mercoledì 17 luglio 2013

Johann Weyer (1515-1588), medico di Guglielmo V, duca di Cleve, sosteneva che le streghe non praticassero tutte le attività che venivano loro attribuite. Nei due testi De praestigiis daemonum (1563) e De lamiis volle dimostrare che le donne ignoranti che ammettevano di essere streghe soffrivano di allucinazioni e non dovevano essere prese sul serio.

Nelle sue tesi usò l’arte medica sostenendo che i maleficia delle streghe si potessero spiegare con cause mediche e naturali e che le confessioni delle streghe sono conseguenza di un disturbo dell’utero chiamato melanconia. Dimostrò che il patto con il diavolo non poteva essere considerato valido (perché sia valido un contratto i due contraenti devono avere la stessa natura) e quindi, non sussistendo, non poteva essere considerato un crimine.

Per Weyer la stregoneria era un tentativo compiuto da una persona con disturbi mentali di fare qualcosa che era impossibile sul piano fisico e giuridico. Tuttavia non si spinse a negare l’esistenza di Satana: egli ammise che il diavolo poteva influenzare la fantasia umana. I maleficia erano da attribuire a cause umane, ma il diavolo era responsabile di aver fatto credere alle streghe di averli causati, giocando sulla fantasia di povere donne ignoranti e malate.

In linea col Canon Episcopi, Weyer affermò che Satana non ha reso le donne dementi, ma solo più vulnerabili: il processo contro queste donne, eretiche, è possibile, ma nessuna deve essere messa a morte.

Il pensiero di Weyer rimase isolato e le sue idee vennero screditate dai più grandi inquisitori; solo verso la metà del ‘600 gli intellettuali europei cominciarono a mettere in discussione il potere del Demonio e le sue opere.