sabato 1 dicembre 2012

EREMI DELLA VALLE DI STIGNANO AL VI° CENSIMENTO "I LUOGHI DEL CUORE 2012"


Il 30 novembre si è concluso il VI° Censimento “I Luoghi del Cuore” , promosso dal FAI, con ben 369
segnalazioni online per gli Eremi della Valle di Stignano. Un discreto risultato per il Comitato promotore "La valle degli Eremi" che da diversi anni si prodiga per la salvaguardia di questi antichi luoghi di preghiera e meditazione, situati in una delle valli più suggestive del Gargano. Ultimo riconoscimento notevole è il vincolo monumentale sull'Eremo di Sant'Agostino che il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali ha riconosciuto in questi ultimi giorni.

Adesso c'è bisogno di un progetto di recupero e valorizzazione da portare avanti insieme alle istituzioni.

La nostra speranza è che il risultato finale di questo censimento possa essere il primo passo verso questo obiettivo.

In questi anni l'interesse verso gli Eremi di Stignano è cresciuto tanto da attrarre in questi luoghi svariate centinaia di persone che, grazie al contributo di alcuni volontari, hanno potuto ammirare con i propri occhi gli antichi affreschi e le anguste celle dove gli eremiti erano soliti ritirarsi in preghiera.

Di seguito si riportano i risultati ottenuti:

19° posto assoluto nella classifica nazionale


su ben 10549 Luoghi del Cuore segnalati.

3° Luogo del Cuore della Puglia

, secondo solo alla Chiesa Delle Croci di Foggia (9° posto assoluto) e al Ponte dell'Acquedotto di Gravina in Puglia (12° posto assoluto) .

2° Luogo del Cuore della Provincia di Foggia

.
1° Luogo del Cuore assoluto nella categoria Abbazia / Convento / Monastero

 
E'doveroso ringraziare tutte le associazioni ed i privati cittadini che hanno supportato il Comitato La Valle Degli Eremi in questi mesi.

In modo particolare si ringraziano: Il Parco Nazionale del Gargano, il comune di San Marco in Lamis, il comune di Apricena, il comune di San Nicandro Garganico, il comune di San Giovanni Rotondo ed il comune di Rignano che hanno patrocinato l'iniziativa.

Ricordiamo che

questa è una classifica provvisoria dove bisognerà aggiungere le segnalazioni cartacee che

i comitati in questi giorni stanno prontamente inviando alla sede FAI di Milano.

A questo punto non ci resta che incrociare le dita e sperare nella buona sorte.

San Marco in Lamis, 1 Dicembre 2012

Il comitato promotore

La Valle degli Eremi

giovedì 4 ottobre 2012

THE BEATLES .... 50 ANNI DOPO

di Luigi Ciavarella
collezione in vinile dell'Autore
Mezzo secolo fa nascevano i Beatles, il rivoluzionario gruppo pop che tutti conosciamo e che servì dopotutto al flusso della musica rock di voltare pagina in un istante particolarmente delicato della sua storia.
Fu Love me do il primo singolo che il gruppo di Liverpool incise negli studi della Parlophone di Londra, l’etichetta che li aveva accolti grazie alla abilità manageriale di Brian Epstein, che un mese prima si era visto rifiutare i provini dalla Decca Records , e che di quel rifiuto la famosa etichetta futura dei rivali Rolling Stones, si morderà le mani ( per la cronaca al loro posto vennero ingaggiati Brian Poole & The Tremeloes, ritenuti “più moderni” dei Beatles ) e  George Martin, che di quel disco è stato il produttore, che aveva assunto la responsabilità del suono a partire da quel momento.   
Il 45 giri non ottenne particolare successo. D’altronde la musica dei Beatles non si discostava di molto dagli standard dell’epoca, soprattutto in un’ area superaffollata di complessi beat ( questo fenomeno assunse la denominazione Merseybeat che prende lo spunto dalla presenza del fiume Mersey che attraversa la città di Liverpool ) che se da un lato è sintomo di una vitalità creativa dall’altra limita invece le possibilità di ciascuno di emergere dal sottobosco. Liverpool è una città portuale, in quel momento molto viva, in forte espansione, soprattutto ricca di contatti con il mondo, come dire un po’ la New Orleans d’Inghilterra capace di assorbire tutte le influenze musicali provenienti dall’esterno.
Oltre al blues, che avrà altri avventori, peraltro spinti sino a Londra, ( nomi d’elite come Alexis korner, Graham Bond, John Mayall e gli stessi Rolling Stones tra gli altri ) il resto assorbirà i ritmi frenetici e il vento della novità del Rock n Roll che, direttamente dagli USA come il blues, arrivano entrambi a fiotti in città, contagiando una generazione giovanile aperta alle novità e pronta ad abbandonare lo skiffle, per esempio, che sino a quel momento è stata la musica dominante in terra d’Albione.
Le origini dei Fab Four hanno proprio l’impronta Skiffle, se è vero che il primo gruppo formato da John Lennon è stato proprio un gruppo che suonava quella musica. Si chiamava The Quarrymen e sostanzialmente si può dire sia stata una band- laboratorio sin dal 1956, poiché vi confluirono, in tempi diversi, sia Paul Mc Cartney che George Harrison, dando così una prima impronta alle origini del gruppo.
L’esordio ufficiale con la sigla Silver Beatles avviene in Germania, ad Amburgo nel 1961, suonando, come molte band proveniente dall’Inghilterra in cerca di notorietà, nei posti più strani, compreso in ambienti a luci rosse.
Il batterista era Pete Best, che verrà sostituito in seno al gruppo alla vigilia del vero esordio discografico dei Beatles da Ringo Starr ma, per la cronaca, non sarà lui a sedere dietro ai tamburi durante la registrazione del primo storico 45 giri citato.
il primo album, Please Please Me, seguì di poco la pubblicazione di Love Me Do, il singolo d’esordio pubblicato il 3 ottobre 1962, e contiene 14 brani che trattano temi adolescenziali, spensierate armonie che non lasciano significative tracce. Per avere riscontri efficaci e originalità bisognerà attendere che la premiata ditta Lennon-McCartney inizi a scrivere canzoni, dopodiché la carriera dei quattro di Liverpool sarà tutta in discesa.
Infatti a partire dal successivo A Hard Day’s Night, soundtrack di un filmetto imperniato sui pruriti giovanili del momento, diretto dal giovane Richard Lester, il mito Beatles decolla in maniera impressionante. Tutti i brani dell’album vengono emessi in formato 45 giri e tutti godono di un successo senza precedenti, raggiungendo indistintamente la vetta di Billboard.
Inizia da quell’istante il mito dei Beatles, cioè di qualcosa di completamente nuovo che investe il mondo. Una isteria collettiva che non ha eguali nel mondo della musica giovanile ; fatti di costume e di moda che interagiscono con la musica, investono il mondo giovanile e tutti i loro concerti, sino al 1966 data in cui porranno fine per loro volontà, saranno avvenimenti che nulla avranno a che fare col normale svolgimento di fatti legati alla musica.
La beatlesmania, cosi viene etichettata quest’onda d’urto che investe tutto il mondo giovanile del pianeta, avrà il suo apice con la definitiva conquista del floridissimo mercato americano ; il suo epilogo valutato in termini finanziari come una delle imprese più produttive del pianeta, giovando in questo modo alle casse del regno Unito ( che in quel momento naviga in cattive acque ) ed è per questa sostanziale ragione che la regina d’Inghilterra vorrà insignirli del grado di baronetti, creando di conseguenza una frattura profonda sia nel mondo della nobiltà inglese che tra i fans del gruppo, suscitando forti polemiche in entrambi i campi.
A ciò si aggiunga l’infelice frase di John Lennon quando dichiarò che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo, suscitando anche in questo caso le proteste di milioni di credenti in tutto il mondo.
Il vertice della popolarità avviene con Rubber Soul, seguito di un'altra colonna sonora, Help, ( in italiano Tutti per uno ), forse il disco più importante dei  Beatles, superiore per alcuni finanche a Sgt. Pepper, per l’approccio moderno nell’insieme e la presenza nel disco di brani epocali come Michelle, Girl, Norwegian Wood ( per la prima volta George Harrison vi suona il sitar ) e per In My Life, superba fiaba sulle note di una suggestione folk, con l’incredibile George Martin che tira fuori dal piano il suono di un clavicembalo.
Revolver, fu altro tassello importante del percorso beatlesiano, anch’esso pieno d’altri brani memorabili a partire da Taxman scritta da George Harrison e posta in apertura dell’album, subito seguito forse dal brano più famoso dei Beatles dopo Yesterday, quella Eleonor Rigby che ancora oggi vive nell’immaginario del mondo intero ;  dopo verrà pubblicato il famoso Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band, come dire il contributo dei Beatles all’arte psichedelica, omaggio sincero alla Swinging London imperante in quell’anno fatidico 1967 e massima espressione del rock dei sessanta in Inghilterra. Vi sono episodi storici che rivelano un gruppo adulto, consapevole del loro ruolo nel mondo ma anche artefici di una apoteosi strutturale che spinge il rock in avanti dandole una patina di modernità e dignità mai finora azzardata da nessuno e che trova nel brano A Day in The Life il momento più alto della loro idea di musica.
Con questo disco termina il rapporto fruttuoso ( e redditizio ) Lennon-McCartney, screzi inevitabili minano la stabilità del gruppo. Una certa stanchezza vi subentra e sarà letale d’ora in avanti per le sorti del gruppo più famoso e popolare del mondo.
Il White Album, chiamato cosi perché ha una copertina completamente bianca, offre spazio a ciascuna voce in seno al gruppo, facilmente individuabili tra i solchi del doppio album in termine di stile e di scrittura, tanto per Paul McCartney che da voce ad un suono più armonioso mentre Lennon da sfogo alle sue velenose invettive contro il mondo, aspre e lunatiche, mentre Harrison si ritaglia da se un piccolo spazio sufficiente per dare varietà d’intenti all’ opera, che rimane uno dei vertici del complesso nonostante la vistosa presenza dei primi scricchiolii che preludono la fine.
Infatti il successivo Abbey Road, del 1969, è l’ultimo capitolo di una discografia che  ha pochi eguali nella storia della musica rock, ultimo disco ancora baciato dal successo che preserva al suo interno alcune perle che si discostano di poco dallo stile espresso nel album precedente. Resta famosa la copertina che li immortala nell’atto di attraversare le famose strisce pedonali in Abbey Road, ma anche alcuni brani contribuisco a rendere l’album ( per esempio Something e Here Comes The Sun di George Harrison) molto appetibile sul piano complessivo del suono.
Quando esce l’ultimo album ufficiale, Let It Be, nel 1970, i Beatles non esistono già più. Il disco è un collage di brani registrati in precedenza e assemblati da George Martin senza che i quattro vi avessero partecipato alla produzione. John Lennon aveva già formato la Plastic Ono Band e si accingeva a incendiare il mondo mentre il restanti avevano già preso le loro strade solistiche fatte di carriere modeste all’interno dello show business senza nulla aggiungere al glorioso passato.   
A distanza di cinquant’anni da quel debutto il mito dei Beatles è più che mai vivo anzi sembra che col tempo la loro musica rinvigorisca, a dispetto dei pochi denigratori che li vorrebbero morti e sepolti. 
LUIGI CIAVARELLA

giovedì 6 settembre 2012

UN BUSTO MARMOREO PER FRANK VINCENT ZAPPA

            di LUIGI CIAVARELLA

All’indomani della morte di Frank Zappa, avvenuta a Los Angeles il 4 dicembre 1994, si parlò apertamente di omaggiare da subito la figura carismatica del personaggio, dedicandogli tutto ciò che poteva essere a lui dedicato ; persino dal mondo della ricerca scientifica si pensò di dedicargli un asteroide oltre ovviamente alla intestazione stradale in qualche città in cui Zappa in vita ha dato testimonianza. Presumo che in Italia almeno le città di Bolzano e Pistoia gli abbiano dedicato l’intestazione di qualche via o qualcos’altro dal momento che in quelle città il grande musicista americano, di chiare origini italiane, ha lasciato un segno del suo passaggio attraverso alcuni concerti epocali.
Certamente le evolute città di Berlino, New York e Baltimora, in quest’ultima città Frank Zappa vi nacque nel 1940, credo giustamente che gli abbiano dedicato qualche edificio o quant’altro, sicuramente qualche auditorium o studio di registrazione ; di certo le umili città di Agropoli (Salerno) e di Grottammare (Ascoli Piceno) hanno provveduto per tempo a dedicare al grande genio musicale sia una via (Agropoli) tanto un parco (Grottammare) allineandosi cosi alle iniziative già intraprese in tutto il mondo e da città molto più blasonate di loro, come Vilnius (Lituania) per esempio che gli dedicò addirittura un monumento o come Berlino o Parigi.
Per chi mastica un po’ di informazione musicale, rock o non soltanto quella, datosi che Frank Zappa è stato anche un musicista e compositore di formazione classica, deve sapere che sto parlando di un genio musicale di prim’ordine. Senza dilungarmi troppo, occorre sapere che egli ha lasciato una discografia immensa e di una tale qualità che non esistono paragoni nel mondo contemporaneo della musica. Era dotato di una personalità unica, ironica, teatrale, geniale, sempre in polemica con i suoi contemporanei tanto sul terreno della musica che della politica, di cui il maestro non sopportava la loro arroganza. Ma soprattutto era discendente di padre italiano, siciliano, che Zappa omaggerà a modo suo con una frase in un celebre brano dal titolo “ Tengo na minchia tanta ”, questo per sottolineare la sua indole originale e sarcastica.
Frank Vincent Zappa, era questo il suo nome completo, ancora oggi è considerato uno dei massimi geni della musica contemporanea avvicinando il suo nome accanto ai vari Stravinskji, di cui era peraltro ammiratore, Edgar Varese – che Zappa lo ha sempre considerato un maestro e suo principale ispiratore – o Pierre Boulez, che ha diretto sue partiture sinfoniche ; oltre naturalmente alla vicinanza col suo mondo rock accanto a personaggi illustri come Jimi Hendrix o Bob Dylan, nomi che rappresentano oggi quelli che ieri era rappresentato da Beethoven, Mozart o Vivaldi.
Parlando con amici all’indomani della sua morte, scrivendoci pure un articolo commemorativo su un giornale locale ( Qualesammarco ), forse sull’onda dell’emozione o perché nel mondo si stavano moltiplicando le iniziative a suo favore, pensai che non sarebbe stato un male se anche l’umile paese del Gargano, San Marco in Lamis, assumesse l’impegno di dedicare all’illustre compositore appena scomparso un busto marmoreo in un angolo qualsiasi della villa comunale.
Immaginare la faccia sorniona del caro Vincent, con tanto di baffi e pizzetto e naso pronunciato, che ti scruta con occhi vispi mentre lo guardi e pensi chi mai fosse costui, nello stesso istante in cui nella piazza di Vilnius un’orchestra sinfonica o un gruppo rock stanno suonando la sua musica, nel parco accanto al suo monumento ; o da qualche altra parte del mondo qualche atonomo sta scrutando in cielo un asteroide che porta il suo nome (3834 zappafrank), ti rendi subito conto che la tua umile cittadina del Gargano, che dedica la sua strada principale alla “vittoria” ( calcistica o di guerra ) mentre i suoi personaggi più illustri ( La Selva e Borazio, per citare almeno due nomi importanti del passato sammarchese ) hanno intestazioni di strade insignificanti, ti rendi subito conto di vivere in un paese immaginario, senza speranza.
                                                                        

mercoledì 11 luglio 2012

" TERRA RUMEJA " L'ULTIMO GRANDE LAVORO DEL GRUPPO FOLK GARGANICO FESTA FARINA E FOLK DA SAN MARCO IN LAMIS. 

di Luigi Ciavarella
In generale :
Non so dire se questo sia l’ultimo lavoro a firma del gruppo tradizionale Festa Farina e Folk oppure il primo di Leonardo Ianzano, principlae autore del gruppo e, con Raffaele Nardella e Angelo Ciavarella, anima fondante del gruppo sin dal 1982, l'anno di nascita di questa laboriosa formazione folk.. 
Posso dire solo di trovarmi al cospetto di un lavoro imponente, straordinario vertice di un progetto musicale che non ha eguali nella storia musicale di questi luoghi, dove mi pare persino riduttivo inserirlo nel flusso della storia della musica tradizionale locale quando invece ha la  forza dirompente e naturale ( forse l’obiettivo non dichiarato ) di porsi oltre i confini del luogo d’origine, in cui finora si è nutrito,  per dare spazio ad un confronto alla pari con tutte le realtà musicali presenti su tutto il territorio del mezzogiorno.
Non si spiegherebbe altrimenti la ragione per cui vengono inseriti in scaletta brani già editi ( Caruvunella e Lu cugnate traditore ) se non quella di proporre sul piano della dialettica citata due perle del patrimonio tradizionale locale, qui arrangiate in forma nuova e arricchite addirittura da suoni contaminati col jazz.
Si muove quindi entro spazi eterogenei l’album Terra Rumeja, tra una certa religiosità di fondo e il tema inevitabile della danza, la tarantella, oltre alla particolarità di qualche intervento sulle vicende storiche locali ( per esempio la storia del brigante Lu Zambre, eroe della resistenza borbonica contro gli occupanti piemontesi ) i cui limiti servono ad assicurare i contorni di un progetto profondamente radicato nel territorio.
Un racconto in cui queste storie, evocate, recitate o urlate, si muovono e si nutrono nel profondo, tra passato e presente, ma pur sempre rivolte consapevolmente verso il  futuro, con tutto il peso del rigore e della modernità che simile operazione può comportare.
Un tassello importante che concorre senz’altro ad aggiungere nuova materia alla  ricerca sulla canzone popolare nel mezzogiorno, nella piena consapevolezza di contribuire a plasmare un disegno culturalmente in evoluzione, non egemonico, senz’altro in relazione con le tante realtà presenti sul territorio.
Se è dunque questa la missione di questo disco ( e lo è ) allora occorrono tutti gli strumenti necessari per favorire questo processo di espansione ; dove non bastano un lavoro superlativo e una stima di fondo ma evidentemente occorre uno spirito costruttivo che sia in grado di portare “ oltre “, senza segni di cedimenti, tutta la fascinazione del nostro patrimonio musicale tradizionale in campi finora sconosciuti.
In questo senso il lavoro svolto dai musicisti, con la preziosa direzione e produzione artistica di Angelo Gualano, a tutti gli effetti membro effettivo del gruppo, può consentire di guardare al futuro della musica tradizionale e popolare del mezzogiorno da posizione privilegiata e con una maggiore consapevolezza delle proprie risorse.
E’ senz’altro questo l’aspetto più interessante dell’album.
Capire cioè in quale direzione corre il folk garganico e quali idee in movimento possono concorrere a trasmettere alle nuove generazioni un simile progetto.
In questo clima credo che Terra Rumeja, che ha un titolo ben augurante ( Terra Rumeja come terra in movimento, appunto ) stia creando le condizioni giuste per innescare quella scintilla necessaria per guardare lontano.
In particolare :

L’album inizia col canto dei pellegrini sammarchesi che s’incamminano verso la  grotta dell’Arcangelo ( un grande sole evocato in copertina da l’idea forte della natura di questo transito ), sulla sommità della montagna del sole cosi cara ad Alfredo Petrucci, nella suggestiva cornice religiosa altrettanto importante per Leonardo Ianzano, cosi espressa con cura devozionale, nonostante nel testo vengano nominati tutti i santi e i luoghi sacri del Gargano. E’ una tipica ballata introduttiva, forte e corale, che anticipa il racconto del Brigante nostrano, l’arcinoto Lu Zambre, brano premiato un paio di anni fa al festival Nazionale di Musica Popolare di Brindisi, che ha un’andatura chiaramente epica, ben sostenuta dalle chitarre  di Angelo Ciavarella e dal flauto di Claudio Bonfitto.
L’inevitabile tema della danza è contenuto in tre episodi, rispettivamente, nella title track citata, nel terzo brano, Tarantella Furiosa, che si contamina con la pizzica salentina in un rapporto armonioso tra bellezza e tradizione, e nella tarantella Uagliola bella, che trasmette l’emozione di un danza dai tratti gitani, forse meno coesa del precedente ma abbastanza vivace da offrire uno spaccato altrettanto bello per lo spirito della festa che agita i movimenti.
Vengono riproposti due brani già pubblicati in origine nell’audio cassetta La Luna Inte Lu Puzze, ovvero Caruvunella, con testo di Leonardo Aucello, che qui assume contorni più evocativi, e Lu cugnate traditore, ( 1990 ) l’altro brano che rappresenta uno dei vertici della memoria popolare del paese, che all’origine era interpretata con un certo pathos da Rachele Bonfitto, mentre qui viene stravolta da Leonardo attraverso una tensione interpretativa molto accentuata. (  A mio avviso la voce di Michela Parisi, peraltro presente nei crediti del disco, avrebbe fornito maggiore credibilità al brano essendo questa una traccia in origine interpretata solo da voce femminile ).
Il brano O Re O Re, che viene segnalato come brano tradizionale, si pregia del contributo della violinista di estrazione teatrale/musicale, Erma Pia Castriotta, in arte H.E.R. affascinante musicista, originaria di Foggia ma residente a Roma, molto nota e apprezzata negli ambienti musicali della capitale, che in questo brano si produce in un assolo di violino molto penetrante.
Dopo La Via la Funtanella, altro brano classico della storia popolare di San Marco in Lamis, qui arricchito dai contributi vocali di Michela Parisi e Benito Ripoli e con una partitura molto leggera, si arriva infine a quello che a mio avviso è il capolavoro massimo dell’intero lavoro,  I Vaje Luntane, posto in coda all’album, che tratta i temi dolenti dell’emigrazione, e che rivela uno splendido Leonardo Ianzano grande interprete per il modo in cui riesce a dare profondità al testo, assecondato negli arrangiamenti, davvero superlativi, dal pianoforte suonato da Angelo Gualano e da un intervento al sax molto pertinente di Stefano Pesante, che fanno la differenza con tutto il resto del lavoro, che resta quanto di più memorabile si possa immaginare.

sabato 9 giugno 2012

CIRO IANNACONE E SARA LA PORTA HANNO PARTECIPATO ALLA INAUGURAZIONE DEL CAMPO SPORTIVO DI SAN MARCO IN LAMIS



E' stata una splendida giornata degna di un avvenimento importante qual'è stato quello dell'inaugurazione dello stadio di San Marco in Lamis ; un campo sportivo di calcio da lungo tempo atteso da schiere di giovani e non che con il football hanno da sempre avuto un rapporto embrionale, d'amore e d'appartenenza. E si è visto l'entusiasmo con cui è stato accolto la lunga schiera di rappresentanti delle locali istituzioni che a vario titolo si sono avvicendati nella faticosa evoluzione di questo pezzo importante di storia locale. Un lungo travaglio che Antonio Del Vecchio, nelle pagine del sito http://www.sanmarcoinlamis.eu/, ha ben  saputo illustrare percorrendo tutte le varie tappe, con costi e problemi connessi, che hanno condizionato lo svolgimento dei vari progetti e la fatica dei lavori, sino a giungere alla conclusione che è sotto i nostri occhi.
Hanno animato la scena diversi momenti musicali e alcuni balli tipici del posto, emozionandoci un pò, espressi in tutta la loro bellezza e autenticità da ragazzini in costume delle locali scuole del posto, al tempo della tarantella sammarchese suonata su traccia registrata dal gruppo folk Festa Farina e Folk. Un disciplinato e coreografico gruppo di majorette ci ha deliziato di uno spettacolo molto suggestivo, come le danze di antiche usanze hanno ben saputo far rivivere lo spirito e il respiro di tanta storia nostra passata tra questi luoghi. Poi Ciro iannacone (foto) e Sara la Porta (foto), un pò i portavoce autorevoli del bel canto pop locale. hanno saputo esprimere tutta la loro partecipazione ad un evento che senz'altro verrà ricordato per molto tempo. Sara La Porta ha eseguito con il consueto stile un paio di brani tra cui una versione molto bella di " Wild Horses " dei Rolling Stones del 1971; mentre Ciro Iannacone ha eseguito " Frenetico cittadino ", un pò il suo cavallo di battaglia di sempre, in una versione molto frizzante e peculiare all'avvenimento della giornata.
Aggiungo la presenza fiera e commossa del sindaco del paese, on. Angelo Cera, che si è sprecato in ogni angolo del campo verde per farsi ricordare come colui che ha portato a compimento uno dei progetti fondamentali della storia di un paese. In effetti senza un campo da gioco che razza di paese parliamo ? 
Spero a questo punto che la squadra di football del sammarco calcio faccia la sua bella figura e sopratutto faccia dimenticare alla svelta il brutto episodio accaduto qualche giorno fa sul campo neutro di S.Paolo Civitate. In bocca al lupo ragazzi !
LUIGI CIAVARELLA, 9/6/2012