venerdì 6 novembre 2015

IL VINILE : RITORNO AL PRESENTE


Il massiccio ritorno del vinile sulla scena, travolgente, compulsivo come nessuno forse si aspettava, è una realtà inequivocabile. Un ritorno che ha tutto il sapore della rivincita.
Innanzitutto i dati: nel 2014 in America sono stati venduti oltre 8 milioni di dischi ( + 84 per cento rispetto all'anno precedente ) e anche in Europa, Inghilterra in testa, ( ma anche l'Italia non scherza ) le percentuali di vendita hanno avuto impennate vertiginose. Questo improvviso interesse nei confronti del vinile, come fonte principale di ascolto della musica (quindi non soltanto come forma di collezionismo ), però ha fatto emergere un primo problema riguardo la produzione. Quest'anno avremo il boom e già ci fanno sapere che le stampe in circolazione potrebbero presentare qualche difetto di fabbricazione dovuto alle difficoltà con cui i vecchi macchinari sono costretti a far fronte ad una cosi improvvisa, elevata richiesta. Poi manca una vera rete di distribuzione efficiente ( quella storica è stata smantellata da tempo e i pochi circuiti disponibili sono quelli che ruotano intorno al mondo del collezionismo classico, mai venuto meno in questi anni ma insufficienti a garantire una cosi alta regolare produzione e distribuzione ) ormai dismessa e una catena di negozi che dovranno rinascere dalle loro ceneri o poter trasformare quelli che già esistono un po ovunque da covi per amatori cult a veri centri di vendita con la prospettiva di creare nuove opportunità di lavoro in un settore in movimento anche perché il supporto digitale, che finora era stato l'oggetto più diffuso, nonostante gli sforzi di rinnovare continuamente il proprio corredo estetico, sta già segnando il passo.
Tutto ciò perché l'attrattiva nei confronti del vinile è maggiore rispetto al compact disc. Anzi molti, ci fanno sapere, di comprare il vinile solo per il piacere di possedere la copia poiché la ritengono un oggetto artistico alla pari di un quadro. Quasi un feticcio. 
Di recente la De Agostini, una editrice che solitamente si occupa di libri, ha rimesso in circolo, tramite la distribuzione nelle edicole, una nuova emissione di vinile. Non è la prima volta che interviene in questo campo ma questa volta, quasi con tempismo straordinario, è riuscita ad attirare su di se l'attenzione necessaria per innescare, tra l'altro, anche un dibattito intorno al mondo del vinile e al suo ritorno sulla scena del mondo.
Questa volta è il blues l'argomento di cui trattasi e finora i dischi messi in vendita sono in effetti tra i più pregiati della musica del diavolo. Il primo è stato John Mayall ( A Hard Road,) un paio di settimane fa, addirittura venduto a prezzo dimezzato, come d'altronde anche i successivi Janis Joplin, Cheap Thrills e BB King, Live At Regal, altri due capolavori, provocando qualche spaccatura nel mondo del collezionismo poiché le copie risultano identiche agli originali in ogni parte. E' vero che l'originale appartiene a tutt'altro pianeta perché investe altri settori ed altre passioni, ma è anche vero che oggi esiste la possibilità di avere l'oggetto ambito ad un prezzo davvero a portata di mano.
Questa operazione di ristampe fac simile forse riuscirà, semmai avrà successo, a scompaginare il mondo del collezionismo, costringendo magari qualche negoziante a rivedere qualche prezzo ma, a parte ciò, sono anche certo che il vero collezionista non si farà impressionare più di tanto da questo vento di ritorno.
Intanto prendiamo atto di questo graditissimo ritorno, reale, palpabile e questo è un bene, sopratutto per la musica.
Ho fiducia che il settore, investito da tanta generosità, riuscirà a mobilitare tutte le sue capacità per affrontare questa improvvisa richiesta di vinile da tutto il mondo e lo farà con nuovi mezzi di produzione, moderni e funzionali ad una domanda che si sta facendo sempre più pressante e di cui noi, vecchi e fedelissimi combattenti, non possiamo che rallegrarcene.
Luigi Ciavarella