lunedì 14 agosto 2017

IL TESORO DI GROTTA PAGLICCI E IL ROMANZO DI PALMA DI CESNOLA.


Presentato ieri il romanzo Il tesoro (curato da Angelo e Antonio Del Vecchio_ Circolo Culturale “Giulio Ricci”, 2017) del noto archeologo Arturo Palma di Cesnola, il cui nome è legato agli scavi, allo studio e alla valorizzazione del sito Grotta Paglicci, localizzato nel comune di Rignano Garganico.
E' stata questa una buona occasione per ritornare sui problemi che attualmente impediscono al sito archeologico, ritenuto uno dei più importanti d'Europa, di ottenere la giusta visibilità in ambito storico- scientifico. Si è detto giustamente che la nascita in loco di un Museo di riferimento produrrebbe gli effetti salutari necessari per la conoscenza e la valorizzazione non soltanto in ambito  scientifico per effetto dei risultati degli scavi, con esposizioni di oggetti e reperti recuperati; ma anche riferito a l’accoglienza dei molti visitatori che affollerebbero il luogo e i tanti studiosi interessati agli approfondimenti, portando benefici al territorio, dando così vasta risonanza internazionale al valore del sito e della cittadina garganica. Arturo Palma de Cesnola, dell'università di Siena, attualmente in pensione, è stato, dal 1971 al 2002, il primo ad effettuare scavi in maniera sistematica dando così lustro ad un angolo sperduto della aspra terra del Gargano, nel comune più piccolo della comunità montana. Il sito è oggetto di ricerca in tutto il mondo anche e soprattutto per la sua unicità scientifica riguardo le tre aree preistoriche riferite all'homo sapiens, l'herectus e neanderthal che qui hanno trovato dimora lasciando tracce indelebili del loro passaggio sul periodo calcolato di 24.000 anni fa, così come è stato datato dalle ricerche effettuate dagli esperti.
Il prof. ARTURO PALMA DE CESNOLA
Antonio del Vecchio e suo figlio Angelo del Vecchio, noti giornalisti, che nel corso della serata hanno illustrato ogni particolare riguardo la nascita e lo sviluppo del sito, sono gli Autori di un libro interessante intitolato L’oro di Paglicci. Il libro ha il pregio di documentare – tra l’affascinante, lo scientifico e il misterioso – tutti i passaggi che son serviti per giungere al ritrovamento (casuale quasi leggendario) sino alla sua valorizzazione, illustrandone i particolari e indicando soprattutto nella realizzazione di un Museo Archeologico il punto d’arrivo indispensabile per dare sostanza al progetto.
L’importanza vitale di dotarsi di un Museo quale presidio propulsivo dell'area archeologica, progetto attualmente arenatosi nelle sabbie mobili delle pastoie burocratiche, è stato pure il grido di dolore della comunità, (riassunto efficacemente dal prof. Mastrillo) espresso un po’ da tutti i relatori ma soprattutto dalle autorità presenti, Luigi Di Fiore, sindaco del paese, e l’Assessore al ramo Viviana Saponiere, entrambi presenti all'evento).
Luigi Ciavarella




sabato 5 agosto 2017

ESTATE A BORGO CELANO TRA ARTE, MUSICA E INTRATTENIMENTO.


L’estate di Borgo Celano (villaggio ai piedi del monte omonimo e frazione di San Marco in Lamis) ha portato quest’anno alcune iniziative nuove di carattere artistico-culturale, misto intrattenimento, che hanno trovato un ascolto attento e sorprendente da parte non soltanto dei residenti del piccolo borgo ma anche dei tanti villeggianti che in questo periodo dell’anno affollano il posto, famoso per la sua rinomata frescura. Il protagonista in assoluto è stato un giovane e intraprendente sammarchese, Luigi Mossuto, ideatore nientedimeno di un Talent Show con lo scopo dichiarato di intrattenere i villeggianti e i sammarchesi giunti dalla valle per assistere ad una gara canora e artistica (tra canzoni e balli perlopiù di ragazzi e ragazze molto bravi e motivati) coadiuvati da una giuria e dalla presenza di alcuni ospiti, tra cui Ciro Iannacone, i balli di Mikalett, etc. Una novità assoluta che ha prodotto un consistente successo oltre a decretare vincitori la locale Fabiola Accadia per il canto e la giovanissima coppia Coco - Masciale riguardo il ballo.   
Il 19 prossimo venturo come consuetudine verrà celebrata la notte bianca sammarchese, come dire la ormai nota “Chiu fa notte e Chiu fa forte” giunto quest'anno alla undicesima edizione, con un programma che si preannuncia come al solito molto ricco ed eterogeneo (di cui daremo atto in una prossima occasione), però nel frattempo altre due manifestazione prevalentemente musicali stanno prendendo piede in zona con altrettanta forza e capacità di intercettare la buona musica e un popolo di giovani, di varia umanità, molto recettivo  e sedotto da questi eventi. Si tratta di Borgo Rock, che quest’anno ha ospitato Pino Scotto, mitico leader dei Vanadium dei tempi d'oro dell'hard rock italiano, e i Rocky Horror (con Dj Blast di San Giovanni Rotondo), band di crossover foggiana molto apprezzata negli ambienti del Metal indipendente, col supporto di band quali i Cordamara e i Chroma Drama, provenienti da Manfredonia e Foggia, dotati di un suono molto potente. E’ stata una serata di fuoco adatta alla stagione luciferina. Quasi a mitigare la furia iconoclasta di Pino Scotto e Co è stata allestita in contemporanea una Mostra di vinili dal titolo “Summer of Love 1967” che ha riportato indietro le lancette dell’orologio di 50 anni nel tempo in cui vennero poste le basi del moderno rock con l’ esposizione di più di una trentina di copertine di vinile storiche (molto belle e colorate) per provare ad illustrare un periodo in cui l’innocenza della musica rock stava subendo un travolgimento epocale a vantaggio di una nuova consapevolezza che la porterà a diventare adulta e responsabile.
L’altro evento, In Defenza Day che si sta svolgendo in questi giorni (4 – 6 agosto), a San Marco in Lamis nella villa comunale, vede protagonista una Associazione che partita da una idea di conservazione della bellezza del nostro territorio sta portando a compimento, con sempre maggiore successo, una serie di spettacoli musicali e di intrattenimento che quest’anno hanno avuto un picco di qualità sorprendente. Dalla cover band dei Nomadi al Tributo a quattro grandi della musica pop italiana (Lucio Dalla, Vasco rossi, Elisa e Pino Daniele) con piccoli concerti che verranno effettuati da alcuni noti musicisti locali (Maurizio Tancredi, Michela Parisi, Ludovico Delle Vergini, Sergio Bonfitto) in una serata prevedibilmente molto seducente, l'appuntamento chiuderà il calendario della manifestazione. Ma l’evento più importante è stato il Concerto che Matteo Vincitorio ha tenuto ieri sera 5 agosto in villa comunale con i suoi H Bombs, micidiale band di blues italiano forgiata in tanti anni di performance on the road, nei posti più accoglienti dell’Emilia. Un gradito ritorno.   
Non ultima la “provocazione” dell’artista Michele Tancredi che tre giorni fa ha prodotto nella locale villa comunale una dimostrazione molto suggestiva inventandosi uno scenario apocalittico popolato da un mare di plastica, bottigliette di plastica al posto del mare e ombrelloni con bagnanti, per denunciare in maniera forte il deturpamento della natura e la follia dell’umanità.
In attesa di Chiu fa notte….
Luigi Ciavarella

Mostra vinili 1967
L'ARTISTA MICHELE TANCREDI

ROCKY HORROR

IO E IL MITICO PINO SCOTTO.





lunedì 10 luglio 2017

INAUGURATO IL CENTRO PER MINORI "DON MILANI"

Ritorna operativo il Centro per minori "Don Milani" in seguito alla ristrutturazione dei locali di via Gobetti, già inaugurato 7 anni fa, come molti si ricorderanno, nientedimeno dall'allora governatore della Regione Puglia, N. Vendola, e dall'allora Presidente e parlamentare europeo il tedesco M. Shultz, attualmente potenziale prossimo Cancelliere tedesco. La cerimonia di inaugurazione ha visto protagonisti gli attuali amministratori locali che hanno voluto fortemente - come è stato da loro sottolineato - questa operatività del Centro. Una struttura il cui costo è stato ripartito equamente tra Comune e Regione Puglia. Per la cronaca l'inaugurazione della nuova struttura ha avuto il conforto della presenza non solo del personale assistente e da alcuni giovani ospiti del posto, ma sopratutto di un folto pubblico presente, nonostante il caldo. Don Michele La Porta, che ha officiato alla benedizione della struttura, si è soffermato sugli aspetti meritevoli ed educativi dell'opera accennando alla figura di don Milani, il prete visionario che ha rivoluzionato il modo di concepire l'impegno evangelico tra i poveri, a cui il presidio è intitolato; mentre il sindaco, dr. Michele Merla, ha voluto invece sottolineare l'impegno dell'amministrazione nella riapertura operativa di questa ed altre strutture simili che sono importanti per il territorio poiche' servono come supporto sociale per i nostri ragazzi in difficoltà; lo stesso ha voluto ripetere l'assessore al welfare, Caterina Caterina Ferro, soffermandosi sulle difficoltà e gli sforzi compouti per portare a termine questo progetto. Un progetto che serve per il recupero, l'assistenza e il benessere sociale dei ragazzi disagiati (da 6 a 18 anni, come è stato detto) attraverso l'uso di una struttura moderna ed efficace. Infine gli interventi di Raffaele Piemontese, assessore al bilancio della Regione Puglia, e Costanzo Cascavilla, sindaco di San Giovanni Rotondo, presenti all'evento, che sono stati rivolti all'impegno solidale verso queste forme di intervento, ciascuno per il proprio ruolo, per la tutela e la prevenzione dei problemi legati a queste tematiche. 
Luigi Ciavarella




venerdì 23 giugno 2017

SHYLOCK L’EBREO USURARIO E L’ANTISEMITISMO DI SHAKESPEARE.

Shylock è un usuraio ebreo che ha prestato del denaro a Bassanio che gli ha dato come garante il suo amico Antonio (Il mercante di Venezia). Shylock, che odia Antonio in quanto antisemita, accorda il prestito ma esige, dietro pagamento di una notevole somma di interessi, anche una libbra della carne di Antonio. Bassanio, in difficoltà economiche, accetta le condizioni.
Nel frattempo Bassanio, diventato ricco per aver sposato una ricca ereditiera, Porzia, si offre di restituire a Shylock il doppio del denaro prestatogli per saldare il debito ma lui rifiuta. Il mercante ebreo è irremovibile. Vuole la libbra di carne dal petto di Antonio. Vanno in tribunale e a questo punto entra in scena un giovane avvocato, che in realtà è Porzia la moglie di Bassanio travestita da uomo (l’avvocato Bellario). Porzia prova a convincere Shylock di rinunciare alle sue pretese però lui ostinatamente continua a rifiutare l’offerta. A questo punto Porzia si indispettisce e passa al contrattacco facendo subito notare a Shylock che nel caso dovesse procedere al taglio della libbra di carne dal petto di Antonio “versando una sola goccia di sangue”, secondo le leggi vigenti nella Repubblica della Serenissima, sarà condannato a morte e gli saranno confiscati i suoi beni. A Shylock gli viene anche ricordato che se uno straniero cerca di uccidere un veneziano (Shylock essendo ebreo è considerato uno straniero) i suoi averi verranno confiscati e divisi tra lo Stato e la vittima (Antonio) mentre la sua vita stessa sarebbe nelle mani del Doge, che lo potrà graziare soltanto se si converte al cristianesimo. Posto di fronte a queste prospettive Shylock diventa disponibile e accetta l’offerta di Porzia.
Porzia riuscirà a sconfiggere l’ebreo Shylock usando la sua stessa perfidia, ripagandolo della stessa moneta, applicando, insomma, alla lettera tutte le opportunità legislative vigenti nello stato veneziano di quel tempo. Leggi peraltro molto restrittive nei confronti degli stranieri. Lo status di straniero di Shylock risulterà quindi determinante per la sua sconfitta. “La vostra perfidia saprò metterla in pratica” dice ad un certo punto Porzia.

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Il Mercante di Venezia, l’opera teatrale che William Shakespeare scrisse alla fine del 1500 e andata in scena ripetutamente nel corso dei secoli  - con impressionante successo di pubblico -può essere la dimostrazione del fatto che il celebre drammaturgo inglese covasse sentimenti antisemiti? Ovvero il gradimento di pubblico può essere considerato un segno evidente di insofferenza (o peggio) nei confronti degli ebrei, perlomeno verso i mercanti, noti per la loro spregevole avidità? Domande che hanno attraversato tragicamente secoli di storia sino ai giorni nostri. D’altra parte l’ebreo Shylock dimostra di non possedere alcuna etica né moralità; di essere una persona insensibile, incapace di esprimere sentimenti di pietà, un individuo che non conosce alcuna mediazione. Insomma, secondo l'immagine che ne da William Shakespeare, egli è un essere spregevole sopraffatto soltanto dalla avidità con cui cerca di trarre il massimo profitto dagli affari. Anche a costo di pretendere la libbra di carne dal petto del debitore.
Questa immagine negativa dell’ebreo disegnata da Shakespeare con abbondanza di particolari contribuirà, purtroppo – suo malgrado? -, ad avere effetti nefasti sul futuro di questa comunità. Non a caso la commedia “Il mercante di Venezia” verrà ripetutamente rappresentata durante il terzo Reich con tutto le conseguenze propagandistiche dolorose che vi lascio immaginare.
Due questioni, in conclusione, si possono sottolineare al termine della lettura di questa vicenda: il cinismo e l’avidità dell’ebreo in primis ma anche la risposta della legge della Repubblica di Venezia, anch’essa dotata di un cinismo intollerante nei confronti degli stranieri. La cosiddetta Serenissima Civiltà Veneziana del tempo ne esce piuttosto malconcia da questa brutta storia antisemita.

Luigi Ciavarella

domenica 21 maggio 2017

SUONI PESANTI DALLA PERIFERIA DELL’IMPERO. LA STORIA DEL GRUNGE 1985 – 1994. (*)

di Luigi Ciavarella
Il grunge è stato un movimento musicale spontaneo nato e cresciuto nel nord ovest degli Stati Uniti intorno alla metà degli anni ottanta, musicalmente nutrito a base di punk, metal e psichedelica in un rapporto stretto tra vari generi (crossover) descritto per convenienza col termine grunge, peraltro mai accettato dai diretti interessati, (che vuol dire sporco, orribile, cattivo) tuttavia necessario per indicare uno dei periodi più intensi e creativi della storia del rock americano.   
Epicentro e teatro di questa rivoluzione musicale e di costume è stata Seattle, città piovosa e crepuscolare, capitale dello stato di Washington, famosa nei sessanta per aver dato i natali a Jimi Hendrix (e dove vi è sepolto) ma anche come la regione dei Wailers e dei Sonics, e di altri gruppi di grande impatto dance, grezzi e selvaggi proprio come i primi discendenti grunge, (cito a sostegno la raccolta di brani Highs in the Mid Sixties/Nuggets nei numeri dedicati al North West), ma confinati in quelle regioni estreme, lontane in ogni caso dai luoghi cult in cui si combattono le vere battles of the  garage (California e Texas in primis). 
Possiamo aggiungere allora che il grunge sia nato come reazione alla stasi del rock americano (riferito però ad una poco incisiva scena dominante) presente soprattutto in quelle regioni tradizionalmente all’avanguardia, come la California (ma la California degli ottanta è diversa dai sessanta, forse Paisley Underground a parte) o come la grande mela (New York) che pure aveva dato corpo e sostanza, qualche anno prima, alla rinascita di un modello di rock preso in prestito dal punk e dall’eredità lasciata dai Velvet Underground costruito sul filo della sua memoria storica, intorno alla metà dei settanta, incoraggiandone persino lo sviluppo (si pensi a Patti Smith, jim Carroll, Television, tensioni che avrebbero trovato sbocco naturale in ambienti intellettuali), ma che, posti di fronte ad una svolta, non hanno saputo dare un seguito dignitoso a quelle idee poiché erano espressioni di un’area circoscritta non esportabile per definizione. 
Proprio in momenti come questi che si guarda al nord ovest, allo stato di Washington, periferia estrema rispetto a Los Angeles, con Seattle (e dintorni) in termini di avanguardia, abitata da gruppi musicalmente eterogenei, ciascuno col proprio bagaglio stilistico, ma tutti portatori di un concetto di vita nuova e seducente in evidente contrasto col resto del Paese. Musicalmente parlando se poco prima c’era stato il No Future, (la deriva Punk nichilista e assurda), condizionato da una visione iconoclasta della vita e della musica, ora il grunge propone il Future? nahhh, accogliendo il punk come uno dei propulsori e non più come filosofia di vita, creando di fatto i presupposti di una rivoluzione musicale dagli sviluppi imprevedibili, avendo adottare nel proprio dna gruppi - icone come Led Zeppelin e Black Sabbath, virtualmente assunte come guide spirituali, totem necessari per blandire l’atto di nascita di una fusione che non avrebbe tardato a dare propri frutti.

Che sia stata una rivoluzione e perché sia nata proprio in quella regione fuori mano, lontana dalle sedi delle multinazionali della musica, non è dato saperlo. Sappiamo però che terminata questa esperienza, all’incirca nella metà degli anni novanta, cade sulla scena un silenzio tombale. Non vi è stata alcuna restaurazione né un seguito della storia per assicurare al fenomeno una eredità credibile.   
Sappiamo per certo che la scena grunge ha vissuto due periodi distinti : una prima fase underground, seminale, dominata da numerosi gruppi dallo spirito selvaggio che trovò nell’etichetta di Seattle Sub Pop, fondata da Bruce Peavitt, (ma anche in altre etichette underground), il naturale sbocco discografico ; e una seconda fase esplosa nel 1991, all’indomani del successo planetario di Nevermind dei Nirvana,  vertice assoluto del grunge e uno dei capolavori della musica rock , che ha avuto il merito storico di aver trascinato nel suo alluvionale successo mondiale altri gruppi importanti come  : Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains, Mudhoney, etc, oltre a focalizzare intorno a Seattle e tutta la scena underground americana l’attenzione del mondo. 
  
I DISCHI E I PROTAGONISTI (1985 – 1991) 
Il primo disco grunge viene registrato dai Green River (Come On Down, Homestread Rec.Usa 1985) nel dicembre del 1985. Si tratta della prima forma di proto grunge in assoluto. Ma il gruppo verrà ricordato in seguito per aver annoverato tra le proprie file i personaggi chiave di questa avventura: Mark Arm e Steve Turner, che formeranno i Mudhoney e Stone Gossard e Jeff Ament, i MotherLoveBone, anticamera dei Pearl Jam. L’anno successivo nasce la Sub Pop, l’etichetta del grunge, che raccoglie le istanze dei tanti gruppi sparsi nella zona assicurando loro, attraverso raccolte mirate (cassette e cd) una discreta visibilità. Ma prima ancora della pubblicazione di Sub Pop 100, che allinea un primo censimento dei gruppi grunge, è la C/Z Records a pubblicare il primo manifesto della nascente scena di Seattle (Deep Six), con sei gruppi che avranno il ruolo d’apripista.
A partire da questo istante infatti il punk, il metal, il noise e la psichedelia cesseranno di essere corpi separati per confluire tutti in un unico genere musicale, il grunge.

I Nirvana non sono ancora nati quando nel 1987 vengono pubblicati i primi memorabili vagiti del grunge: Dry As A Bone dei Green River seguito da Screaming Life, l’EP metal dei Soundgarden e Even If And Eventually When degli Screaming Trees di Mark Lanegan , album d’ impostazione psichedelica.
Ma è il 1988 è l’anno decisivo del grunge.
I Nirvana pubblicano il loro primo singolo, Love Buzz, un oscuro brano degli olandesi Shocking Blue, allo stesso tempo la Sub Pop investe nella diffusione del genere immettendo in circolo titoli come: Rehab Doll dei Green River, il singolo Touch Me I’m Sick dei Mudhoney poi confluito nell’album Superfuzz Bigmuff, e Fopp dei Soundgarden, seguiti dalla pubblicazione dei primi LP sulla lunga distanza dei Soundgarden, Ultramega OK e dei Screaming Trees Invisible Lantern, granitico e spettacolare il primo, acido e spettrale il secondo, entrambi licenziati dalla SST Records.
L’anno successivo I Nirvana pubblicano Bleach, ottimo debutto registrato in economia con qualche debito verso Black Sabbath e Melvins; seguono i Mudhoney con il loro primo omonimo LP e i Soundgarden che inaugurano con Louder Than Love il primo contratto in assoluto con una major, la A&M Records.
Altri dischi pubblicati nel 1989 sono: Buzz Factory degli Screaming Trees, considerato il loro capolavoro underground, e l’Ep Shine dei MotherLoveBone, (seguito da Apple, l’anno successivo), secondo gruppo firmatario di un contratto con una major (la Polygram).
Nel 1990 cade la prima vittima eccellente, Andrew Wood, leader dei MotheLoveBone, che muore per overdose mettendo la parola fine alla storia del gruppo. Debuttano su Columbia gli Alice In Chains di Layne Staley con Facelift, lavoro dominato da suoni metallici e malati. Il gruppo avrà una vita difficile.
Il 1991 è l’anno della consacrazione internazionale grazie al definitivo massiccio intervenuto delle multinazionali (major) spianando la strada al successo planetario ad un congruo numero di lavori di indiscussa qualità: Nevermind dei Nirvana, Badmotorfinger dei Soundgarden e Ten dei Pearl Jam. A questi vanno aggiungi altri grandi titoli: Uncle Anesthesia degli Screaming Trees, Gish dei Smashing Pumpkins, Congregation degli Afgan Whigs e Green Mind dei Dinosaur Jr. tutti pubblicati dalle major che finalmente scoprono Seattle come la potenziale gallina dalle uova d’oro. 
Il triennio 1992 – 1994 produrrà altri titoli miliardari, dai Nirvana di In Utero, prodotto da Steve Albini, sino ai successivi album dei Pearl Jam (Vs e Vitalogy, lavori più maturi e tendenti al mainstream); gli Smashing Pumpkins realizzano il loro capolavoro, Siamese Dream mentre gli Afgan Whigs di Greg Dulli pubblicano Gentlemen.

Anche Alice in Chains e Soundgarden, l’ala più metal del grunge, continuano a incidere buoni album baciati dal successo (rispettivamente Jar Of Flies e Superunknown) ma il 4 aprile del 1994 a Seattle accade la tragedia. Kurt Cobain viene trovato cadavere nel garage di casa sua, sfigurato da una fucilata in pieno volto.  Un suicidio annunciato. Con la sua morte niente sarà più come prima.
Nel 2002 morirà per overdose anche Layne Staley, il leader degli Alice in Chains, dopo una vita bruciata ad inseguire gli eccessi della vita e senza riuscire mai a scrollarsi di dosso il peso della sua tossicodipendenza.

Postum Scrptum: Per contiguità col grunge si aggiungano i nomi di Sonic Youth e Jane Addiction ( Daydream Nation e Nothing Shocking ) che seppure non provengano da Seattle hanno avuto nei confronti del grunge un rapporto di stretta osservanza in termini di suoni e stili di vita. Lo stesso si dica in altri ambiti geografici degli inglesi Bush e dei norvegesi Motorpsycho, (consigliabili: Sixteen Stone e Demon Box) anch’essi folgorati come san Paolo sulla strada di Seattle avendo accolto nel proprio dna i segni tangibili di un fenomeno musicale e di costume che ha davvero mutato la faccia della storia (della musica rock).


Conclusioni
Senza Nevermind il grunge sarebbe rimasto (forse) dentro i recinti regionali dell’underground. Il disco, voluto dalla Geffen Records e affidato alle cure del produttore Butch Vig, credo abbia avuto il merito di aver liberato l’anima di Seattle definitivamente dopo averla affidata alla custodia del mondo affinché ne serbasse il ricordo.
Vent’anni dopo la deflagrazione di quell’evento resta forte il mito di una stagione irripetibile, il volto di Kurt e i tanti gruppi che hanno tentato l’assalto al cielo come è sempre accaduto quando si è voluto raccontare la storia di una scena musicale, uguale ma sempre cosi diversa, che ha accompagnato una generazione verso la maturità.
I Pearl Jam, unici superstiti del grunge, sono ancora in giro per il mondo a spendere la cifra di un sogno duro a morire, non prima però di averci sommersi da una infinita prole di dischi live che non ci basterà una vita per ascoltarli tutti.
                                                                                                          
(*) " Questo omaggio alla storia della musica Grunge e ai suoi protagonisti è stato pubblicato in origine nel mese di febbraio del 2011 nella Rubrica "Music'Arte" del sito www.sanmarcoinlamis.eu.", ripreso in seguito alla triste morte di uno dei protagonisti di quella stagione, Chris Cornell, e a lui dedicato ". (Luigi Ciavarella)
CHRIS CORNELL (1964 - 2017)


sabato 29 aprile 2017

POESIA DIALETTALE GARGANICA A CONFRONTO.


Il libro di recente pubblicazione, Poeti del Gargano, con sottotitolo “nei dialetti dei paesi”, curato da Franco Ferrara di Apricena, ci consente di osservare dal di dentro lo stato di forma della nostra poesia dialettale. La materia è perlomeno controversa. Se da un lato diminuisce in maniera esponenziale l’uso corrente del dialetto sia nelle conversazioni tanto nella scrittura (l’ISTAT nell’ultima rilevazione ha certificato una ulteriore diminuzione dell’”uso esclusivo” del parlato dialettale, tanto in famiglia quanto con amici e conoscenti, a vantaggio di un italiano sempre più corretto) dall'altro canto ci si chiede, considerata l'alta proliferazione di poeti e testi dialettali, se ciò sia sufficiente a frenare la caduta e rilanciare, se possibile nel contempo, la centralità della parola dialettale in seno ad una comunità.  
Una delle soluzioni può essere quella proposta dal gruppo dei poeti garganici di cui parliamo i quali non solo hanno riunito in un volume di intenti tutte le voci disponibili sparse in tutta l’area dello Sperone per un confronto tra le diverse anime che ivi ci abitano, ma, allo stesso tempo, con spirito itinerante, stanno portando nei vari paesi garganici questo loro progetto poetico. Giovedì 20 marzo il meeting ha toccato pure il nostro paese. Con il sostegno della locale “Puteca”, che, come è noto, si occupa di poesia dialettale, abbiamo potuto toccare con mano questa interessante iniziativa che senz’altro farà del bene a tutto il movimento e alla natura stessa della lingua parlata dialettale.
Si tratta di quindici autori che rappresentano un campionario di voci autoctone poiché, come avverte il curatore, “non esiste il dialetto del Gargano” bensì un insieme di voci differenti che, seppure saldati da un sentimento comune, non rappresentano nient’altro che sé stessi. Si tratta in definitiva di paesi in cui il peso dell' isolamento è stato decisivo per lo sviluppo della propria autonomia linguistica e comportamentale, tale da renderli unici. Le zone impervie del Gargano prive di strade e di commerci sono state la ragione fondamentale per la formazione di queste differenze. Insomma senza scambi e rapporti continuati con i paesi limitrofi ciascun microcosmo ha dovuto coltivare, sviluppare e custodire i propri vincoli tradizionali con autodeterminazione.   
Sono tante voci che rappresentano senza dubbio una ricchezza dal punto di vista delle tradizioni e dei contenuti linguistici, che andrebbero salvaguardate, per esempio, immettendo in circolo i risultati delle loro ricerca attraverso le tante forme creative disponibili. Come nel caso di questo libro che vuole rilanciare la forma partecipativa della comune radice dialettale provando a contenere gli assalti devastanti della modernità. Una resistenza che risulterebbe vana se non fosse accompagnata da un rilancio capillare dell’uso del dialetto ovunque ci sia spazio, tanto nei rapporti interpersonali che sui luoghi di lavoro etc. Non soltanto scrittura quindi ma soprattutto confronto e partecipazione ad un comune obiettivo da difendere: la parlata dialettale come principio identitario e come argine allo strapotere della lingua italiana. Solo in questo modo la scrittura e la parlata dialettali potranno avere una ragione in più di sopravvivenza quindi uno spazio sentimentale in cui crescere preservando così le tante parole d’uso dialettale, nonostante siano mutate nel corso dei decenni, che restano intraducibili e appartengono quale patrimonio permanente soltanto alla storia della comunità di appartenenza.
Gli autori della raccolta provengono da ogni parte del Gargano. I più numerosi provengono da Vico del Gargano: Michela Di Perna, Maria Vera e Nicola Angelicchio, mentre dalla lontana Vieste arrivano Isabella Cappabianca e Angela Ascoli ; da Ischitella invece Rocco Martella e Nino Visicchio ; da Apricena Franco Ferrara e Raffaele Pennelli ; da Monte Sant’Angelo Pietro Salcuni e da San Giovanni Rotondo Onofrio Grifa e Michele Totta, nomi noti al popolo della “Puteca”; da Carpino arriva Giuseppe Trombetta mentre da Rignano Garganico è presente il solo Giuseppe Lombardi. Infine, ma solo per ragioni di cuore, Antonio Guida (foto sotto), l’unico nome presente nel sodalizio di San Marco in Lamis. 
La lettura dei testi è stata sorprendente, piacevole, spesso vivace e sempre ricca di gustosi contenuti se non altro per le tante varietà del linguaggio che qui si confrontano e si intercettano in un gioco degli incastri e dei rimandi a volte espresse con arguzia altre volte invece con pathos spesso con una comunicativa duttile ed efficace, che lascia oltremodo esterrefatti. La visione di comuni intenti e la evidente fiera partecipazione di ciascun poeta ad un progetto univoco restano il fine di questa opera e quindi un valore inestimabile di straordinaria potenza evocativa di cui diamo atto.  
Luigi Ciavarella


Il poeta dialettale Antonio Guida di San Marco in Lamis
  

sabato 15 aprile 2017

MOSTRA ALL'APERTO DI NICK PETRUCCELLI

Ieri mattina siamo stati testimoni di un evento artistico molto curioso e interessante: una mostra di sculture di Nick Petruccelli, che l'artista sammarchese ha esposto nella centrale piazza Madonna delle Grazie Si tratta di opere a soggetto religioso o ispirate da simbolismi che traggono ispirazione dalle debolezze umane, come per esempio la famosa stele, peraltro già nota in quando esposta nel convento di San Matteo, al cui interno vengono stilizzati i segni tangibili della sofferenza umana contemporanea. La droga, l'alcolismo, e altre dipendenze, sono qui raffigurati attraverso simboli inequivocabili. Catene, siringhe, bottiglie, chiodi penetranti e addirittura un braccio scolpito nel legno dove il tutto evidenzia il grido soffocante di un dolore devastante, lo racchiude e lo denuncia con umana misericordia. Le stimmate scalfite nel palmo della mano, poi, rievocano il grido forte primordiale della croce che si protrae sino ai nostri giorni, sotto altra forma ma con uguale identica passione. E tutto ciò sin dall'alba del cristianesimo. Come altri silenziosi segni della passione di Cristo, che qui vengono esaltati, come la pietà, i profili umani imbrigliati nel legno e la croce, infine, sotto la quale si compie il gesto più toccante della storia bimillenaria della Chiesa, sono tutti momenti che possiedono la forza di rappresentare un grande evento evocativo che ieri abbiamo percepito e di cui diamo testimonianza.

Luigi Ciavarella





lunedì 10 aprile 2017

POESIE SCRITTE AL COMPUTER.



Da quest'altezza vertiginosa
respiro l’aria radioattiva di Chernobyl
e la nebbia del gran Canal dello Starale,
che rendono il mio viaggio appassionante
malgrado i vapori ristagnino a mezz'aria
e le pallide luci color ocra muoiano al tramonto. 

Potremmo da quassù osservare la piana dei Catapani
nella sua maestosa intierezza come una taiga,
con le sue spighe agitate dal vento
e le betulle che si specchiano nello stagno,
altezzose in questa stagione strana d’estate ;
e dentro i rivoli che tagliano i sentieri
dove spesso si possono incrociare 
gli sguardi impaurite delle rane
immobili vicinissime allo specchio d’acqua
gonfie d’ attesa mentre fissano le prede.

Respiro il profumo di Parigi
i cento ponti che attraversano la Senna
e i boulevard che mi ricordano sommariamente
il Prevert della guida Michelin
odorosi di puttane, di caffè e di Pastis.
I clochard sono fermi agli angoli della strada
altri sotto i ponti del fiume conservano cartoni per la notte,
stipano bottiglie di pessimo vino St. Morand
tra gli stracci ai margini dei canali.
Mi ricordano Colmar queste strade di pietre
grigie di madreperla che corrono a valle
quasi a precipizio; gli indolenti vialetti
che odorano di fiori di lavanda
inebrianti sentieri della vita mi passano accanto
tra percorsi odorosi di lardo e di salsicce,
fatiscenti, neanche fossimo nei bistrot di Praga 
o dentro i bassifondi desolati di Marsiglia 
dove i vapori ristagnano nelle bettole maleodoranti 
come a Barcellona dove la santa inquisizione accende ancora fuochi
e getta i resti degli eretici nei rigagnoli davanti al porto
prima della partenza dei piroscafi verso l’ignoto.

Luigi Ciavarella 



domenica 2 aprile 2017

CARTOLINE, TRAJONE E SUPERSTIZIONI

Questa cartolina di Matteo Di Carlo (foto a sinistra) credo sia l'unica testimonianza illustrata di una poesia dialettale dedicata alla fracchia. Forse l'unica in assoluto impressa su cartolina postale.
Nel mio ricordo di adolescente la vedo in dose massicce nei tabaccai e in altri posti pubblici, soprattutto nei periodi pasquali. Pensavo allora che l’autore fosse una specie di istituzione nel nostro paese, senza immaginare affatto che la divulgazione era dovuta soltanto alla sua iniziativa personale. 
Degli altri poeti dialettali naturalmente non conoscevamo nulla poiché non vi erano state stampate altre cartoline simili. Nessuno evidentemente aveva ritenuto utile imitare l’esempio di Matteo Di Carlo. Nulla sapevamo, per esempio, di Joseph Tusiani, - emigrato in America - Francesco Paolo Borazio o di Giovanni La Selva etc. perché le loro cose erano discusse e custodite soltanto nei circoli o, al limite, nella biblioteca pubblica di Corso Giannone. Nessuno aveva notizie delle loro opere perché nessuno degli Autori si era preso l’impegno di divulgare i risultati delle loro ricerche o delle loro passioni letterarie ad un pubblico più eterogeneo. Men che mai i presidii scolastici che, ieri come oggi, non hanno mai avvertito il bisogno né di indagare né tantomeno di promuovere radici e fatti letterari contemporanei del proprio territorio, come, d’altra parte, neppure erano obbligati a farlo, dovendo rispondere soltanto ai rigidi programmi imposti dal ministero. Quindi la ricerca culturale, storica e popolare era terreno riservato soltanto a poche persone i cui risultati spesso rimanevano in ambito circoscritto nella loro comunità.
Nonostante circolassero ovunque frammenti di voci relative al racconto popolar fantastico, in vernacolo, “Lu Trajone” il testo integrale non era stato ancora pubblicato né le varie autorità culturali del posto si erano prodigate a sollecitare un interessamento da parte di privati o delle istituzioni. Si trattava dopotutto di un racconto di ingegno formidabile per le tante trame e i riferimenti allegorici contenuti nel testo, intrecciate sullo sfondo di una valle molto familiare nel nostro immaginario collettivo. Francesco Paolo Borazio, il cavapietre autodidatta, che aveva scritto il poema epico sulle pagine di un quadernetto di scuola, intendeva non solo raccontare una storia di amore disperata, ma anche di porre in evidenza, attraverso il racconto dei due fuggitivi innamorati, i vizi e le virtù di una comunità chiusa tra le montagne di una regione impervia. Lu trajone, il dragone mostruoso diventa quindi la metafora dei nostri incubi comunitari accanto alle nostre paure ancestrali che da sempre ci impediscono di guardare oltre gli orizzonti, che peraltro ci sono preclusi fisicamente. Credo che questo avrà pensato lo scrittore sammarchese quando ha messo nero su bianco le vicende di Vela e Seppantonio, svelare cioè il carattere peculiare (direi fondante) che ci appartiene e ci contraddistingue come comunità. Non male per uno scrittore autodidatta che ha appreso sui pochi testi scolastici il necessario che gli è servito per mettere in cantiere quest’opera dai contorni paradossali illuminati oltremodo da un linguaggio semplice soltanto in apparenza quando, al contrario, investe d’autorità una scrittura e un mondo popolare in cui la parola dialettale conquista il centro della scena avendole affidato un compito, uno stile e una forma che serviranno alle generazioni successive per confrontarsi su basi strutturali condivise. Una novità e una modernità di sorprendente attualità.
Francesco Paolo Borazio ( 1918 - 1953 )
D’altra parte alcune schegge del racconto di questa figura mitologica, provenienti dalle nebbie di un passato remoto arcaico sono sempre circolate in paese. Hanno accompagnato nella paura la storia di intere generazioni di sammarchesi. Il dragone come spirito immutabile e posto a guardia delle nostre paure è sempre stato il golem a cui abbiamo affidato le nostre angosce e i nostri timori nei confronti di un essere orribile che nessuno peraltro aveva visto mai ma che ugualmente incuteva spavento e terrore. Un demone fuggito dall’inferno a cui un bel giorno il popolo si ribella, diviene temerario, gli dà la caccia come nel finale di un film gotico spinto dalla forza disperata di una comunità armata di forconi che vuole salvare a tutti i costi dalle sue grinfie la coppia di giovani che il serpente che “Teneva sette pede cu’ sett’ogna ammulate e pezzute come spate” ha rapito. Ma giunti nella valle di Stignano, il luogo dove si sospetta che il dragone dimori, non troveranno traccia del terribile mostro tentacolare, con sette teste, bensì i giovani ragazzi impauriti che dovranno raccontare tutta la loro verità. L’epilogo avrà un retrogusto amaro, la tragicomica vicenda de lu trajone dimostrerà tutta la sua inconsistente e disarmante fragilità e ciascuno farà ritorno al proprio quotidiano.
Per avere una conoscenza organica del poema vernacolare dobbiamo aspettare il 1977 quando i giovani professori Antonio Motta, Cosma Siani e Michele Coco, con la complicità di Filippo Pirro, illustratore preciso e allegorico, e la presentazione dell’accademico Francesco Sabatino, ne appronteranno una edizione completa, inaugurando così anche una collana letteraria molto proficua. Nessuno sino ad allora ci aveva mai pensato, neanche sotto forma di cartolina illustrata con stralci testuali e disegni appropriati tali da rendere seducente una storia d’amore e di coraggio vissuta tanto tempo fa in questa valle incantata.
Luigi Ciavarella
 




domenica 19 marzo 2017

SI E' CONCLUSA L’ERA DEL ROCK N ROLL

Morto Chuck Berry, massima icona del Rock n Roll dei primordi. Aveva 90 anni.

Con la scomparsa di Chuck Berry, avvenuta ieri nella sua Saint Louis all’età di 90 anni, possiamo dire che cala il sipario su una delle pagine più vigorose e popolari della musica contemporanea: il Rock N Roll. Un genere nato principalmente con Chuck Berry, fedele interprete di uno stile di vita più che un genere musicale che interferì in profondità nella storia del costume e della musica in tutto il mondo a partire dalla metà degli anni cinquanta.
Non riusciamo ad immaginare cosa sarebbe stato per i Rolling Stones, i Beatles, gli Animals e centinaia di altri gruppi ed interpreti di musica rock senza la sua musica e le sue canzoni. Impossibile dimenticare quando sia stato fondamentale, decisivo e radicale il suo contributo alla conoscenza della musica come liberazione generazionale, col grande merito di aver saputo sprigionare energie e valori universali come libertà, indipendenza ed emancipazioni su tutto, forse come nessun’altra fonte riuscirà mai ad eguagliare. Il Rock N Roll fu una rivoluzione epocale e Chuck Berry ne fu il maggior responsabile. Un tipo di musica apparentemente semplice la cui forza era tutta affidata all’energia e al vigore passionale con cui si proponeva, prodotta nel solco di una tradizione che rinnovava dalle fondamenta le regole e gli obiettivi per farne una bandiera che sventolasse ad ogni latitudine. Il successo fu clamoroso e, soprattutto, aprì le porte al Rock come musica contemporanea in evoluzione che ancora oggi catalizza gli interessi dei giovani e muove profitti colossali.
Di Chuck Berry si ricorderanno brani storici come Maybelline, il suo primo successo, Roll Over Beethoven, Johnny B. Goode, Rock n Roll Music, Sweet Little Sixteen e tantissimi altri brani, punti di riferimento di una carriera sterminata puntellata anche di fatti di cronaca anche spiacevoli. Brani reinterpretati da centinaia di artisti che stanno lì a dimostrare quanto sia stato importante la sua musica per la nascita e lo sviluppo della musica rock. Canzoni che son servite a modellare un universo, forse a far crescere una utopia ma senza le quali la nostra vita avrebbe preso un’altra piega e molte band non sarebbero sorte sulla spinta di questa energia unica e vitale che ha cambiato a molti la propria vita, compreso chi vi scrive.
RIP

Luigi Ciavarella








  

domenica 5 marzo 2017

CONCORSO PER GIOVANI MUSICISTI.

L'Associazione di Cultura Musicale "Santa Cecilia" di San Marco in Lamis organizza dal 27 al 30 aprile la sesta edizione del Concorso Nazionale per giovani musicisti.
Il concorso si svolgerà presso il Teatro dell'Istituto “P. Giannone” ed è organizzato nell'ambito delle attività dei Laboratori Urbani Artefacendo; è rivolto a tutti i giovani musicisti (allievi delle scuole ad indirizzo musicale, privati, Conservatori, Licei Musicali, ecc.) che studiano uno strumento o canto.
Le categorie sono diverse, divise per famiglia di strumento, età e tipologia di studi.
La novità di quest'anno è l'istituzione della Borsa di studio per la fisarmonica "Tonino Lombardozzi", noto fisarmonicista sammarchese scomparso dieci anni fa. Il premio è stato realizzato insieme al Lions Club di San Marco in Lamis, che ha offerto la borsa di studio di 1.000,00 euro. L'evento rientra nelle attività del Lions Club nell'ambito delle iniziative rivolte ai giovani in occasione dei festeggiamenti del Centenario della Fondazione del Club International.
Tutti i vincitori delle diverse categorie si esibiranno in una serata – concerto a novembre nell’ambito dei festeggiamenti di Santa Cecilia (patrona dei musicisti).
Per info:
www.acmsantacecilia.it
facebook: associazione santa cecilia san marco in lamis
email: antonio.claudio.bonf@alice.it
cell: 339.4481160 – 338.3923781

lunedì 20 febbraio 2017

UNA TARGA PER IL MAESTRO TONINO LOMBARDOZZI

Antonio Lombardozzi ( 1927 - 2007 ) è stato un pioniere della storia musicale del paese, contribuendo non poco a disegnare uno sviluppo possibile dell’arte musicale in un momento storico ancora provato dagli effetti nefasti della guerra e dalle incertezze del dopo. Rispetto ad altri, per esempio,Tonino, come affettuosamente lo chiamavano tutti, aveva radici musicali colte avendo da subito compreso l’importanza della musica jazz, introdotta dagli alleati, che lui prese in prestito per arricchire il repertorio della canzone napoletana a lui familiare. Due stili musicali apparentemente distanti tra loro che Lombardozzi provò a contaminare creando di fatto un genere ibrido che funzionò alla perfezione. Suonava la fisarmonica di cui era maestro e formò diverse generazioni di giovani sammarchesi all’arte di suonare lo strumento attraverso un insegnamento regolare, serio e rivolto sempre ad educare i giovani verso la passione della musica e all’amore per la propria terra d’origine.  
                                                                                                                                (Luigi Ciavarella).





IO, KURT COBAIN E I NIRVANA.

Oggi Kurt Cobain avrebbe compiuto 50 anni.

Gli anni ottanta stavano volgendo al termine allorquando, casualmente, ascoltai per la prima volta i Nirvana di Kurt Cobain. Eravamo alla fine di un decennio che era stato molto fecondo in termini di movimenti e produzione rock di qualità. In quel istante la musica grunge era già una realtà, seppure circoscritta ai dintorni di Seattle (Stato di Washington), dove si era sviluppata, con ottime chance di influenzare la scena rock americana. Bleach, il loro primo disco, uscito nel 1989 per la piccola ma intraprendente etichetta locale Sub Pop, realizzato in economia, a noi sembrò tuttalpiù  una copia ben fatta di Sabbath Bloody Sabbath. Sbagliando evidentemente distratti da altri suoni poiché era un periodo molto ricco di opportunità d'ascolto. Indubbiamente c'era dell'altro. Di sicuro vi erano i prodromi impercettibili di una nuova alchimia sonora che stava prendendo forma, un segno di rottura col recente passato che non avrebbe tardato a dare i suoi frutti. Nel disco, che io acquistai l'edizione europea della Glitterhouse tedesca (dimezzando così il valore collezionistico) tra i tanti spunti vi era pure una curiosa cover degli olandesi Shocking Blue che per qualche ragione aveva attirato l'attenzione del gruppo di Aberdeen.  Il disco dalle evidenti enormi potenziali represse servì soltanto come laboratorio per il successivo. Elementi come rabbia, rumore e melodia occorreva focalizzarle al meglio. Infatti non appena le nuove canzoni vennero abbozzate furono subito cooptate dalla Geffen Records (una etichetta major) che, intuito il talento e le enormi potenzialità commerciale, nonché il senso di novità, affidò all'esperto produttore Butch Vig, con un budget di gran lungo più consistente, il compito di realizzare il disco. Nasce così Nervermind come dire uno dei capolavori più importanti della musica rock, con un suono di base hard melodico e dai contenuti misto rabbia e frustrazione giovanile. Il lavoro diventa il luogo dove il genio di Kurt Cobain, il leader del gruppo, può esprimere compiutamente tutte le contraddizioni generazionali del suo tempo, il proprio stato d'animo con tutto il disagio che ne deriva diventando così da subito emblema stesso dell'immaginario giovanile. Un miracoloso caleidoscopio di suoni di vibrante attualità che mette insieme suoni hard e armonie devastanti. Una sintesi di passioni ed energia che non ha eguali nel mondo della musica rock contemporanea. Il tutto avviene con una naturalezza incredibile. I Nirvana hanno aperto autostrade sonore dagli sviluppi potenzialmente infiniti in cui confluiscono emozioni e forza, frustrazioni e sentimento, tutte le contraddizioni del mondo qui hanno un senso e una rappresentanza.
L'album apre con Teen Like Teen Spirit il brano epocale che marcherà per sempre la musica grunge nella storia del mondo. Ma è tutto l'insieme che rivela la potenza di un messaggio importante attraverso dodici brani in scaletta che rappresentano la massima capacità della musica di condizionare la storia. E Kurt Cobain, dal carattere fragile e innocente, non avrà abbastanza forza di sopportare tutto quel peso che la improvvisa celebrità gli ha regalato. Dopo aver aperto alla musica grunge la ribalta internazionale e un futuro dignitoso al crossover come identità elitaria, attraverso i contributi sonori di molti gruppi che affiancheranno i Nirvana in questo viaggio planetario alla conquista del mondo (Penso a MudhoneyPearl JamSoundgardenScreaming Trees, etc..), deciderà di farla finita in modo drammatico chiudendo la sua vita terrena e spalancando quella immortale della storia. 
(Luigi Ciavarella)