante le feste di paese. In questo senso abbiamo avuto degli ottimi direttori d'orchestra che hanno saputo saldare col territorio un legame molto forte in termini di rapporti corrisposti. 
Tonino Lombardozzi, indimenticabile maestro di fisarmonica, fu invece, insieme a Luigi La Porta, Nazario e Antonio Tancredi e Francesco Russo, l'iniziatore di questa nuova era musicale arricchendo l'ambiente di nuove contaminazioni musicali in grado di interagire con i sentimenti e le passioni della gente. Una musica più immediata suonata con pohi mezzi dando grande impulso al primo tentativo in paese di dare forma e sostanza ad una aggregazione musicale che fosse in grado di allestire uno spettacolo musicale con un repertorio gradito ai sammarchesi. Essi suonarono in ogni angolo del paese prettamente musiche popolari e arie napoletane.Alcune foto della mostra testimoniano inequivocabilmente questi inizi. Poi sono sorti altri nuclei ( metà anni '50 ) questa volta nati intorno alla figura di Antonio Verde ( Walter Pitet ) che suonarono musiche più o meno sullo stesso esempio di Lombardozzi e co , di cui Michele Fulgaro, chitarrista autodidatta, assunse presto una certa leadership contribuendo a fondare in paese il primo vero gruppo veramente pop, nel senso che essi suonarono la musica del loro tempo
presa in prestito dalla radio e in seguito dalla tv. Anche in questo caso vi sono foto eloquenti che testimoniano questo passaggio attraverso immagini tenerissime che rivelano tutta la bellezza di un tempo che non esiste più. Poi tutto è stato più semplice poiché i tempi cambiarono, le mode pure e i gruppi, a partire dai 70, si moltiplicarono. Lombardozzi e Fulgaro hanno continuato a suonare la loro musica sino all'ultimo, affiancati man mano da altri nuovi musicisti ( nel corso dell'evento verranno proiettati alcuni video d'epoca ).
Gli anni 70 hanno visto una moltiplicazione di gruppi nascere sulla spinta delle vicende musicali internazionali, molto ricche di nuovi suoni che hanno segnato un'epoca.
Oggi tutto è cambiato, trasformato al passo con i tempi. C'è in città una bella scena viva e dinamica di giovani gruppi e cantanti formidabili di cui vale la pena esplorare, ricordando a tutti, attraverso questa mostra fotografica, che San Marco in Lamis ha avuto una storia musicale importante, di qualità, mista di passioni e competenze di cui andar fieri.E di cui vale sempre la pena raccontare.

P.S.  Per l'imprtanza che riveste la nuova scena pop rock locale, nata, sviluppata, consolidata (e molto produttiva), diciamo a partire dagli inizi del millennio ( tanto per stabilire una data di partenza ) e considerata la mole di materiale disponibile, in foto e video, grazie alla facilità con cui oggi è possibile ottenere le fonti, credo che per questa somma di fattori sarà necessario allestire quando prima una nuova Mostra fotografica dedicata sola ed esclusivamente alla New Wave sammarchese.

Luigi Ciavarella








mercoledì 17 dicembre 2014

E' GIANNI CANNIZZARO IL VINCITORE DI "UNA CANZONE PER SOGNARE 2014"

Mario Mossuto (a sin. nella foto) con i due vincitori.
Nel fare le nostre felicitazioni a Mario Mossuto, nostro stimato e laborioso concittadino, e ai vincitori della manifestazione, rendiamo noto il resoconto della serata finale gentilmente fornita dall'Organizzazione tramite Mario.
L'assegnazione del primo posto è andato a Gianni Cannizzaro, che ha interpretato Sing For Absolution, noto brano dei MUSE, mentre a Irene Cava è stata assegnata la vittoria per la sezione giovani proposte. (LC

Si è svolta domenica 14 dicembre presso il Palladium di Aqui Terme ( Alessandria) la serata finale dell'Edizione 2014 del concorso canore " Una canzone per sognare" vinta da GIANNI CANNIZZARO col brano "Sing For Absolution", noto brano dei Muse.
Per le giovani proposte invece ha vinto la simpatica IRENE CAVA col brano di Nikka Costa "On My Own"

I vincitori della manifestazione

La manifestazione canora ideata da Mario Mossuto con la Direzione Artistica di Veruska Valentini  e la collaborazione dell’Associazione Culturale “Niente Paura Entertainment”, ha ottenuto un vasto successo.

Ha vinto Gianni Cannizzaro con Sing For Absolution dei Muse, ragazzo dalle origini siciliane e residente a Novi Ligure. Piazza d’onore per Giorgio Mengato che ha cantato Come è straordinaria la vita di Dolcenera e al terzo posto Andrea Costa con Heart skips a beat di Olly Murs.
Il premio per la miglior interpretazione è andato a Gioele Piccinno che ha cantato You will never know di Imany. Per le giovani proposte si è imposta Irene Cava con il brano  “On my Own” di Nikka Costa, suo anche il premio Annalisa Minetti consegnato dalla stessa cantante, ospite d’onore per questa serata di gala. Al secondo posto Adelaide Lapadula, al terzo Fabrizio Cava, premiati anche Diego Carella e Jennifer Ancora.

I partecipanti 
Tutti gli altri cantanti in gara, meritevoli di elogi indistintamente, sono stati:
Luca Caltanisetta, Samantha Lombardo, Massimo Bovo, Imma Friscini, Elena Selvaggio, Mattia narcisi, Cristina Orlando, Erica Dellarole, Stefano Leccese, Arianna Sciarratta, Carlotta Bottazzi, Paolo Carrega, Claudia Vesa, Ylenia Saucedo, Elisabetta Stango, Marzia Vannini, Simone Grillo, Cristian Cardone ed Erika Cossu.

Come dicevamo ospite d’onore è stata Annalisa Minetti, cantante vincitrice di Sanremo 1998 sia nella categorie Nuove Proposte  sia nella categoria Big con la canzone Senza te o con te che ha riproposto durante la serata, insieme ad altre sue due canzoni. Ricordo che nel 2012 conquista la medaglia di bronzo nei 1500 metri alle paralimpiadi di Londra, stabilendo il record del mondo della categoria ciechi. Per questi suoi impegni da atleta, che ci ha lasciato prima, suo malgrado, per allenamenti all’indomani a Roma.

la locandina della manifestazione 2014
Giuria di altissimo livello tecnico composto da: Caterina Musetti, Serafina Carpari (maestre di canto), Gianpiero Gatti (giornalista televisivo), Andrea Fresu (Discografico), Gaetano Pellino (musicista e grande chitarrista), Sarah Soul(cantante), Enrica Giannini (Direttore di Radio Alex), Emanuele Locci (consigliere comunale di Alessandria), Felice Giovine (Vice Presidente di Radio Valle Belbo), Giacomo Bartoluccio (Imprenditore e musicista) e Maurizio Tirelli(Maestro d’orchestra, musicista, pianista, arrangiatore, che ha reso famosa nel mondo Laura Pausini e collaboratore diAndrea Mingardi da decenni) a rappresentare il Festival delle Arti Bologna dello stesso Mingardi, gemellato con il concorso canoro di Una Canzone per Sognare.

Media partner del concorso canoro sono state Radio Valle Belbo e Radio Alex a cui vanno i ringraziamenti degli organizzatori.

Ha presentato questo grande evento Beppe Viazzi con la Direzione Artistica di Veruska Valentini, alla consolleMario Mossuto e coadiuvato per l’occasione dal musicista Maurizio Parodi. La fotografia curata da Giulio Tortora e assistente Tony Barra.
Un ringraziamento particolare va tutto lo staff del Palladium per la collaborazione e assistenza.
Per tutte le info sulla prossima edizione rivolgersi ai seguenti numeri: 3384457711 (Mario Mossuto) – 3394736930(Veruska Valentini).

Oppure scrivere a: 
http://www.youtube.com/mariusmstaff
Arrivederci al prossimo anno.




mercoledì 10 dicembre 2014

JIMMY PAGE, L'ANIMA DEI LED ZEPPELIN

di Luigi Ciavarella

Mai avrei immaginato, nell'atto d'acquisto del mio primo disco dei Led Zeppelin, che il gruppo di Jimmy Page, il custode dell'anima del famoso gruppo inglese, sarebbe non solo sopravvissuto ai tempi e alle mode, ma che sarebbe entrato di diritto nel gotha di una invidiabile immortalità riservata solo ai precursori, gli iniziatori di un genere. Un primato che spetta a loro in virtù di una storia esaltante iniziata nel 1968 e mai conclusa, nonostante lo scioglimento avvenuto nel 1980 e i tanti incidenti di percorso che hanno attraversato la loro vita artistica e privata. Non a caso tra le ristampe più importanti emesse quest'anno figurano in grande evidenza i titoli (CD e vinile) dei primi album del gruppo londinese. Si tratta di una ristampa sistematica dei primi cinque albums pubblicati dai Led Zeppelin tra il 1969 e il 1973, curata da Jimmy Page, che, come tutti sanno, della musica del dirigibile è stato l'anima fondante oltre che leader e, sopratutto, dopo lo scioglimento, custode, in qualità di produttore, della memoria stessa di una delle band più innovative e importanti del Rock. 
Jimmy Page ha, sin dagli inizi, sempre avuto la consapevolezza, forse più degli altri componenti, che il nome del gruppo avrebbe resistito all'usura del tempo. Rispetto a molti altri nomi dei sessanta e settanta, per esempio, che il tempo ha inesorabilmente cancellato, salvo ripescarne alcuni ma sempre in una ottica revivalistica e nostalgica, riguardo i Led Zeppelin essi hanno sempre rappresentato un punto di riferimento costante per molti gruppi, attraversando trasversalmente ogni epoca, nei tanti cicli che la musica stava producendo nel mondo. In questo senso la figura di Jimmy Page è stata l'icona più celebrata per molte generazioni di chitarristi rock succedutesi in questi ultimi decenni.

Egli ha iniziato la sua carriera di musicista giovanissimo frequentando studi di registrazione e prestando la sua opera a molti gruppi blasonati dell'epoca ( per esempio è lui a suonare la chitarra nell'epocale My Generation dei Who o nella altrettanto famosa You Really Got Me dei Kinks nel 1964 solo per citare due classici senza tempo del Rock ) acquisendo una esperienza che gli sarebbe servita per avviare una carriera indipendente, dapprima nel seminale gruppo The Yardbirds e successivamente, nell'attimo in cui il gruppo collassò davanti all'impetuosa avanzata evolutiva dei nuovi suoni, fondando insieme a Robert Plant, voce, John Paul Jones, basso e tastiere, e John Bonham, il poderoso batterista che contribuì non poco a forgiare il suono della band, i Led Zeppelin.
Oggi a distanza di quaranta cinque anni dai fatti rimane il solo Jimmy Page a dare voce al nome dei Led Zeppelin, il solo a custodire l'integrità di quella musica che, partita dalle viscere del Blues, si sviluppò subito lungo i binari dell'hard rock, contribuendo in modo decisivo ad inventare un genere. Un genere nuovo che stava prendendo piede dopo i fasti deliranti della psichedelia, per dare corpo ad una visione più ampia e corposa della musica Rock, anche se una forma residuale di quegli artifici ancora alberga nei primi due dischi della band, sopratutto in quegli angoli non ancora raggiunti dall'esperienza, selvaggi ed imprevedibili, ma che restano come gli esempi più illuminanti di quella storia ( per esempio Dazed and Confused nel primo album e Whore Lotta Love nel secondo ). Poi la musica subirà una escalation vorticosa parimenti agli abusi, agli eccessi consumati negli alberghi e sui palchi di tutto il mondo, vissuti in maniera disordinate tra droga, sesso e alcool come dire le regole non scritte che hanno sempre rappresentato il mal di vivere, marchio e condotta nonché sopratutto la maledizione in cui spesso la somma di questi elementi hanno determinato le sorti di molti bands. Non ultima una certa attitudine verso l'esoterismo di dubbia utilità cui sia Page che Plant si sono appassionati e di cui hanno sempre dichiarato di amare i cui risultati sono evidenti per esempio nel quarto album senza titolo, quello che contiene Stairway To Heaven per intenderci.

Poi nel 1980 la band si scioglie poiché era venuto a mancare John Bonham, morto improvvisamente, vittima dei suoi eccessi, stramazzato a terra al termine di una bevuta colossale, come raccontano senza rispetto le cronache della sua vita, per indicare la causa principale dello scioglimento dei Led Zeppelin. Forse le ragioni bisogna cercarle altrove, probabilmente in una certa stanchezza sopraggiunta, inevitabile e logica, peraltro evidente nella produzione discografica degli ultimi tempi. Fatto sta che decidono di chiuderla li perché l'idea di gruppo non venisse scalfita, per rispetto e devozione verso un compagno di strada che non c'era più.
Quando gli si chiede cosa ne sia stato degli altri membri, il celebre chitarrista si limita a rispondere che i rapporti restano buoni ma allo stesso tempo ci tiene a sottolineare che l'eredità e la responsabilità musicale lasciata dal gruppo rimane saldamente nelle sue mani, custode unico dell'immenso patrimonio musicale lasciato dai Led e le varie post produzioni, le edizioni succedutesi dopo la fine della storia, stanno lì a dimostrazione di quanto sia stata minuziosa e preziosa la sua opera di restauro e di scelte di emissione di inediti come bonus inseriti nelle varie ristampe. 
Una scelta rigorosa e seria che parte dalla consapevolezza che la musica dei Led Zeppelin sia destinata a durare per sempre come quella di Frank Zappa o dei Beatles. O come quella di Mozart e di Beethoven

Luigi Ciavarella





martedì 2 dicembre 2014

“UNA CANZONE PER SOGNARE” EDIZIONE 2014

Mario Mossuto, originario di San Marco in Lamis ma residente da molto tempo nella città di Alessandria, anche quest'anno propone, insieme all'Associazione qui sotto citata, la manifestazione musicale "Una canzone per sognare" uno degli appuntamenti artistici più seguiti nella zona del Monferrato con vasta e crescente eco anche in luoghi limitrofi. L'evento avrà luogo il 14 dicembre c.a. nella storica cornice della discoteca " Palladium" di Acqui Terme. 
Facciamo a Mario e ai suoi amici un grosso in bocca al lupo con l'auspicio che un giorno si possa presenziare anche noi, in veste di spettatori interessati, a quella che crediamo essere uno spettacolo molto seducente ed elettrizzante. (LC)     

"UNA CANZONE PER SOGNARE", EDIZIONE 2014 FINALISSIMA DOMENICA 14 DICEMBRE ORE 16.00 PALLADIUM ACQUI TERME (AL) – SPECIAL GUEST ANNALISA MINETTI

L’ Associazione Culturale “Niente Paura Entertainment” è lieta di presentare, allo scopo di scoprire e promuovere voci e volti nuovi nell’ambito della musica leggera,  la manifestazione canora denominata

“Una Canzone per Sognare”

ideata da Mario Mossuto e presentata da Beppe Viazzi, Direzione Artistica a cura di Veruska Valentini, con il patrocinio Città di Alessandria, in collaborazione con Radio Valle Belbo National Sanremo e Radio Alex e gemellata con il Festival delle Arti di Bologna di Andrea Mingardi.

Eccoci giunti all’epilogo per quella che è considerata la manifestazione canora più acclamata nel circondario piemontese.
La finalissima si svolgerà domenica 14 dicembre a partire dalle ore 16.00 al “Palladium” di Acqui Terme, una delle discoteche storiche nel panorama alessandrino, maestosa quanto bella! Gli organizzatori si sono fatti in quattro per dare una location ideale a tutti i ragazzi che hanno creduto nel progetto.

Mario Mossuto
Special Guest del pomeriggio canoro sarà Annalisa Minetti, cantante che ha partecipato al Festival di Sanremo del 1998 risultandone vincitrice sia nella categorie Nuove Proposte  sia nella classifica principale, con la canzone Senza te o con te. Nel 2012 conquista la medaglia di bronzo nei 1500 metri alle paralimpiadi di Londra, stabilendo il record del mondo della categoria ciechi. Ricordo anche una sua partecipazione a Miss Italia nel 1997, durante la quale balzò agli onori di cronaca a causa della sua cecità (arrivò nelle prime dieci diventando Miss Gambissime. Avremo modo di apprezzarne le doti canore con alcune delle sue più belle canzoni. 

Ci saranno altri ospiti ad onorare questa che sarà una festa della musica. La giuria composta da professionisti del settore e naturalmente Annalisa Minetti come presidente di giuria.

 Presenterà il pomeriggio musicale Beppe Viazzi, alla consolle Mario Mossuto con la Direzione Artistica di Veruska Valentini.

Per info e iscrizioni rivolgersi ai seguenti numeri: 3384457711 (Mario Mossuto) – 3394736930 (Veruska Valentini).

Regolamento completo della manifestazione sul Blog e la pagina Facebook di UNA CANZONE PER SOGNARE:

RICORDO:
FINALISSIMA  di “Una Canzone per Sognare” domenica 14 dicembre dalle ore 16.00  “PALLADIUM” di ACQUI TERME (AL). L’Incontro con  i cantanti alle ore 10.00 del mattino per le prove generali.
Mario Mossuto 3384457711
Oppure scrivere a: mariusm@hiocciolaalice.it
www.unacanzonepersognare.blogspot.it/
http://www.facebook.com/mario.mossuto#!/mario.mossuto
http://www.youtube.com/mariusmstaff



domenica 30 novembre 2014

Addio a Joe Vescovi dei Trip, leggenda del prog italiano



E' mancato, a 65 anni di età, Joe Vescovi - storico tastierista dei Trip, una delle band di riferimento nel gotha del progressive italiano. Vescovi è deceduto il 28 novembre a San Benedetto del Tronto, ma era originario di Savona.
Tra il 1967 e il 1973 ha fatto parte - appunto - dei torinesi Trip, con cui ha pubblicato album miliari come "Caronte" e "Atlantide"; dopo lo scioglimento della band fece parte per un breve periodo degli Acqua Fragile, per poi iniziare a collaborare con i Dik Dik. Fu anche interpellato da Ritchie Blackmore (che aveva brevemente militato nei Trip!) che era in cerca di un tastierista per i Rainbow; purtroppo il posto, però, venne assegnato a David Stone.

Negli anni Ottanta ha collaborato spesso con Umberto Tozzi, mentre negli ultimi anni aveva riassemblato un'incarnazione dei Trip (in line-up c'erano Furio Chirico e il bassista Arvid Wegg Andersen, purtroppo morto nel 2012).
Le esequie sono previste per il 30 novembre a Grottammare (Ascoli Piceno), nella chiesa di San Martino


FonteROCKOL.IT 







giovedì 27 novembre 2014

I TRE DISCHI CAPOLAVORI DI JOHN MARTYN



di Luigi Ciavarella

Tra il 1971 e il 1973 John Martyn pubblica tre autentici capolavori. Il primo Bless The Weather è del novembre 1971 e evidenzia subito un segno di discontinuità col passato per l’assenza di sua moglie al suo fianco, la cantautrice Beverley Kutner, (anche se vi partecipa però alle sessions ), che era stata sua inseparabile compagna nei precedenti lavori. Questo distacco forse gli consente di ottenere un rapporto più intimistico con la sua scrittura, certamente una libertà di espressione più diretta e personale.
Il cantautore scozzese proviene dal folk blues di Bert Jansch, suo maestro dichiarato, insieme al revivalista Hamish Imlach, e approda a questo primo capolavoro attraverso una commistione tra folk blues e jazz molto personale che, unita alla sua voce impastata di alcool e quant’altro, riesce a dare corpo ad un lavoro sospeso tra suggestioni romantiche e tensioni emotive, con brani che lambiscono più generi. Vi sono il blues sofferto di Sugar Lump e il folk in salsa bossa nova di Head and Heart, o le rarefatte bellezze di Go Easy, Just Now e Let The Good Things Come, perle in agrodolce che rappresentano tutti i legami entro cui la musica e lo stile di John Martyn possono essere identificati. Le presenze di Danny Thompson, il sodale compagno di viaggio, peraltro contrabbassista dei Pentangle, e di Steve Winwood, (e di altri amici) conducono il suono verso atmosfere jazz, aperture introspettive e sperimentazioni (per esempio l’uso dell’echoplex applicato alla chitarra) che allargano i campi d’intervento che avranno ulteriori sorprendenti sviluppi nei successivi episodi.
Nel febbraio del 1973 il cantautore scozzese pubblica infatti il suo capolavoro indiscusso e uno dei vertici assoluti della storia della musica rock. Si tratta di Solid Air la cui title track è dedicata al suo amico Nick Drake ( che sarebbe scomparso suicida qualche anno più tardi) e rappresenta uno dei brani più intensi mai scritti da Martyn “… un miracolo di equilibrio sospeso tra terra ed aria, passione e misura…” ( Alfredo Marziano ), insomma una suggestione mista di suoni, poesia e aromi che introducono ad un suono di sintesi miracolosa tra jazz, pop, blues e ritmi sudamericani. L’accostamento al cantautore americano Tim Buckley a questo punto diventa inevitabile poiché entrambi fanno dell’uso della voce uno strumento aggiuntivo che interagisce con la musica, mai così presente come in questo disco. Come pure si sprecano i paragoni con Van Morrison e Nick Drake, impegnati entrambi a scrivere, in momenti diversi, pagine memorabili in quegli anni di transizione. Senza dimenticare il contributo fondamentale offerto dai Fairport Convention, compreso Richard Thompson alle chitarre, che in quel momento stanno attraversando tutti uno dei loro momenti musicali più esaltanti. Insomma un disco epocale. L’ultimo tassello che chiude questa trilogia è Inside Out pubblicato nell’ottobre dello stesso anno sempre per conto della Island Records, a dimostrazione dell’urgenza incontenibile che sta attraversando l’artista scozzese, unito ad uno splendido stato di forma creativa, poiché si tratta di un’altra opera indiscussa che se da un lato evidenzia un carattere più umorale e discontinuo del personaggio dall’altra vi sono contenuti molti brani di alta classe melodica come per esempio
Fine Lines o l’ipnotica Outside In che insieme alle tradizionali Make No Mistake, Ways To Cry e So Much in Love With You, rappresentano la cifra di un album forse più ostico rispetto a Solid Air ma ugualmente raggiunto dai segni di una bellezza sublimale e da una maturità piena, invidiabile che ha pochi eguali nella storia della musica Rock di indirizzo folk cantautorale. Poi, dopo un ulteriore prova d’autore con il successivo Sunday’s Child, in cui aleggia una certa serenità di fondo dai caratteri festosi dovuti alla nascita del primo figlio, il grande scozzese, nato a New Malden ( Scozia ) nel 1948, il cui vero nome era Lain David McGeachy, nato da una famiglia di musicisti, proseguirà con una discografia regolare sino a raggiungere anche il successo con una musica dai tratti più leggeri legati al consumo, grazie alle interferenze di Phil Collins. Scomparirà a causa degli effetti nefasti di una polmonite nel gennaio del 2009 a Kingston Upon Thames, un sobborgo di Londra.

 Luigi Ciavarella

John Martyn

domenica 2 novembre 2014

E' MORTO RENATO SELLANI




E' scomparso nella notte di venerdì scorso all'età di 88 anni il noto jazzista italiano Renato Sellani. Era nato a Senigallia nel 1926 ma aveva vissuto a Milano sin dalla fine degli anni cinquanta, ritenuta la capitale del jazz italiano. Ha suonato con i maggiori musicisti jazz italiani e internazionali.


Uno dei suoi ultimi lavori in studio di registrazione, "Radio Days", è un album di duetti con Enrico Rava uscito l'anno scorso. Il suo ultimo concerto lo scorso 13 ottobre al Piccolo di Milano in occasione della pubblicazione dell'album Glad There Is you. Quando si dice che Renato Sellani e il suo pianoforte hanno attraversato tutta la storia del jazz italiano, non si rischia dunque di inciampare nel solito modo di dire. Dopo una lunga carriera iniziata alla fine degli anni Cinquanta a Milano, dove l'aveva chiamato l'amico e chitarrista Franco Cerri, il maestro Sellani è morto nella notte di venerdì a 88 anni.
Sellani è stato uno dei musicisti più importanti e memoria storica del jazz italiano, e ha suonato con alcuni dei più grandi artisti internazionali, da Billie Holiday a Chet Baker, a Lee Konitz a Mina. Compositore di musiche di scena, negli anni Settanta ha lavorato proprio al Piccolo Teatro scrivendo le musiche di "Aspettando Godot" di Samuel  Beckett, per la regia di Walter Pagliaro e "Il signor Puntila e il suo servo Matti" di Bertolt Brecht per lo Stabile di Torino. Tino Buazzelli lo volle al suo fianco per molti suoi spettacoli.


Renato Sellani era nato a Senigallia nel 1926. A 32 anni si stabilì a Milano, che a metà degli anni Cinquanta era la capitale del jazz italiano e una delle tappe europee predilette per i più importanti jazzisti americani: qui conobbe Billie Holiday e Chet Baker, che lo scelse come pianista per l'incisione dell'album Chet Baker in Milan, cui fece seguito una tournée. Ma Sellani ha suonato con molti altri tra i più grandi musicisti e cantanti jazz di fama mondiale, da Lee Konitz a Sarah Vaughan, da Jula De Palma a Dizzy Gillespie, da Irio De Paula a Phil Woods. Tra gli artisti italiani si è legato professionalmente con la cantante jazz Tiziana Ghiglioni con la quale ha inciso molti dischi tra i quali i tributi a Mina, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Gino Paoli. Nel 2008 gli è stato assegnato l'Honorary Award (Premio alla Carriera) nell'ambito degli Italian Jazz Awards "Luca Flores".
"Era una di quelle persone con cui si stava bene, con cui ho condiviso tanti anni e tanta amicizia, un uomo dalla vitalità trascinante", ha dichiarato ieri il suo amico e coetaneo Franco Cerri, con cui Sellani strinse un forte sodalizio artistico. Avevano suonato l'ultima volta insieme in Toscana l'11 agosto e quando il 14 ottobre Sellani si è esibito in concerto al Piccolo Teatro di Milano, il chitarrista non ha potuto esserci: "Purtroppo quel giorno non stavo bene e non sono potuto andare a sentirlo. Questo sarà sempre un mio grande rammarico e dispiacere".

fonte:  La Repubblica

Renato Sellani

Foto tratte dall'ultimo concerto tenuto in ottobre.

venerdì 3 ottobre 2014

LUIGI TRICARICO IL PODISTA DELLA CANZONE

Quando Luigi Tricarico raggiunge nel 1955 le lontane terre straniere, il Belgio e in particolare Bruxelles, ha soltanto 11 anni essendo nato, qui a San Marco in Lamis, nel 1944. Lascia una cittadina che ha da poco scoperto l'America (Lamerica come suggerivano un noto scrittore meridionale e un famoso film) e che si preparava a percorrere quel tragitto miracoloso in cui tutti presto impararono a seguire poiché rimaneva l'unica indispensabile ancora di salvezza in un mondo contadino che si stava spegnendo e svuotando di interesse. Lamerica non sempre è l'altra sponda dell'Atlantico dove pure molti nostri concittadini erano approdati sin dal dopoguerra ( si pensi alla famiglia Tusiani in particolare ) ma spesso era il Belgio ( o la Francia e in seguito, in modo più massiccio, la Germania ) con le sue miniere di carbone e le sue tragedie quotidiane l'approdo di tanti emigranti che, spinti dalla necessità di sopravvivere ad una condizione di vita disperata, accettavano qualsiasi lavoro in qualsiasi posto, senza tutele e senza assistenza.
Suo padre aveva preceduto l'arrivo del resto della famiglia di due anni, preparando il terreno al ricongiungimento come era consuetudine in quei tempi eroici. In Belgio ma anche in Germania e nella Francia figuriamoci nella vera America dove le distanze erano tali che l'unità della famiglia diventava persino un obbligo. Ma Luigi non lavorerà nelle miniere come tanti suoi connazionali, verrà risparmiato dall'annientamento provocato dalla silicosi o dalla tragedia causata dal cedimento del sottosuolo sempre in agguato ( si pensi a Marcinelle in cui perirono 136 italiani ) bensì in uno stabilimento della Fiat.
In quel lontano paese impara presto a suonare la chitarra e a conoscere, giocoforza, persone che come lui hanno interesse a costituire un complesso, fatto che accade già nel 1958 sulla scia di una moda che sta prendendo piede in tutto il mondo e che trova sfogo nella riproposta di canzoni e ritmi contemporanei. D'altra parte anche la sua città nativa in quel preciso momento stava sfoderando le sue passioni musicali primo fra tutti le prodezze spontanee di Tonino Lombardozzi che, con la sua fisarmonica, prova a diffondere melodie napoletane e raffinate arie paesane nel fondovalle, con la complicità di Luigi La Porta, Nazario Tancredi, Luigi De Carolis ed altri sodali, in un momento straordinario della vita quotidiana del paese. Qualche anno più tardi allo stesso modo un altro gruppo di musicisti in erba darà forma e contenuti, sempre con le stesse modalità, ad un sodalizio nato intorno alla figura carismatica di "zio rosso", ( al secolo Antonio Verde ) considerato il padre del pop sammarchese, colui che ha insegnato a tutti il modo di suonare la chitarra, e il primo ad innescare quel processo aggregativo che non verrà mai meno in tutta la storia della musica di San Marco in Lamis, ( cito come sintesi i Walter Pitet ) compreso Michele Fulgaro e il suo compagno di strada Angelo Iannantuono, che invece suonò la fisarmonica e le tastiere, che saranno gli unici a perseguire sino alla fine la sua lezione di vita ( infatti nonostante gli anni ancora oggi suonano entrambi imperterriti nelle feste di paese i loro strumenti con immutato entusiasmo ).
Il primo gruppo di Luigi Tricarico si chiama Les Rebelles  ( Foto sotto ) e come è facile prevedere suonano musica leggera del momento, con divertimento e brio un pò come tutti. poi seguiranno The Style Men ( Foto sotto ) sulla scia musicale della precedente esperienza. Infine nel 1965, in piena era beat, forma con i fratelli Ciro e Tonino il complesso I Sorrenti, con stessa formula collaudata. E' questa l'ultima esperienza di Luigi nel campo della musica attiva, che gli consente tra l'altro di conoscere il cantautore Adamo, in quel tempo massima espressione della canzone italiana in Belgio e in tutta Europa, grazie alle sue capacità compositive, anch'egli, come si sa, con origini migranti.
Nel 1984 raggiunta l'età pensionabile Luigi Tricarico fa ritorno al suo paese d'origine.
A partire invece dal 2007 spinto da un ritorno irrequieto ed irrefrenabile per la canzone prova ad incidere presso un noto studio di registrazioni locale, una infinità di covers di svariate provenienze, canzoni italiane d'ogni tempo con predilezione per gli anni 60 e 70 e con qualche accento sulla canzone francese per motivi fin troppo ovvi, perpetrando cosi una passione mai estinta anzi fin troppo eloquente per la mole delle registrazioni effettuate
Luigi Ciavarella.


lunedì 22 settembre 2014

CRONACA DI UNA EMOZIONE

Teo Ciavarella e Angela Bonfitto

 E'  stata una serata straordinaria, unica ed irripetibile sotto il profilo di una emozione crescente che ha segnato uno dei momenti più importanti della storia di questo nostro paese appena bistrattato dalla forza della natura.

Un avvenimento trasformato quest’anno, a causa dei recenti fatti di cronaca, in un evento musicale che non ha precedenti nella storia del nostro paese. Un fatto clamoroso che ha unito sotto lo stesso cielo la crema della musica sammarchese, quella vicina e lontana, voluta da quel musicista straordinario che è Teo Ciavarella, pianista e compositore, che vive ed opera a Bologna ma che ha voluto, in questo momento difficile, dare testimonianza di solidarietà tangibile, attraverso la realizzazione di un concerto spontaneo chiamando a raccolta tutti i musicisti che qui operano ed altri, come lui, che da qui son partiti per le loro fortune ma che, evidentemente, qui hanno lasciato parte di sé in termini di appartenenza e di affetto per la propria terra d’origine. Quindi un atto d’amore ieri celebrato sotto i migliori intenti attraverso la consistente partecipazione di schiere di musicisti dalle diverse formazioni stilistiche, spesso agli antipodi ritrovati su questo palco fianco a fianco a dimostrazione che il respiro della musica non può che unire.
Teo Ciavarella
Sono stati molti i momenti emozionanti che hanno puntellato le varie performance e altri che hanno reso forse unici alcuni episodi che resteranno tutti punti fermi nella storia del  nostro paese, senz’altro per la capacità con cui hanno saputo rendere viva una scena che ha coinvolto una vastissima platea,  intervenuta numerosissima con la consapevolezza di assistere ad uno spettacolo storico, irripetibile, senza eguali nella storia del nostro paese.
L’emozione è stata la voce che ha dominato per tutta la durata del concerto, palpabile, si respirava nell’aria, la cronaca di un sentimento che siamo riusciti a cogliere negli occhi stupendi di Angela Bonfitto, mezzosoprano, peraltro nota negli ambienti televisivi, che ha interpretato due brani immortali ( Caruso e Summertime ) con grazia
Mikalett
ed eleganza ; oppure attraverso le furiose tarantelle e i brani epici che raccontano di briganti e di sopraffazioni non ancora risolte con i suoni popolari del gruppo Festa Farina e Folk, musicisti splendidi che più di tutti sono lo stampo dell’anima popolare del luogo ; Sara La Porta e Michela Parisi, le nuove voci protagoniste della scena pop locale ; Mikalett che finalmente ha potuto cantare la sua Sante Marche mia su un palcoscenico, brano-dedica affettuosa alla città  che lo ha visto nascere e crescere, eseguito cdon la complicità di tutti in un clima festoso, che vanta un successo clamoroso in ogni angolo del mondo attraverso i prodigi del web ; Ciro Iannacone con la sua band, sempre disponibile ed elegante nei modi che ha eseguito alcuni suoi cavalli di battaglia ( Cin Cin e Frenetico cittadino in stile country ) peraltro ieri sera in ottima forma. Come Tiziano Paragone d'altronde, che è stato protagonista assoluto di un assolo di batteria su note di Astor Piazzolla, insieme ad Antonio Aucello al sax e Teo Ciavarella alle tastiere in uno dei momenti più suggestivi della serata.
Sara La Porta e Paolo Pinto
Indimenticabile Angelo Gualano, arrangiatore e motore dell’intera serata con compiti di coordinatore, instancabile nel dare corpo alle varie forme stilistiche che si sono intrecciate sul palco. Una regia preziosa e indispensabile.
Poi le sorprese Paolo Pinto, veterano della scena musicale dei 70/80 in paese, e  Michelangelo Giuliani, più giovane di Paolo, entrambi custodi di pezzi di storia del pop rock locale, che qui hanno dato forza a due brani, uno diverso dall’altro per stile e carattere, dimostrando i loro peculiari virtuosismi chitarristici.
E’ stata in definitiva una chiamata alle armi senza precedenti dove tutti o quasi hanno risposto alla grande mettendo a disposizione la loro musica, ciascuno forte del proprio talento e nella comune convinzione che nessuno si salva da solo. Tutto ciò in una serata pirotecnica, piena di colori e di festa la cui felicità era chiaramente stampata negli occhi di tutti.
Teo Ciavarella è stata l’anima che ha plasmato l’intera manifestazione e Angelo Ciavarella colui che invece ha reso fattibile l’intero progetto, attraverso la complicità di vecchi  e nuovi musicisti che si sono ritrovati in questo luogo per amore della musica e dell’affetto verso la loro terra d’appartenenza, dimostrando, semmai ce ne fosse bisogno, quando è grande il cuore di questa valle, come la locandina-simbolo di questa manifestazione d'altra parte annunciava.

foto di Emilia Nenna
Luigi Ciavarella

Ciro Iannacone