domenica 31 agosto 2014

UNA VISITA A COLMAR

Si dice che Colmar, almeno nel suo centro storico, sia il vero paese alsaziano (sotto tutela UNESCO), è un paesone di circa 70 mila abitanti ed è il capoluogo del dipartimento dell’ Alto Reno. A circa 70 km da Strasburgo, si raggiunge con i frequenti e veloci treni anche se non proprio economici, ogni ora parte come minimo un regionale oltre ad almeno un altro convoglio, è possibile prendere anche il veloce TGV, la soluzione più economica costa 12€ a tratta ed impiega 30 minuti. Ovviamente mi sveglio sotto la pioggia, mestamente raggiungo la stazione di Strasburgo pensando alla sfiga di tempo che mi sto beccando, durante il viaggio vedo molti campi allagati, dalle pozzanghere cerco di capire l’ intensità della pioggia, anche se il treno è velocissimo capisco che la pioggia è battente. Scendo in perfetto orario, mi chiudo nel mio K-way, apro il fido ombrellino e mi avvio verso il centro distante una ventina di minuti di cammino, noto con piacere che non piove più molto forte. Dal sito dell’ ufficio turistico di Colmar si può scaricare una cartina con un percorso che tocca le zone ed i monumenti principali del paese. La partenza è in Rue Kleber, vi arrivo e lo scroscio aumenta, mi salvo in corner salendo sul Comar Petit Train un trenino che in 30-35 minuti gira per il centro (6 €), mi da l’opportunità di ripararmi oltre a farmi vedere la carrellata di ciò che vedrò più tardi a piedi con calma. Come per magia, finito il tour in trenino la pioggia cessa del tutto. E allora via, cartina e guida alla mano mi butto alla scoperta di questo autentico gioiellino di paese, non bastassero la bellezza delle case a graticcio dai colori accesi, ci pensano le tantissime pasticcerie e panetterie con i loro profumi fragranti a rendere ancora più bello questo paese. Per non parlare delle vetrine delle cioccolaterie che espongono prelibatezze che fanno scendere l’ acquolina a litri…
La Petite Venise a Colmar
Il tour parte dal museo Underlinden, molto famoso e pieno di esposizioni interessantiche però non vedrò, tocca strade e costruzioni caratteristiche ed importanti fino alla zona più suggestiva: la Petite Venise. Ogni via ed incrocio offre scorci che meritano almeno 2-3 foto, certe prospettive sono addirittura fiabesche, da non perdere la Maison de Tétes, il complesso della Chiesa dei Domenicani e la Collegiale di San Martino, nei pressi si trovano la casa più antica di Colmar (Maison Adoplh) e quella che è considerata essere la più elegante (Maison Pfister). Passeggiando incantato e ingolosito dai profumi di baguette, torte e brioche, arrivo alla Koifhus, edificio imponente che ospitava la dogana, molto bella la copertura con tegole colorate che formano un motivo geometrico romboidale. Arrivato all’ elegante edificio che ospita il mercato coperto inizia il quartiere dei conciatori (Tanneurs), solo case a graticcio a più livelli variopinte con i balconi fioriti che si affacciano sul Lauch, un placido fiume che sembra più un canale, da non perdere Rue de la poissonerie, Rue Turenne, Rue S. Pierre e Point S. Pierre. Colmar è tutta qui, un paio d’ ore e la si gira per intero, mi verrebbe voglia di fare un altro giro visto che sta addirittura uscendo il sole, mi perdo per qualche altra viuzza fino a raggiungere Place du Champs de Mars (un parco più che una piazza) e la sua fontana, la stazione è a 5-600 metri, arrivo giusto in tempo per il treno che mi riporta a Strasburgo un’ ora prima di quanto programmato, giusto in tempo per poter completare la visita.
Qualche dritta (pochine pochine…..) per chi dopo cena non vuole andare subito a dormire, lo scenario non è molto esaltante soprattutto per chi cerca posti con musica, live band e un po’ di aggregazione, ci sono diversi pub con musica di sottofondo (fin troppo bassa) dove la gente sta prevalentemente seduta a chiacchierare, non c’è contatto, l’ atmosfera è molto molto rilassata, almeno nei pochi posti dove sono stato. Segnalo ‘Le Berthom’, ‘L Academie de la biere’, un paio di Irish Pub, teoricamente più ‘mossi’ il Mudd Club (ma io ho trovato poca gente) e ‘Le Rock City’ atmosfera rock-metal ma il volume è talmente basso che quasi non si sente la musica programmata, anche qui la tranquillità regna sovrana. Magari ai più giovani può andare meglio, Strasburgo ha una buona università con oltre 40.000 studenti, frequenti le feste a tema nei locali bazzicati dai ventenni, ‘L’ Exils’, ‘Le Seven’, ‘Le Korrigan’, ‘Underground’ e ‘Le Rafiot’ su una barca ormeggiata in Quai de Pecheurs, in questi locali, pur non essendovi entrato per ovvie ragioni anagrafiche… , nonostante il week-end non visto un gran movimento, insomma, chi va a Strasburgo si goda la bellissima città di giorno e non risparmi inutilmente le energie per serate folli che probabilmente non fanno parte del DNA di questa città. 

( Fonte :  Zingarate, 30 agosto 2014  )

domenica 24 agosto 2014

QUANDO IL PAESE SI TRASFORMA GRAZIE ALL'IMPEGNO DEI CITTADINI



CCHIU' FA NOTTE E CCHIU' FA FORTE IL GIORNO DOPO. 

di GRAZIA GALANTE

Una giornata indimenticabile è quella appena trascorsa. La musica, la poesia, la tradizione, la cultura in generale hanno fatto da padrone. 

Ieri a mezzogiorno è stato un vero piacere gustare un aperitivo musicale offerto dalla scuola di musica Santa Cecilia, diretta dal maestro Claudio Bonfitto. Si prova sul serio tanta gioia quando si vedono tanti ragazzi impegnati nella esecuzione di brani anche impegnativi. Contemporaneamente Ludovico Centola, rappresentante dell'associazione La valle degli Eremi, faceva da cicerone a un gruppo di giovani turisti che visitavano il centro storico del paese per scoprirne l'origine. Al Laboratorio Ludico, posto sotto al Centro Anziani, invece, veniva inaugurata la mostra artistica "Contrappunto" a cura di Cristino Pallara, Francesco Romanelli e Giulia Gazza in collaborazione con THU LAB, in contemporanea nella villa comunale c'erano le qualificazioni del Torneo di calcetto dedicato a don Ricciotti . Nel pomeriggio e nella serata le iniziative sono state tante: oltre all'arrampicata a cura del gruppo speleologico Montenero, ci sono stati i balli di gruppo e di Set a cura del C.S.I. Oratorio Chiesa Madre, in Piazza Oberdan, invece, l'Associazione Croce Verde Italia e la Protezione Civile SM27 hanno simulato un incidente stradale, mentre i ragazzi delle quinte classi di entrambi i Circoli didattici giocavano inte la Padula cu lla sugghiétta,
Accòppa, Accòppa lu passantine, a Chi jè prime cu lli ruticédde, a quatte e quatte fanne jòtte, cu lla zoca, alla bbruggia, cu lli 5 prète, a girotondo, a llu vossacérchie insieme a parecchi genitori o a visitatori che non hanno resistito alla tentazione di far qualche salto cu lla mmòlla o di tirare la sugghiétta o fare qualche giro con il cerchio e llu vossacérchie., Verso la fine della serata il gruppo musicale Li Spruvviste ci ha allietati con i canti tipici della tradizione sammarchese. Intanto inte L'Orte Santa Chiara i poeti sammarchesi facenti parte dell'Associazione La Putèca leggevano le loro poesie scritte in vernacolo. Corso Matteotti invece era allietato da mimi, prestigiatori, musica, fiera del libro organizzata dalla riv. Tabacchi di Luigi Napolitano e inondata da un ottimo profumo di carne arrostita alla brace. Via Roma con i suoi negozi erano aperti e vestita a festa mi è sembrata più bella del solito. Che dire di Piazza Madonna delle Grazie! Un palco immenso ha ospitato il bravissimo Tonino Carotone che credo abbia fatto il pieno di presenze, infatti la piazza era
stracolma. Durante lo spettacolo credo ci sia stata anche l'animazione di Roberta De Matthaeis di Radionorba e Le Bellissime Radioline. I Viali invece ospitavano bancarelle con le produzioni locali: le ceramiche del bravissimo Antonio Francavilla, li trènnele, le fracchiette e altri prodotti in legno realizzati da un giovane sammarchese molto bravo di cui non ricordo il nome, forse Luigi Tenace, Il miele di api, i formaggi, i vini dell'Antica Tenuta Bonfitto, la birra artigianale prodotta dal birrificio artigianale Sancti Marci hanno accompagnato le varie vivande: la polenta arrostita, le salsicce alla brace, il caciocavallo podolico, le mozzarelle di bufala gli ortaggi sott'olio, il pancotto, le pannocchie arrostite, la pizza ecc. Erano presenti tantissime associazioni dalla Protezione civile Arcobaleno, all'AVIS ecc. Il clima di festa che si è creato è stato, secondo me, superiore a quello che c'è durante la festa di San Matteo. Quanta gente! Bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani residenti ed emigrati, molti forestieri provenienti dalla provincia. Eravamo veramente tanti e ognuno passava da Corso Matteotti a Piazza Madonna delle Grazie, da Piazza Europa alla Villetta, dai Viali alla Villa e non si stancava mai di girare, di osservare le cose esposte anche da commercianti forestieri che con le loro bancarelle riempivano Viale della Repubblica e i Viali. Naturalmente mangiavano pure.
Io non ho visto tutto perché impegnata nei giochi tradizionali, per cui avrò potuto omettere anche
qualcosa, ma vi dico che è stata una festa di popolo. Io ho assistito solo all'edizione del 2009 per cui non posso fare confronto con l'anno scorso, ma posso dirvi che per me sarà una giornata indimenticabile non soltanto per l'esperienza che ho fatto con i ragazzi attraverso i giochi, che mi hanno fatta sentire una quindicenne (con i capelli bianchi) ma per tutto. Bisogna ringraziare gli organizzatori che per la buona riuscita lavorano dal giorno dopo l'edizione precedente, in primis Ludovico delle Vergini, anima della manifestazione, e poi certamente tutto il Laboratorio Artefacendo (Mariano Guida e tutti gli altri), gli sponsor, che sono indispensabili vista l'assenza degli Enti pubblici, le Associazioni e poi tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo. Certamente vanno ringraziate le migliaia di persone che hanno partecipato. 
Ognuno cominci già a lavorare per l'VIII edizione.
GRAZIA GALANTE



venerdì 15 agosto 2014

60 s BEAT ITALIANO VOL. 1 :
LA MUSICA BEAT SCONOSCIUTA DEI SIXTIES IN ITALIA.
di Luigi Ciavarella

In una delle tante incursioni nel sottobosco del beat italiano, vissuto – come si sa – tra la metà dei sessanta e il fatidico 1968, ho scoperto una moltitudine di dischetti corsari che, lontani dal pop business delle grandi case discografiche italiane di quegli anni, hanno saputo, col tempo, ottenere la giusta rilevanza. Tutto ciò grazie alla passione, alla ricerca certosina e alla costanza di un pugno di persone che ha saputo scavare nelle viscere della storia per portare in superficie, e sottrarre quindi dal dimenticatoio, tutta una serie di dischi beat deliziosi e ingenui, a volte anche di genere hard garage ( il suono distorto delle chitarre fuzz in cui non si sa se voluto o derivante dalla cattiva qualità dello strumento … ) che altrimenti sarebbero rimasti lì per sempre. I pionieri hanno diversi nomi e sin dalle origini di questa corsa alla riscoperta di pepite musicali, un quarto di secolo fa pressappoco, hanno saputo portare alla luce manufatti talmente importanti da modificare il corso della storia del beat italiano, riscrivendo pagine nuove su un impianto all’epoca dei fatti alquanto limitato ai successi discografici. ( penso a Ursus con Manifesto Beat, Italo Gnocchi con le varie compilation On Sale, Cesare Rizzi per la famosa enciclopedia, Riccardo Scanna per la seriale Beat Resurrection in vinile, la rivista Raro, ecc… )
Grazie alla loro passione molti nomi iper sconosciuti emergono dalle nebbie del passato, vuoi per una loro manifesta capacità di entrare nello spirito della cover o addirittura forti nel modo stesso di scrivere brani originali concorrendo, semmai avessero ottenuto la giusta visibilità, ad arricchire l’azione dei discografici italiani all’epoca cosi limitati nelle loro funzioni esploratrici. Tuttavia alcuni nomi, seppure oggi dimenticati, riuscirono all’epoca in cui si svolsero i fatti ad avere una visibilità maggiore rispetto ad altri, frenetici e compulsivi, che si può cogliere nelle varie ristampe che si sono succedute sin dai primi anni ottanta, poiché riuscirono a incidere interi album rimasti mosche bianche in un mondo dominato dal 45 giri. Penso ai veronesi I Kings, ( inizialmente accompagnatori del concittadino Dino ) ai romani Le Pecore Nere ( famose per il 45 Ricordo un ragazzo del 1967 dedicato a Luigi Tenco ), ai baresi I Gatti Rossi ( anche loro a seguito di un cantante famoso, Gino Paoli ) sino ai Delfini di Padova, tuttora in splendida attività live, dopo aver inciso tra il 1965 e l’anno successivo un paio di albums a dir poco deliziosi. A questi occorre aggiungere :

I New Dada di Maurizio Arcieri che addirittura aprirono a Milano il concerto dei Beatles e di cui sono titolari di uno splendido album del 1966 ( I’ll go Crazy da James Brown passando per i Rolling Stones di Lady Jane, ecc.. ) ; i Roll’s 33 da Pinerolo ( Torino ) che invece pubblicarono un album nel 1967 dalla CBS i cui spicca una curiosa versione in italiano di un master piece del garage fuzz americano di quegli anni, We Ain’t Got Nothing Yet dei Blues Magoos, tradotto in italiano 33/1° verità. Infine I Mat 65 da Bergamo titolari anch'essi di un album eterogeneo di varie misture beat, infarcito di covers e originali pubblicato dalla Rifi nel 1966 o dei Meters che nel 1965 pubblicano addirittura un intero album di covers dei Beatles
Accanto ai padroni delle hit parade ( Equipe 84, Corvi, Nomadi, Dik Dik, ecc… ) quindi è esistita una discografia parallela a 33 giri che seppure oscurata dallo scarso successo ottenuto durante quegli anni, sono riusciti poi ad ottenere, molti anni dopo, in epoca di riscoperte in ambito underground, il giusto riconoscimento e la dignitosa ristampa che ne è seguita, rendendo possibile agli archeologici del rock di riscrivere per intero i nuovi capitoli del beat italiano.     
Riguardo ai 45 giri per avere la giusta considerazione del beat nostrano bisogna aspettare il 1989 quando una etichetta americana ( La Direct Hits ) pubblica in patria una compilation di brani killer del garage beat italiano, che portano alla ribalta quanto di meglio abbia saputo produrre il genio italico in questi ambiti.
60s Beat Italiano vol. 1 ( il titolo in CD o vinile ) mette in fila una serie impressionante di brani garage fuzz che hanno poco da invidiare alle varie blasonate compilation del genere pubblicate in USA negli ’80 ( Nuggets per esempio ) con gruppi micidiali come gli inediti Chewing Gum ( Senti questa chitarra ), Red Rooster, Evangelisti ( Una devastante versione di Un ragazzo di strada, superiore persino alla versione originale dei Brogues ), The Nightbirds, i baresi Hugu Tugu che propongono una cover dei Jefferson Airplane ( Fino a ieri ) , Noi tre, Condors, Jaguars, i sardi Barritas, i milanesi Le Anime, I 5 Monelli con Balbettando ,  ecc.. Da aggiungere a ciò un paio di curiosi brani proveniente da gruppi considerati pop ( I Profeti e i Bisonti, rispettivamente Bambina sola e Crudele ) che qui fanno la loro bella figura.
Un altro disco da sottolineare, uscito nel 1966, è l’album omonimo dei Ragazzi del Sole di Torino, città che ha dato il contributo maggiore alla storia del beat di qualità in Italia, che qui si producono in una serie di brani di vibrante attualità che fanno la differenza con il resto dei gruppi italiani. Il disco è stato ristampato in vinile un paio di decenni fa. Da aggiungere anche il 45 giri Atto di Forza n. 10, dello stesso anno, grande e coraggioso brano che parla di violenza da strada  prima di passare, con formazione rinnovata, al pop di Salice piangente.


LUIGI CIAVARELLA



 

domenica 3 agosto 2014

FEDERICO GARCIA LORCA.



Notte dell'amore insonne

Notte alta, noi due e la luna piena;
io che piangevo, mentre tu ridevi.
Un dio era il tuo scherno; i miei lamenti
attimi e colombe incatenate.

Notte bassa, noi due. Cristallo e pena,
piangevi tu in profonde lontananze.
La mia angoscia era un gruppo di agonie
sopra il tuo cuore debole di sabbia.

L'alba ci ricongiunse sopra il letto,
le bocche su quel gelido fluire
di un sangue che dilaga senza fine.

Penetrò il sole la veranda chiusa
e il corallo della vita aprì i suoi rami
sopra il mio cuore nel sudario avvolto