sabato 24 gennaio 2015

LA SHOA NELL'ARTE DI NICK PETRUCCELLI

Un invito a visitare la mostra di NICK PETRUCCELLI, allestita sul tema della Shoa
L'evento avrà luogo presso l'edificio scolastico Balilla di San Marco in Lamis a partire dal giorno 27 di gennaio.   

di Matteo Coco



A quattro anni di distanza da una memorabile mostra sullo stesso tema svoltasi a Foggia, l’artista Nick Petruccelli si ripresenta al pubblico, soprattutto giovanile, con una personale intitolata “Dalla memoria rinasce il domani”. L’evento che avrà la durata di un mese, con inaugurazione alle ore 16 del 27 gennaio, “Giorno della Memoria”, (fino al 28 febbr.) è allestito presso la Scuola Secondaria di I Grado "D. Compagnone" a San Marco in Lamis e organizzata dall’Istituto Comprensivo Statale "Balilla-
Compagnone-Rignano" della stessa città.
Il tema della Shoah non è molto frequentato in ambito artistico. Petruccelli, invece, ne ha sviluppato tutti gli aspetti, caratterizzando la sua ricerca su colori estremi (il rosso e il nero) e sulla rappresentazione del Male che ha lacerato coscienze anche molto religiose. Auschwitz, Mauthausen, Bergen Belsen sono solo alcune delle tappe di questa tragedia indicibile, che oggi risuona ad ammonimento per le menti soprattutto dei più giovani, man mano che la data si allontana (siamo quest’anno esattamente al 70° anniversario della scoperta dei lager da parte delle truppe russe il 27 gennaio 1945).
Nell’arco di un mese, Petruccelli saprà comunicare ai giovani in visita guidata, non meno che agli adulti che vi si avvicineranno, il valore altamente morale delle sue opere e quel resistente sentimento religioso, malgrado le atrocità della Storia, che da sempre sostiene la sua produzione.

Matteo Coco








venerdì 16 gennaio 2015

GARGANAMERICA…E CONTINUA LA MAGIA DELLA POESIA

Nuovo traguardo per Joseph Tusiani che compie 91 anni.


di MATTEO COCO


MATTEO COCO

Un nuovo traguardo per il poeta italo-americano più conosciuto e stimato. Infatti ha superato di un altr’anno i suoi 18 lustri (i 91 anni) Joseph Tusiani la cui attività poetica ferve ed è rinata da circa un anno ed è alacre ed appassionante in tutte e quattro le lingue in cui continua a scrivere: il poeta originario di S. Marco in Lamis che da oltre sessant’anni vive e opera in America. Il poeta ormai noto e apprezzato anche da molti giovani nella sua cittadina garganica quasi giornalmente continua a “produrre letteratura di prim’ordine” ed è qualcosa che “schizza” (che piace cioè ed è sentita) come direbbero, nel senso più positivo del termine, proprio i giovani che continuano a leggerlo e, qualcuno, a mandarlo a memoria; le sue composizioni sono, soprattutto per alcuni amici ai quali le invia quotidianamente via mail, all’ordine del giorno ma sono sempre attuali ed efficaci cioè pregne di significati.
Anche la più recente produzione tusianea, quindi, a mio avviso, va inquadrata nel filone che il poeta ha sperimentato, in quadrilingue, nella gran parte dei testi scritti in tanti anni di attività: la condizione esistenziale dell’uomo in rapporto al fine principale e ultimo dell’uomo: umanità ed eternità potremmo dire, scandagliate in maniera quasi analitica dall’Autore. E alla base di tutto, sembra dirci il poeta, vi è religiosamente un Creatore che destina ognuno di noi ad affrontare la Vita in un determinato percorso tracciato. Il Destino o Fato che dir si voglia non è, però, per Tusiani quello laico del classicismo da lui tanto prediletto come forma ed esercizio metrico letterario, semmai è un Fine verso il quale l’uomo tende ed è diretto mentre sperimenta l’intervento di Dio che, nel corso della Storia, guida le azioni degli uomini.
JOSEPH TUSIANI
E in questa direzione Tusiani ha riscoperto una vena fervida che gli fa vivere la sua “senectus”come una stagione nuova – del tutto creativa anche se l’Ora (RUIT HORA NON TEMPUS // Tempori longo brevis Hora dixit: “Cur meum spernis leve iter superbe?/Nonne dixerunt tibi me esse patris/filiam amantem?”/Filiam Tempus monuit severe:/“Te videntes, me volitare dicunt/Hi viri terrae, sed ego sub astris/non volo: persto.” Joseph Tusiani - Novi Eboraci, Nonis Ianuariis MMXV) scorre, forse, inesorabile e noi attraversiamo il Tempo immobile che sta lì, a dirci che siamo piccola parte di un Tutto armonico, l’esistenza quasi come un meccanismo sincronizzato, perfetto, ideato dall’Orologiaio che ha creato tutto il congegno vitale ed esistenziale. Per cui tutto è spiegato, si spiega tutto ciò che Tusiani ha saputo esprimere nelle sue quattro lingue di nascita e d’adozione: l’infanzia (nel suo dialetto arcaico - garganico e materno) la conoscenza (nelle lingue classiche: latina e italiana) l’emigrazione e le traduzioni (nella lingua perfettamente acquisita: l’inglese). Ancora una volta Tusiani nei suoi versi più recenti ci consegna, insomma, non un testamento spirituale, ma il segno di una presenza, proprio di una vita spesa per lo studio, l’approfondimento, e soprattutto la Poesia che rende magico e comprensibile, “più affrontabile e sopportabile” il mondo, che riesce a giustificare tutta l’esistenza come una lirica, come una linea continua tendente verso Luce e Musica: un altro binomio prediletto da Tusiani che ancora oggi vuole indicarci la via, il senso di quella continuità del percorso che speriamo sia ancora molto lungo per lui e per tutti noi che lo stimiamo.
                                                                                                                     Matteo Coco




Da sin: Matteo Coco e Joseph Tusiani.



JOSEPH TUSIANI, uno dei maggiori scrittori italo-americani contemporanei.

martedì 6 gennaio 2015

UN RICORDO DI PINO DANIELE.


A pochi giorni dalla improvvisa morte di Pino Daniele, che tanta emozione ha suscitato in ogni parte del mondo, ho chiesto a Luigi Perta, grande estimatore del cantautore napoletano, di scrivere un ricordo affinché ci si possa ricordare di lui, con affetto e riconoscenza, per quanto egli ha dato alla musica e alla nostra terra del sud. Pino Daniele è stato principalmente un cantautore sensibile, colto e pieno di energie. Ha saputo contaminare la musica della sua terra con elementi di jazz, di soul, di blues attraverso lavori indimenticabili sopratutto nella prima fase della sua carriera di musicista. Voglio ricordare almeno i due migliori album pubblicati tra il 1977 e il 1980, Terra Mia e Nero a metà, per molti considerati i picchi più alti della storia della musica pop italiana dei settanta, e i brani Napoli è, struggente adagio dedicato alla sua città natale,dai sentimenti mai cosi forti ed emozionanti, e la ironica Na tazzulella è caffè, che racchiude in sé tutta la sua napoletanità senza mai scadere nel folklore.          
(Luigi Ciavarella)  
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CIAO PINO
di LUIGI PERTA

Accetto lo stimolo di Luigi Ciavarella a cui chiedevo se avesse preparato qualcosa e che invece prontamente mi ha girato a sua volta la richiesta e farla io.

I miei ricordi di Pino Daniele vengono da lontano: l’acquisto dell’elleppi Schizzichea al Discobolo di San Severo verso la metà degli anni ottanta e la partecipazione con mia moglie e il mio compianto fratello Gianni ad un suo concerto non ricordo bene se a Peschici o a Vieste sempre di quel periodo. Credo comunque che, ancora non realizziamo bene l’immane perdita subita con la sua morte per il panorama musicale italiano intriso di spiccata napoletanità. Unico, originale più di qualsiasi scugnizzo o guaglione rappresentava col canto della sua voce e la sonorità delle sue note, i ritmi e l’atmosfera che promanano dalla Napoli profonda, viva, pulsante di energia, con geniale maestria. Per provare solo ad imitare la sua voce forse si deve ricorrere alla cuccuma di terracotta delle olive da 20 chili, infilandoci la testa dentro per sentire quel sound stridulo e melodico, forte e vibrato , slang e dialettale che ci fa sentire vicini alle nostre origini. Le origini appunto. Pino Daniele ha voluto tributare l’affetto che provava per la sua terra, Napoli, la Campania, e più in generale il Sud con suo primo album “Terra Mia” e da lì un crescendo di successi che l’hanno reso in poco tempo famoso non solo in Italia. Oggi scorrendo le pagine del Resto del Carlino nei vari ricordi che tracciano la sua vita, mi sono soffermato su quello che ha di lui Sergio Tomassone, liutaio dei più grandi artisti italiani che vive e lavora a Bologna, alias “Il dottore delle chitarre”. Ci racconta della passione di Pino Daniele per strumenti poco conosciuti ai più come il “Bouzouki” che non so se sia un “Bazuka”, ma sicuramente ne uscivano suoni di scoppiettante musicalità! E’ strano per uno come me che ha avuto la fortuna di assistere a centinaia di concerti dal vivo dei più grandi cantanti e compositori
che si sono visti negli ultimi 40 anni facendo prima ad elencare chi non ha visto, e mi chiedo come mai Pino Daniele ho avuto il piacere di emozionarmi dal vivo per una sola ed unica volta; nonostante il mio amore oserei dire viscerale per la sua musica e le sue poesie. Trovo singolare pure il fatto che un artista che attingeva a piene mani nel jazz tra i tanti artisti che hanno collaborato con lui non vi sia Teo Ciavarella. Ma queste sono disquisizioni che esulano dal momento di commiato; le lasciamo agli storici della musica. Tornando a ciò che è stato Pino Daniele, possiamo senz’altro affermare che sulla sua strada trovò un mentore che ne apprezzo le qualità dal primo momento che lo conobbe: James Senese, che di rimpiazzo lo mise in band a suonare il basso e non la chitarra nella Napoli Centrale, perché mancava il bassista! E se confrontiamo le foto dell’epoca dove Pino Daniele appare dietro ai vari Tullio De Piscopo, Tony Esposito e lo stesso James con quelle di Piazza del Plebiscito di uno dei suoi ultimi concerti a Napoli, sembra di trovarci in una specie di gioco degli scacchi, dove i pedoni lasciano il posto al Re. Il Re è dietro a tutti, quando però si fa davanti riempie la piazza, fa esplodere il vulcano di gioia dei napoletani e quelli come noi che napoletani si sentono per appartenenza dialettale e suddaiola. Pensate un po’, oggi si inchinano alla sua grandezza persone che lo hanno detestato e che addirittura lo hanno querelato solo perché difendeva con passione anche fuori del contesto musicale il Sud. Ecco perché domani quando realizzeremo col freddo senno di poi il disarmante vuoto che la sua morte lascia, ci sentiremo strozzare in gola e come direbbe lui in musica: “E dimm quacché cosa, nummè lassa accussì……. Ciao Pino
LUIGI PERTA


lunedì 5 gennaio 2015

RITRATTO DEGLI EVENING, METEORA POP DELLA SCENA MUSICALE DEI NOVANTA.


GLI EVENING (  1993 )
Accade  a San Marco in Lamis (Gargano) che un gruppo di giovanissimi del posto ( età media 14 anni ) decidono un bel giorno, (siamo agli inizi degli anni novanta), di formare un gruppo musicale spinti dal desiderio di suonare la musica che piace a loro e che tanto va di moda in quei tempi. e siccome abitualmente si incontrano di sera per le loro abituali performance decidono di chiamarsi THE EVENING.
I ragazzi di sera suonano principalmente cover di artisti e gruppi contemporanei come fanno tutti, ma aggiungono, rispetto ad altri, anche qualcosa di loro, timide composizione che servono al gruppo a dare una patina di originalità al loro repertorio in un ambiente dove pochi si cimentano in quel ruolo. Ma lo fanno essenzialmente per il gusto di provarci, poca roba ma sufficiente a renderli autorevoli dentro una scena in movimento, affollata di bands quasi tutte tendenzialmente rapite dai suoni crossover.  
Gli Evening quindi muovono i primi passi in direzione di un suono dalle partiture pop , con una certa idea di musica nella testa che si fa strada autorevolmente intercettando persino un certo interesse nei gusti della gente, anche se ben presto, per motivi diversi, si dovranno sciogliere vuoi perché le loro strade personali si dividono in tanti rivoli o molto più semplicemente perché la musica, quantunque abbia un potere stimolante, seducente, aggregativa e quant'altro non riesce a tenere unito un progetto rivelatosi tutto sommato prematuro per la giovane età dei musicisti.
MARIO MASULLO
Il gruppo nasce sotto l’ala protettrice di Mario Masullo, considerato da sempre una vera istituzione musicale in paese, storico batterista che non ha mai cessato di suonare, ininterrottamente in scena a partire dagli inizi dei settanta quando debuttò con i Butterflies , preistorici primi timidi passi nel mondo della musica pop, per proseguire subito dopo con i nascenti Atomium, passando quindi ai Revival, sorta di ensemble dalle caratteristiche vintage, sino alle ultime esperienze folk avute con i Festa Farina e Folk, tenendo in ogni passaggio sempre alto il prestigio del batterista integerrimo e professionale in un tempo in cui la musica aveva, tra le altre funzioni, anche quella educativa, responsabilmente nei confronti delle diverse generazioni che si sono succedute dai sessanta in poi.
Gli Evening erano formati da Michele Panzone, figlio dell'indimenticabile e compianto Antonio Serafino, alla chitarra elettrica, Davide Ciavarella al basso e Michele Petruccelli al sax, (quest’ultimo di San Giovanni Rotondo) ; Francesco Cristofaro alla chitarra e Ciro Lallo alle tastiere oltre naturalmente al già citato Mario Masullo alla batteria, mentre la voce solista venne affidata a Gabriele Gravina.
Hanno fatto parte del gruppo delle origini anche Matteo Tricarico, Pietro Sabatino e Marco Mossuto, rispettivamente tastierista, bassista e flautista, distaccatosi dalla formazione quasi subito.
L'attività degli Evening durò quasi un quinquennio, durante il quale parteciparono a molte manifestazioni in paese, nella villa comunale e in altri luoghi limitrofi nei tanti happening musicali urbi & orbi. Non risulta che abbiano inciso alcunché delle loro opere. 
Di tutti i componenti il solo Davide Ciavarella ha proseguìto regolarmente la sua attività di bassista, impegnato a suonare in formazioni anche di un certo rilievo, ultima delle quali la band di Ciro Iannacone, il noto cantautore di San Marco in Lamis.

LUIGI CIAVARELLA

THE BUTTERFLIES, 1971, Le origini musicali di Mario Masullo