venerdì 23 settembre 2016

LA BRIGANTESSA MICHELINA DE CESARE NELL’ALBUM “TARANTELLA RIBELLE” DEI MBL.


Nel cd di fresca pubblicazione del gruppo MBL (Musicisti Basso Lazio_ Tarantella Ribelle), recensito da Nicola Maria Spagnoli, (www.sanmarcoinlamis.org) accanto ai temi che Benedetto Vecchio, leader del gruppo, ben evidenzia, ve ne sono alcuni che ci riportano, in modo esplicito, al periodo del brigantaggio meridionale esploso all’indomani dell’Unità d’Italia (1860) e che ha prodotto, su un tessuto socio-economico già devastato dalle “conquiste garibaldine-piemontese”, una indignata sollevazione popolare seguita da una lotta cruenta nei confronti dell’invasore. I brani sono “Nott d’ luna” e soprattutto “Michelina” dedicato a Michelina De Cesare, nel cui booklet una famosa icona della brigantessa ben si manifesta in filigrana ; e una “Pizzicabrigante”, posta in coda al disco, che ripropone l’antica questione delle affinità  tra indiani d’America e Briganti, ma più in generale tra i meridionali post unitari e i pellerossa, poiché entrambi hanno subito sulla loro pelle gli effetti devastanti del genocidio. Non a caso Pino Aprile, che introduce il lavoro, nel suo ultimo libro Carnefici parla apertamente di genocidio svelando, attraverso resoconti ineccepibili, come si sia giunti a definire con un termine così terribile il tentativo di annientare, da parte dei savoia, una civiltà con mezzi legali (la famigerata legge Pica che dava mano libera agli aguzzini di regime) facendo leva sui fatti contingenti legati alla repressione del brigantaggio quando in realtà il piano aveva tutt’altri obiettivi. Un piano predisposto sin dalle origini. In questo contesto le storie dei briganti (e brigantesse, poche ma tutte dotate di una forza particolare) assumono quindi la funzione e la dignità di combattenti in difesa della loro identità piuttosto che rozzi e feroci individui dediti al crimine come la propaganda savoiarda ha provato a definirli. La descrizione di papa Pio IX in questo senso è ancora più precisa “ Vengono chiamati assassini e briganti quegli infelici che difendono in una lotta diseguale l’indipendenza della loro patria …” e quindi la storia di Michelina De Cesare ben si inserisce nel filo di questo discorso fatto di lotta e di resistenza, di passioni e di sete di giustizia. Peraltro la celebre combattente proviene dalle stesse terre martoriate di Benedetto Vecchio e del suo gruppo MBL (La terra del Lavoro, allora così indicata, che comprendeva il basso Lazio, la provincia di Caserta e parte del Molise) e in questi anfratti scoscesi che Faccia d’angel e sguard’ fier d’u cumbat lu stranier  (Michelina) semina terrore tra i soldati piemontesi e i ricchi possidenti del luogo per almeno tre anni diventando così imprendibile strega e fuorilegge o persino eroina romantica che ama farsi fotografare in tenuta da brigante o in costume ciociaro, con il suo sguardo di fiera contadina finché, tradita dal proprio fratello per mai sopiti dissapori familiari, è uccisa in combattimento il 30 agosto 1860 dai soldati del maggiore Lombardi. Un epilogo comune a molti altri capi briganti se non fosse per un particolare macabro. Il giorno dopo il misfatto il suo cadavere viene spogliato ed esposto nudo nella piazza centrale di Mignano insieme a quello del compagno. Il generale Pallavicini di fronte a quella vergognosa e oltraggiosa messinscena dirà “Ecco i merli, li abbiamo presi!”, pronunciando una delle frasi più miserabili che un soldato potesse esprimere di fronte al cadavere di una donna che ha combattuto con onore una battaglia per la propria terra.  
Luigi Ciavarella.





domenica 18 settembre 2016

JIMI HENDRIX IERI E OGGI

JIMI HENDRIX, a 46 anni dalla prematura scomparsa riesce ancora a suscitare interesse e curiosità, nonché ricordi vivi ed emozioni tali da alimentare una leggenda che nel corso degli anni non è mai venuta meno. Non ho difficoltà ad immaginare tra cento anni, quando il mondo sarà completamente trasformato e la musica si ascolterà e si suonerà con non si sa quali strumenti, il nome di Jimi Hendrix continuerà ad essere una stella di prima grandezza nel firmamento dei grandi musicisti che hanno segnato il novecento accanto ad altri grandi nomi come Beethoven, Mozart, Dylan, Zappa e chissà quali e quanti altri dopo di loro.
Gli immortali del rock avranno un loro posto nella storia dell'umanità, almeno cosi auspico altrimenti se ciò non dovesse avverarsi sarà un mondo oscuro e senza memoria come qualcuno tra i catastrofisti già prevede.
Jimi Hendrix morì nella notte del 18 settembre 1970, una notte terribile, al Samarkand di Londra, un alberghetto periferico, per cause accidentali.Quando sopraggiunsero i soccorsi fu troppo tardi perché Jimi era già deceduto. Aveva 28 anni, essendo nato a Seattle, nello stato di Washington (USA) nel 1942. La stessa città che tra la metà degli anni ottanta e gli inizi dei novanta avrà il suo massimo momento di gloria, una delle tante rinascite del rock che abbiamo visto passare, con protagonisti che anche in questo caso hanno lasciato segni importanti del loro passaggio ed altri che invece sono caduti cosi come vuole il racconto della leggenda del rock. In ogni epoca ci sono stati i caduti e i sopravvissuti. Questa volta i nomi che non riuscirono a sopravvivere alla fatica di vivere furono sostanzialmente due Curt Cobain e Stanley Layne, (aggiungerei anche Andrew Wood), sfortunati ragazzi segnati da un destino tragico, morti per motivi diversi entrambi leader di gruppi importanti della scena Grunge di Seattle, Nirvana e Alice in Chains, che segnarono in profondità la storia della musica Rock.
KURT COBAIN
Jimi Hendrix è stato figlio del suo tempo. Rock blues psichedelico, una stagione irripetibile (gli anni sessanta con tutto il carico rivoluzionario che porta in grembo, musicale e di costume) e una idea personale quasi isterica nei confronti della musica Rock e del suo strumento principe, la chitarra, che ne farà un feticcio da blandire o immolare durante i tanti riti sciamanici che qualcuno si ostina ancora a chiamare concerti, quando in realtà sono stati momenti orgiastici di suoni fuori da ogni logica o convenzione che hanno saputo infiammare i palcoscenici di tutto il mondo.
Tutto è avvenuto con una velocità incredibile. La vita artistica di Jimi Hendrix è stata breve. Dal singolo Hey Joe o se preferite dal concerto di Monterrey in California, che segna l'inizio della sua ascesa, sino al last Concert all'isola di Freeman in Germania, il suo ultimo concerto, sono trascorsi poco più di tre anni, un tempo tutto sommato troppo breve per lasciare una impronta forte e decisiva nella storia della musica.
STANLEY LAYNE
Tuttavia l'eredità musicale di Jimi Hendrix è stata enorme. In vita pubblicò soltanto tre dischi, una manciata di singoli e un live album ma vengono alla luce, appena dopo la sua dipartita, nello studio di sua proprietà a New York (Electric Ladyland Studios) una quantità enorme di musica registrata ; un materiale infinito che finisce, insieme ai tanti live act di contorno, ad arricchire una discografia praticamente sconfinata, buona non solo ad alimentare nel tempo i segni di una leggenda dalle proporzioni gigantesche ma anche a riempire le tasche di iniziali approfittatori senza scrupoli e solo in seguito a dare dignità e sostanza ad una musica senza tempo.
Una musica che ancora oggi vive tra noi con imperturbabile attualità poiché la musica di Jimi Hendrix possiede il respiro dell'eternità. Proprio come la musica di Ludwig Van Beethoven o la poesia di Charles Baudelaire.
Luigi Ciavarella