lunedì 20 febbraio 2017

UNA TARGA PER IL MAESTRO TONINO LOMBARDOZZI

Antonio Lombardozzi ( 1927 - 2007 ) è stato un pioniere della storia musicale del paese, contribuendo non poco a disegnare uno sviluppo possibile dell’arte musicale in un momento storico ancora provato dagli effetti nefasti della guerra e dalle incertezze del dopo. Rispetto ad altri, per esempio,Tonino, come affettuosamente lo chiamavano tutti, aveva radici musicali colte avendo da subito compreso l’importanza della musica jazz, introdotta dagli alleati, che lui prese in prestito per arricchire il repertorio della canzone napoletana a lui familiare. Due stili musicali apparentemente distanti tra loro che Lombardozzi provò a contaminare creando di fatto un genere ibrido che funzionò alla perfezione. Suonava la fisarmonica di cui era maestro e formò diverse generazioni di giovani sammarchesi all’arte di suonare lo strumento attraverso un insegnamento regolare, serio e rivolto sempre ad educare i giovani verso la passione della musica e all’amore per la propria terra d’origine.  
                                                                                                                                (Luigi Ciavarella).





IO, KURT COBAIN E I NIRVANA.

Oggi Kurt Cobain avrebbe compiuto 50 anni.

Gli anni ottanta stavano volgendo al termine allorquando, casualmente, ascoltai per la prima volta i Nirvana di Kurt Cobain. Eravamo alla fine di un decennio che era stato molto fecondo in termini di movimenti e produzione rock di qualità. In quel istante la musica grunge era già una realtà, seppure circoscritta ai dintorni di Seattle (Stato di Washington), dove si era sviluppata, con ottime chance di influenzare la scena rock americana. Bleach, il loro primo disco, uscito nel 1989 per la piccola ma intraprendente etichetta locale Sub Pop, realizzato in economia, a noi sembrò tuttalpiù  una copia ben fatta di Sabbath Bloody Sabbath. Sbagliando evidentemente distratti da altri suoni poiché era un periodo molto ricco di opportunità d'ascolto. Indubbiamente c'era dell'altro. Di sicuro vi erano i prodromi impercettibili di una nuova alchimia sonora che stava prendendo forma, un segno di rottura col recente passato che non avrebbe tardato a dare i suoi frutti. Nel disco, che io acquistai l'edizione europea della Glitterhouse tedesca (dimezzando così il valore collezionistico) tra i tanti spunti vi era pure una curiosa cover degli olandesi Shocking Blue che per qualche ragione aveva attirato l'attenzione del gruppo di Aberdeen.  Il disco dalle evidenti enormi potenziali represse servì soltanto come laboratorio per il successivo. Elementi come rabbia, rumore e melodia occorreva focalizzarle al meglio. Infatti non appena le nuove canzoni vennero abbozzate furono subito cooptate dalla Geffen Records (una etichetta major) che, intuito il talento e le enormi potenzialità commerciale, nonché il senso di novità, affidò all'esperto produttore Butch Vig, con un budget di gran lungo più consistente, il compito di realizzare il disco. Nasce così Nervermind come dire uno dei capolavori più importanti della musica rock, con un suono di base hard melodico e dai contenuti misto rabbia e frustrazione giovanile. Il lavoro diventa il luogo dove il genio di Kurt Cobain, il leader del gruppo, può esprimere compiutamente tutte le contraddizioni generazionali del suo tempo, il proprio stato d'animo con tutto il disagio che ne deriva diventando così da subito emblema stesso dell'immaginario giovanile. Un miracoloso caleidoscopio di suoni di vibrante attualità che mette insieme suoni hard e armonie devastanti. Una sintesi di passioni ed energia che non ha eguali nel mondo della musica rock contemporanea. Il tutto avviene con una naturalezza incredibile. I Nirvana hanno aperto autostrade sonore dagli sviluppi potenzialmente infiniti in cui confluiscono emozioni e forza, frustrazioni e sentimento, tutte le contraddizioni del mondo qui hanno un senso e una rappresentanza.
L'album apre con Teen Like Teen Spirit il brano epocale che marcherà per sempre la musica grunge nella storia del mondo. Ma è tutto l'insieme che rivela la potenza di un messaggio importante attraverso dodici brani in scaletta che rappresentano la massima capacità della musica di condizionare la storia. E Kurt Cobain, dal carattere fragile e innocente, non avrà abbastanza forza di sopportare tutto quel peso che la improvvisa celebrità gli ha regalato. Dopo aver aperto alla musica grunge la ribalta internazionale e un futuro dignitoso al crossover come identità elitaria, attraverso i contributi sonori di molti gruppi che affiancheranno i Nirvana in questo viaggio planetario alla conquista del mondo (Penso a MudhoneyPearl JamSoundgardenScreaming Trees, etc..), deciderà di farla finita in modo drammatico chiudendo la sua vita terrena e spalancando quella immortale della storia. 
(Luigi Ciavarella)







lunedì 13 febbraio 2017

ALVIN LEE : LA LEGGENDA DEL CHITARRISTA PIU’ VELOCE DEL MONDO.

La musica dei Ten Years After aveva un unico feticcio che la distingueva dagli altri : la mitica Gibson Es-335 Signature di Alvin Lee, l’emblema stessa della loro musica, con il logo di Woodstock in bella vista sulla cassa dello strumento, accanto agli altri adesivi che sembravano medaglie al valore, punti conquistati nelle arene tumultuose di mezzo mondo dove avevano suonato, quando la musica veniva blandita e incardinata in quel processo di sintesi tra musica e bisogni di libertà. D’altra parte Alvin Lee suonò a Woodstock anche per comunicare al mondo la fine del suo rapporto col blues dei padri, chiudendo definitivamente la sua partita con passato, il suo candore e la sua innocenza iconoclaste, per aprirne un'altra più diretta con il Rock n Roll, tutto sommato, alla luce dei risultati, molto più vicino al suo spirito di guerriero indomito.
Lo scenario alla fine degli anni sessanta in Inghilterra è in trasformazione con momenti di ricerca spasmodica dei nuovi equilibri necessari per la propria sussistenza. E’ solo un attimo poi i percorsi verranno tracciati in più direzioni. Tutto sembra svolgersi in modo naturale, il nuovo rock impara presto a convivere tra generi diversi, spesso agli antipodi per tradizione, pianeti immaginari che si completano. Insomma una forma di crossover prima del crossover che trova spazio e attuazione nei rapporti tra folk tradizionale, contaminazioni col jazz e persino con la musica classica, tutti morbosamente intrecciati all’unisono per dichiarare al mondo la fine delle convenzioni. La musica totale, senza barriere limitanti, che tanto piace a tutti diventa una fuga in avanti che imploderà al primo colpo di maglio sferrato dal punk, rimettendo tutto al proprio posto. Ma prima della fine sarà strage immane di cuori disincantati sparsi in ogni angolo d’Europa con risultati deludenti per tutti. Una fine ingloriosa per certi versi prevedibile.
In questo clima agli inizi dei settanta i Ten Years After pubblicano il loro album più famoso e venduto di sempre : Crickelewood Green, grazie al quale la loro popolarità schizza alle stelle, anche per merito dell’album precedente, Ssssh, che alla immediatezza del suono affianca un retrogusto pop che non spezza gli equilibri. Un suono nuovo che fa presa sull’uso massiccio della chitarra solista di Alvin Lee. Sono momenti decisivi per l'affermazione del rock blues. Woodstock ha ne ha cambiato la visione. Ciascun gruppo lotta per occupare un posto di vertice in questo nuovo contesto (Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, etc.) con il risultato che d'ora tutto diventa più spettacolare e la musica avrà una nuova anima da mostrare, molto più diretta rispetto al passato. La lezione americana ha ottenuto i suoi effetti benefici.

I Ten Years After provengono da Nottingham e approdano a Londra nel 1967, in quel momento la capitale delle meraviglie psichedeliche ma anche la città che accoglie tutto il respiro delle tante avanguardie sparse in tutta l’Inghilterra per trasformarle in progetti concreti. Nel luogo dove tutto è spendibile vengono assunti alla Deram, e affidati a Mike Vernon, una celebrità nell’ambiente blues. Oltre ad Alvin Lee vi sono il tastierista Chuck Churchill, il bassista Leo Lyon e il batterista Ric Lee, nessuna parentela con Alvin. Non sono i soli a cercare visibilità. In quel momento la British Blues ha ottimi comprimari e una scena molto vivace e creativa. Sono tutti impegnati ad assicurarsi un posto nel parco della celebrità : Groundhogs, i Fleetwood Mac di Peter Green, Savoy Brown, Chichen Shack e tanti altri nomi minori, gruppi che li unisce la comune radice del blues, spesso riconducibile al genio paternale di John Mayall, vero punto di coagulo di tutta il movimento blues londinese. Alvin Lee ne è distaccato perché il suo blues proviene direttamente dal delta, quello sanguigno e verace che si trasforma in jam e non accetta compromessi. Almeno nel primo disco eponimo del 1967 l’idea fondante è rispettata. Un blues scolastico a tratti persino ingenuo fa capolino tra i solchi dell’opera. Un debutto simile a molti altri. Vernon ha fatto un buon lavoro anzi è persino riuscito a far emergere delle potenzialità sconosciute, che verranno meglio focalizzate nel secondo disco (Undead), registrato live al Klooks Kleek dove fa capolino per la prima volta I’m Going Home, che ha due versioni differenti tanto su album che su singolo. Il brano che porterà loro fortuna e farà da apripista alla loro luminosa carriera almeno sino al 1975, quando, svuotati di ogni energia, metteranno fine al loro progetto.

Alvin Lee scomparirà nel 2013 all'età di 68 nella città in cui è nato, Nottingham.
Luigi Ciavarella



domenica 12 febbraio 2017

IL GIORNO DOPO SANREMO 2017

Premetto che non ho visto Sanremo, d’altra parte sono decenni che non lo faccio. Non è né per snob ne per protestare contro chissà cosa. Niente di tutto ciò, semplicemente perché i programmi di spettacolo, intrattenimento musicale leggero, etc.. non sono di mio gradimento. Mi annoierebbero.
Tuttavia ho idea sul come funzionino certe cose. Mi riferisco in generale ai programmi in cui viene stabilito un vincitore. Se per i programmi minori l’interesse è trascurabile e a volte persino simpatico per quando riguarda invece il festival di Sanremo, che è un programma popolare perlomeno alla pari di una gara di football internazionale, le cose vanno un po’ diversamente. In quel campo si scatenano le dispute più accese, le accuse più feroci, nascono le dotte competenze musicali, sportive, etc. insomma si sentono tutti legittimati a fornire la loro opinione a costo di farci anche figure colossali.
Se si vuole intervenire nell’ universo effimero della canzonetta festivaliera di ieri e degli ultimi almeno venti anni basterebbe guardarsi un video che Red Ronnie ha fatto girare l’anno scorso sul web. Nel quale ci spiegava quanta falsità c’è nel mondo della musica oggi, e quanto siano dipendenti dalle agenzie di spettacolo le carriere dei giovani cantanti, talentuosi o meno. Insomma tutto viene programmato sulla base dell’ investimento che si fa e dai risultati ottenuti. Si fornisce una la bella canzone e al termine si chiude il contratto. Poi si passa ad un altro col risultato che un giovane cantante diventa improvvisamente obsoleto. 
Sanremo è un laboratorio in questo senso. Chi decide chi dovrà vincere o perdere il festival quindi non sono i giurati “qualificati” (dovranno spiegare che significa qualificati). Onestamente come si fa a dare un giudizio su una canzone rispetto ad un altra ? La stessa avviene per esempio nel concorso di miss Italia, allo stesso modo come si fa a dire che questa è bella e quest’altra meno ?, è chiaro che, nella scelta, intervengono altri fattori. Non è un album o un film e nemmeno un libro in cui è possibile dare una valutazione al termine, qui si tratta di una canzone leggera che dev’essere premiata o bocciata. Ecco che intervengono le varie agenzie, le case discografiche, ecc..,. Sono loro che decretano il vincitore sulla base delle potenzialità che ciascuno ha da offrire per i loro guadagni. Poi magari l’anno prossimo, essendo un prodotto, viene scartato a favore di un altro. Quindi quest’anno, come gli altri precedenti, e come sarà l’anno prossimo, doveva vincere per forza un giovane bello, simpatico fotogenico e con una bella canzone al seguito, fornita dai migliori autori. Un prodotto appunto che rende. E così è stato.
Alla gente rimane il piacere di aver visto un ottimo programma di intrattenimento. Se è piaciuto allora va bene. Infatti quest’anno lo share è schizzato oltre il 50 per cento, altrimenti l’anno prossimo si cambia. Punto.
Non vi azzuffate sul nulla non ne vale la pena. Ogni giudizio che date sulla canzone risponde ai vostri gusti personali. Siete legittimati a farlo purché non mettiate in gioco l’organizzazione del festival. Perché è un gioco che porta molti milioni. Tanti.

( Luigi Ciavarella ) 

lunedì 6 febbraio 2017

PEPPINO COCO CANTA JOSEPH TUSIANI.

Vi sono relazioni e persino affinità tra la poesia e la musica. Da sempre questo rapporto si è consumato, forgiato e definito sul filo di un confronto sulla distanza tra parola e musica, producendo nel tempo autentici capolavori. Tanto  quando la poesia si è misurata con la musica ( si pensi all’effimero ma calzante mondo della musica rock d’impronta soprattutto cantautorale ) quando, viceversa, il musicista ha “rubato” alla parola la sua anima gentile e ne ha sovvertito la funzione inventandosi nuove mediazioni. Un rapporto, quello tra poesia e musica, che ha sempre goduto, nonostante i conflitti inevitabili, una sua peculiare vitalità.
Il caso di Peppino Coco ( nella foto ) entra nel novero di questo status ed è perlomeno emblematico poiché evidenzia significativamente la natura fluttuante di questo rapporto. Si tratta nel nostro caso di una sollecitazione scaturita dalla lettura di alcune poesie di Joseph Tusiani che egli traduce in canzoni adeguando il testo alle sue percezioni musicali con arrangiamenti e melodie molto pertinenti alla natura del testo. Un lavoro altamente meritorio se consideriamo anche l’audacia con cui l’Autore si pone di fronte ad un testo letterario dialettale, riservato in ogni caso ad una ristretta cerchia di fruitori.
Non a caso entrambi hanno in comune la condivisione di un condizione umana ( l’ emigrazione ) prima ancora che culturale. Il risultato tuttavia è oltremodo interessante se non altro perché vengono alla ribalta nuove forme di espressività che, sulla spinta di una immaginaria linea di confronto/competizione, entrano d’autorità nel circolo culturale della nostra comunità introducendo elementi nuovi.
Nel nostro caso si tratta di due forestieri ( Lu frustere è il titolo del cd di Peppino Coco_ 2004 ) poiché entrambi, pur nativi di San Marco in Lamis, risiedono altrove, ( Tusiani a New York e Coco a Castelfranco Veneto ) e può essere questa la scintilla che ha prodotto questo confronto a distanza da parte del Coco. Di sicuro li sappiamo entrambi sostenuti dall’amore sincero per la propria terra e dalla nostalgia che ne deriva. Una tempesta emotiva che non è difficile trovare tanto nella scrittura di Joseph Tusiani quando nell’adattamento musicale di Peppino Coco. Due anime migranti, quindi, che seppure distanti qui si intercettano magnificamente interpretando, ciascuno per la sua parte, tutto il loro “struggente e costante senso di perdita del vissuto” ( Anna Siani ) con una scelta selettiva, da parte di Peppino, di undici canzoni-poesie che ritornano a nuova vita, emotivamente molto travolgente, attraverso la rilettura musicale.
Il compact di Peppino Coco contiene undici brani in gran parte proveniente dal libro Tireca Tareca, ( peraltro un titolo dalla tonalità musicale ) pubblicato nel 1978 dai Quaderni del Sud. Che sono : I ame a cogghie Sericole, guagliò, I’me so presentate alla ‘ssacresa, Lu trene la garganica, Lu frustere e Pisciavunnedda de tanta chelure, in cui l’interpretazione, con voce e chitarra, e i contributi artistici di Claudio Corradini, si sviluppano con molto garbo e partecipazione emotiva, dando a ciascuna traccia il giusto risalto attraverso un arrangiamento di tipo folk in cui prevalgono strumenti acustici appena contaminati dalle tastiere, molto pertinenti tra l’altro, in un contesto di grande rispetto per l’opera del Tusiani.   
Degli altri tre brani essi appartengono a Lacrime e Sciure, sicuramente il libro di poesie dialettali più famoso del poeta garganico : Quanta Vote ( “Quanta vote lu penzere come l’onna dullu mare me diceva : janna, janna” ), La Metenna ( La mietitura ), in cui il cantautore duetta con Maria Coco ; e la bellissima Ninna Nanna ( La vi’ la vi’, camina na mureia sope la nannavicula ‘nnucenta. Addùrmete, trasore, non è nnente: jè l’ombra mija che te nazzecheia”). Infine So sette li jurne che proviene da un poema che Joseph Tusiani pubblicò nel 2001, dal titolo Lu ponte de sòla ( Poema in dieci canti in dialetto garganico ) e La Serenata presa da una raccolta. 
Insomma due universi che qui si incontrano, si intrecciano e si confrontano ciascuno forte del proprio sentimento d’amore verso le proprie radici, uniti dalla bellezza della parola dialettale diventata il rifugio ideale dell’anima. Parole e musica che ritornano sotto altra luce, con nuova linfa arricchendo la nostra terra di Gargano di nuove prospettive di immortalità.
( Luigi Ciavarella )





giovedì 2 febbraio 2017

IPOTESI DI NASCITA E SVILUPPO DELLA MUSICA POP A SAN MARCO IN LAMIS


Le vicende musicali legate alla nascita dei gruppi pop a San Marco in Lamis ( pop come popolare nel senso largo del termine ) hanno avuto origine nel dopoguerra quando alcuni musicisti dilettanti del posto hanno provato a dare forma e sostanza alla genesi di piccole formazioni eterogenee allo scopo di suonare insieme canzoni napoletane, canti locali e anche un pizzico di musica americana, importata dagli alleati. Senza alcun impegno particolare se non quello di stare insieme e condividere ( e soddisfare ) comuni passioni. Prima c'erano state in paese soltanto bande musicali e qualche sporadico cantastorie che si dilettava a raccontare in musica fatti locali provenienti dalla tradizione popolare. Le bande municipali eseguivano anche pezzi d'opera durante le feste di paese. In questo ambito abbiamo avuto persino ottimi direttori d'orchestra che hanno saputo saldare col territorio un legame molto forte in termini di rapporti corrisposti. ( Si pensi soltanto alla costituente prima banda ufficiale, periodo fine ottocento, diretta dal Maestro Ferrante, poi Lozzi e infine negli anni ‘20 affidata al Maestro Giordano, facendo seguire una solida tradizione che sopravvive magnificamente sino ai giorni nostri attraverso l’impegno e la professionalità del Maestro Claudio Bonfitto ).
Tonino Lombardozzi, indimenticabile maestro di fisarmonica, è stato invece, insieme a Luigi La Porta, Nazario e Antonio Tancredi e Francesco Russo, l'iniziatore di una nuova era musicale poiché arricchisce l'ambiente di nuove contaminazioni musicali in grado di interagire con i sentimenti e le passioni della gente. Fu una musica suonata con pochi mezzi, con semplicità disarmante eppure così intrigante da risultare fondamentale per le sorti musicali del paese, primo tentativo di dare senso ad una aggregazione di intrattenimento che fosse in grado di allestire piccoli spettacoli musicali con mezzi adeguati e un repertorio gradito agli ascoltatori. Essi suonano in ogni angolo del paese prettamente musiche tradizionali, popolari e arie napoletane.
Poi sorgono altri nuclei ( tra la metà e la fine dei cinquanta ) questa volta nati intorno alla figura di Antonio Verde ( Walter Pitet ) nella cui bottega di barbiere in corso Matteotti avvengono i primi miracoli aggregativi, tra pennelli e mandolino, sino a dare un volto e una dignità ai primi gruppi musicali autodidatti pronti ad allestire anche loro serate di intrattenimento in ogni luogo. Antonio Verde insegna ad un numero sempre crescente di apprendisti musici le rudimentali nozioni che servono per allietare una serata o il necessario per una serenata d’amore. Suonano insomma musiche ed eseguono canzoni più o meno sullo stesso esempio di Lombardozzi e co. Tra loro si distingue Michele Fulgaro, chitarrista autodidatta, che diventerà punto di riferimento di tutte le band che si costituiranno durante gli anni sessanta ed oltre, assumendo da subito una certa leadership se non altro per aver contribuito a fondare in paese il primo vero gruppo veramente pop, stabile ( I Mods o Modernissimi ) nel senso che essi suonano la musica del loro tempo presa in prestito dalla radio e in seguito dalla tv e la riproducono di pari passo nei vari happening in cui suonano.
Questa forma naif, genuina e semplice, dura sino alla fine dei sessanta dopodiché, a partire dal nuovo decennio, la musica si articola maggiormente con i nuovi suoni che appaiono all’orizzonte moltiplicando le tendenze e il numero delle bands che d’ora in poi si rivolgeranno soprattutto verso i giovani. Lombardozzi e Fulgaro continueranno a suonare le loro musiche con passione intatta incuranti del tempo che passa mentre fuori dal loro mondo impazza il fragore della nuova scena.
Gli anni 70 vedono una nuova generazione di gruppi più rivolti al rock, genere più creativo e seducente. Nati sulla spinta delle nuove vicende musicali internazionali la nuova musica trova altri nomi ed altri protagonisti altrettanto importanti in grado di trasmettere nuove vibrazioni in un ambiente come sempre molto recettivo. 
Oggi tutto è nuovamente in discussione, lo scenario ha cambiato metodo ed indirizzi musicali, promuovendo nuovi suoni più adeguati ai tempi che stiamo vivendo mentre i nuovi musicisti hanno acquisito una maggiore consapevolezza dei loro compiti creando di fatto una bella scena viva e dinamica. Un formidabile esempio che ci invoglia ad esplorare con partecipazione e curiosità gli angoli visibili e nascosti di un mondo giovanile in movimento di cui non possiamo che esserne fieri.
( Luigi Ciavarella )




DIECI ANNI SENZA SYD BARRETT

Dieci anni fa scompariva Syd Barrett, il mitico fondatore dei Pink Floyd.
Per l'occasione ripubblico, con qualche piccolissima variazione di forma, il pezzo che pubblicai il 23 maggio del 2010 con titolo diverso (I Pink Floyd e lo spirito di Syd Barrett nella Swinging London del 1967) nella rubrica Music'Arte del sito www.sanmarcoinlamis.eu. 

L'anno 1967 è di norma considerato per i destini della musica rock un anno di forte evoluzione musicale poiché avviene in quell'anno fatidico una impennata vorticosa e incontenibile dei picchi qualitativi del genere tale da provocare una svolta epocale nel fragile tessuto giovanile, in America come in Inghilterra, come dappertutto, meno in Italia che recepì il fenomeno musicale in termini modaioli.
In Inghilterra, ma più esattamente a Londra, centro di coagulo di tutte le manifestazioni e le tendenze artistiche e musicali del tempo, in termini musicali vengono portati a compimento i cardini inquietanti della nascente musica psichedelica, formata sul ceppo ambiguo dell’ apologia della droga come consumo e liberazione della mente verso soluzioni creative. La mescalina, le anfetamine ed altre sostanze tossiche come LSD ( droga sintetica di largo consumo tra i giovani ) impiegate nella costruzione dell’edificio psichedelico spazzarono via in un baleno tutto il recente passato musicale imponendo un modo nuovo di fare musica. Tutta la scena freak beat dominante in quel momento, formata da molti gruppi pop importanti ( Animals, Yardbirds, per citare alcune tra vittime più illustri ) , che a sua volta aveva raso al suolo tutta la memoria storica dei sessanta in Inghilterra ( soul, beat e rhytmn & blues, ecc… ), collassò davanti alla furia devastante prodotta dalla rivoluzione psichedelica, una forma di virulenta controcultura che sovvertì dalle fondamenta tutta la tendenza musicale in quel momento imperante.
Gli artefici di questa rivoluzione furono un gruppo formato a Londra da tre ragazzi di buona famiglia provenienti da Cambridge guidati da un eccentrico personaggio, anch’egli di Cambridge, Roger “Syd” Barrett, che fu il fondatore e leader indiscusso del gruppo, in quell’anno di grazia abituali frequentatori del locale UFO dove il gruppo stava sperimentando le nuove vibrazioni sonore e si stavano producendo le prime basi sceniche costruite su giochi di luce colorate ( i famosi light show ). 
Nascevano cosi i PINK FLOYD.

I Pink Floyd, che prendevano il nome da Pink Anderson e Floyd Council – due oscuri bluesmen del delta molto amati da Syd Barrett - , iniziarono a sperimentare la loro musica, costruita su suoni “..che ondulavano tra momenti ritmici e altri statici … ( K. Rexrouth del S.Francisco Examiner ) o “ anarchia pura “ secondo il Sunday Times, in modo autorevole e inarrestabile il 15 dicembre 1966, attrazione principale, insieme ai Soft Machine, al Roundhouse, un ex deposito per treni nella zona di Nothing Hill, gestito da Arnold Wesker, per una serata musicale-culturale organizzata dalla rivista International Times. Il gruppo suonò per la prima volta i suoi brani più famosi Interstellar Overdrive e Astronomy Domine all’interno di uno spettacolo suggestivo dominato dalle luci psichdeliche del light show, prima di essere interrotti a causa di un guasto all’impianto elettrico. 
Al Roundhouse si consuma cosi in modo definitivo ogni rapporto col passato musicale e si sperimenta il primo tentativo di aprire il locale alla nuova musica psichedelica, ritenuta una musica di forte tendenza. Un viaggio senza ritorno. Ma il definitivo lancio della musica psichedelica avvenne all’UFO Club, un locale che assunse, grazie alle esibizioni dei Pink Floyd, vasta risonanza e il marchio doc di riferimento di tutta la scena psichedelica di Londra "dove la gente che vi frequentava conversava, ascoltava musica e assumeva marjiuana per tutta la notte", secondo una cronaca del tempo. L’UFO venne inaugurato il 23 dicembre 1966, una settimana dopo il Roundhouse, dalle performance oltre che dai Pink Floyd, anche dai Soft Machine ecc. In quel locale vi passarono in seguito un po’ tutti i gruppi psichedelici di Londra, tutta la scena underground inglese inevitabilmente vi suonò creando prestigio e visibilità ad un luogo che diventerà nel tempo come l'espressione massima della causa psichedelica in Inghilterra. In quel luogo, ritenuto il tempio dell’underground inglese, vi suonarono dai Tomorrow di Keith West e Steve Howe, (futuro chitarrista dei Yes) ai John’s Children di Marc Bolan, ai Kaleidoscope, psichedelici dalle tinte leggiadre, sino ai Blossom Toes passando per tantissimi altri piccoli ma importanti gruppi che il tempo li ha fissati per sempre in una dimensione storica imprescindibile. ( cito: All’ombra di Sgt Pepper_ Storia della musica psichedelica inglese_ di Federico Ferrari_ 2007).
L’avvenimento più importante, decisivo, caotico e definitivo atto culminante nell’orgia psichedelica, supergalattico nelle sue funzioni paradossali e auto celebrative fu l’appuntamento all’Alexandra Palace del 29 aprile 1967 denominato 14th Hour Technicolor Dream, un concerto storico che avrebbe, nelle intenzioni degli organizzatori, polverizzato, in termini di successo e di presenze, tutto il passato e celebrato la nuova musica in modo degno e definitivo. La festa durò per tutta la notte sino alle 10 del mattino. Nel cartellone furono annunciati, oltre ai Pink Floyd di Syd Barrett, massima attrazione di ogni manifestazione psichedelica e profeti del movimento, una infinità di gruppi, tutti-nessuno-escluso, ma molti daranno forfait. Tra i presenti i Pretty ThingsI Deviants, i Soft Machine, I Purple Gang, I Move, ecc.. Il famoso cartellone, 

icona di una epoca irripetibile, disegnato da Michael Mc Innery, diventerà il manifesto simbolo di tutto il movimento psichedelico. I Pink Floyd vi giunsero alle quattro del mattino proveniente direttamente dall’Olanda dove avevano effettuato alcuni concerti, e suonarono in una suggestiva cornice creata dalle prime luci dell’alba che filtravano dagli interstizi dei finestroni sulle pareti. Ma la performance dei Pink Floyd non fu eccellente, secondo i testimoni dell’epoca, forse per l’eccessivo stress accumulato in quelle settimane frenetiche o forse perché la presenza di Syd Barrett, minata dai primi problemi di natura comportamentale, a causa dell’ abuso di anfetamina e altre droghe, iniziava a dare i primi segni di cedimento.

Le celebrazioni della stagione psichedelica si conclusero il 22 dicembre dello stesso anno nel teatro Olimpia con un megaconcerto interminabile, caotico e autoreferenziale denominato Christmas On Earth Continued, con la partecipazione sostanziale degli stessi gruppi dell’Alexandra Palace, vissuto per tutto il tempo a base di musica e consumo spietato di anfetamina ed LSD, in una nottata eclettica come sempre caratterizzata da una eccessiva sublimazione della parola libertà. Syd Barrett durante la performance manifesta in modo inequivocabile gli effetti di tanto acido consumato in modo plateale dando segni di smarrimento, primi accenni ai demoni che stanno prendendo la sua vita in modo irreversibile. Fu quello il suo ultimo concerto. A marzo dell’anno successivo i compagni lo sostituiranno con David Gilmore, amico del gruppo anch’egli di Cambridge, quando ormai la sua presenza fu ritenuta non più affidabile, insostenibile per i progetti del gruppo. Syd Barrett, dopo il crollo psicologico, uscirà di scena in maniera definitiva, sprofondando nel vortice della sua follia che lo accompagnerà per tutta la vita, divenendo da subito oggetto di culto, nonché figura massima per la nascita della musica psichedelica essa stessa propulsione essenziale e vitale per la storia di questo movimento chiamato rock.
I Pink Floyd dopo le prime esibizioni all’UFO vennero ingaggiati dalla Columbia / EMI per una cifra considerevole per quei tempi. Incisero il primo singolo Arnold Laine / Candy And Currant Bun, messo subito all’indice dalla BBC per il suo testo ambiguo. Seguirono : See Emily Play / Scarecrow ,poi  Julia Dream e Careful with That Axe Eugene ecc…, in tutto dieci brani che rappresentano la bibbia della musica pop inglese ancor prima di essere il manifesto della musica psichedelica inglese e geniale summa della mente creativa e schizoide di Syd Barrett.
Seguirà l’album manifesto della musica psichedelica inglese, quel THE PIPER AT THE GATES OF DAWN scritto interamente da Syd Barrett, pubblicato nel 1967 dalla Emi/Columbia, e registrato presso gli studi della Emi in Abbey Road, curiosamente nello stesso periodo in cui i Beatles, nello studio accanto, stavano provando l’epocale Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band , in uno dei momenti decisivi per la vita del rock.
Astronomy Domine e Interstellar Overdrive , rappresentano i due poli principali dell’album, in cui il suono dei Pink Floyd si riconosce, due lunghi brani, in circostanze dal vivo ancora di durata maggiore, dominati dalle tastiere di Richard Wight e dalle trame imbastite da Syd Barrett su un tappeto sonoro di grande suggestione. Il brano d’apertura in particolare, tutto intensamente giocato su suoni tribali e spaziali, magnificamente allegorico sui temi del “ viaggio “, avrà poi una forte influenza nei suoni del cosiddetto kraut rock, agli inizi dei settanta, quando quella vasta congrega di sperimentatori tedeschi si ispirerà proprio ad Astonomy Domine per costruire la propria fortuna musicale. Ma nell’album si raccontano soprattutto fiabe dai colori pastello, storielle infarcite di gnomi e fate, scritte su terreni vischiosi impregnati di controsensi fantastici o allegorie infantile dominante su versanti sonori imprevedibili influenzate dalla cultura della droga, materia necessaria per espandere la mente e sintonizzarla su frequenze molto alte dove pochi possono raggiungerle.
Syd Barrett, allontanato dal gruppo, pubblicherà due album ufficiali, The Madcap Laughs e Barrett, nel 1970, con gran fatica, prodotti da David Gilmore, il chitarrista che l’ha sostituito in seno al gruppo ; due scrigni preziosi, piccoli capolavori infarciti di gemme, schegge di diamanti impazziti. Diamante pazzo, appunto, come lo ricorderanno i suoi compagni nel brano Shine On You Crazy Diamond, nell’album Wish You Where Here a lui dedicato nel 1975.
I Pink Floyd già dal secondo album A Saucerful Of Secrets ( Columbia, 1968 ) iniziano quel lento distacco dai canoni psichedelici per approdare verso un suono più eterogeneo di grande qualità, frutto di una nuova visione del rock, più spaziale e sperimentale, ma in stretta continuità col passato, che darà loro grandi soddisfazioni commerciali e artistiche. In questo senso si pensi che l’album The Dark Side Of The Moon viene considerato, forse a torto, a mio modesto avviso, come l’apice della musica dei Pink Floyd. Certamente è il lavoro che ha dato loro maggiore soddisfazione commerciale e agli audiofili irriducibili un ottimo strumento di formazione. A me, e parecchi altri, un po’ meno. Noi gli abbiamo sempre preferito l’imprevedibile e leggiadro Syd Barrett e personalmente considero l’album del pifferaio alle soglie dell’alba come uno dei dieci album più importanti del rock, dalle origini ad oggi.
Sid Barrett muore a Cambridge, dopo una vita vissuta in totale isolamento, all’età di 60 anni il 7 luglio 2006.
LUIGI CIAVARELLA