giovedì 6 settembre 2012

UN BUSTO MARMOREO PER FRANK VINCENT ZAPPA

            di LUIGI CIAVARELLA

All’indomani della morte di Frank Zappa, avvenuta a Los Angeles il 4 dicembre 1994, si parlò apertamente di omaggiare da subito la figura carismatica del personaggio, dedicandogli tutto ciò che poteva essere a lui dedicato ; persino dal mondo della ricerca scientifica si pensò di dedicargli un asteroide oltre ovviamente alla intestazione stradale in qualche città in cui Zappa in vita ha dato testimonianza. Presumo che in Italia almeno le città di Bolzano e Pistoia gli abbiano dedicato l’intestazione di qualche via o qualcos’altro dal momento che in quelle città il grande musicista americano, di chiare origini italiane, ha lasciato un segno del suo passaggio attraverso alcuni concerti epocali.
Certamente le evolute città di Berlino, New York e Baltimora, in quest’ultima città Frank Zappa vi nacque nel 1940, credo giustamente che gli abbiano dedicato qualche edificio o quant’altro, sicuramente qualche auditorium o studio di registrazione ; di certo le umili città di Agropoli (Salerno) e di Grottammare (Ascoli Piceno) hanno provveduto per tempo a dedicare al grande genio musicale sia una via (Agropoli) tanto un parco (Grottammare) allineandosi cosi alle iniziative già intraprese in tutto il mondo e da città molto più blasonate di loro, come Vilnius (Lituania) per esempio che gli dedicò addirittura un monumento o come Berlino o Parigi.
Per chi mastica un po’ di informazione musicale, rock o non soltanto quella, datosi che Frank Zappa è stato anche un musicista e compositore di formazione classica, deve sapere che sto parlando di un genio musicale di prim’ordine. Senza dilungarmi troppo, occorre sapere che egli ha lasciato una discografia immensa e di una tale qualità che non esistono paragoni nel mondo contemporaneo della musica. Era dotato di una personalità unica, ironica, teatrale, geniale, sempre in polemica con i suoi contemporanei tanto sul terreno della musica che della politica, di cui il maestro non sopportava la loro arroganza. Ma soprattutto era discendente di padre italiano, siciliano, che Zappa omaggerà a modo suo con una frase in un celebre brano dal titolo “ Tengo na minchia tanta ”, questo per sottolineare la sua indole originale e sarcastica.
Frank Vincent Zappa, era questo il suo nome completo, ancora oggi è considerato uno dei massimi geni della musica contemporanea avvicinando il suo nome accanto ai vari Stravinskji, di cui era peraltro ammiratore, Edgar Varese – che Zappa lo ha sempre considerato un maestro e suo principale ispiratore – o Pierre Boulez, che ha diretto sue partiture sinfoniche ; oltre naturalmente alla vicinanza col suo mondo rock accanto a personaggi illustri come Jimi Hendrix o Bob Dylan, nomi che rappresentano oggi quelli che ieri era rappresentato da Beethoven, Mozart o Vivaldi.
Parlando con amici all’indomani della sua morte, scrivendoci pure un articolo commemorativo su un giornale locale ( Qualesammarco ), forse sull’onda dell’emozione o perché nel mondo si stavano moltiplicando le iniziative a suo favore, pensai che non sarebbe stato un male se anche l’umile paese del Gargano, San Marco in Lamis, assumesse l’impegno di dedicare all’illustre compositore appena scomparso un busto marmoreo in un angolo qualsiasi della villa comunale.
Immaginare la faccia sorniona del caro Vincent, con tanto di baffi e pizzetto e naso pronunciato, che ti scruta con occhi vispi mentre lo guardi e pensi chi mai fosse costui, nello stesso istante in cui nella piazza di Vilnius un’orchestra sinfonica o un gruppo rock stanno suonando la sua musica, nel parco accanto al suo monumento ; o da qualche altra parte del mondo qualche atonomo sta scrutando in cielo un asteroide che porta il suo nome (3834 zappafrank), ti rendi subito conto che la tua umile cittadina del Gargano, che dedica la sua strada principale alla “vittoria” ( calcistica o di guerra ) mentre i suoi personaggi più illustri ( La Selva e Borazio, per citare almeno due nomi importanti del passato sammarchese ) hanno intestazioni di strade insignificanti, ti rendi subito conto di vivere in un paese immaginario, senza speranza.