giovedì 11 febbraio 2016

CINQUANTA ROSE SCARLATTE PER ELVIS PRESLEY

Nazario Milanese rende omaggio al mito di Elvis Presley in una chiesetta cimiteriale del paese.

Sta suscitando scalpore e una certa curiosità la vicenda del Memorial che Nazario Milanese, noto fan di Elvis Presley, ha deciso di dedicare al re del rock n roll americano. Potrebbe apparire come opera bizzarra o persino assurda che nell'androne di una chiesetta cimiteriale di San Marco in Lamis (la chiesetta di Santa Chiara – la parte vecchia - che accoglie il riposo di decine di defunti) possano accadere fatti del genere, perlomeno inusuali che nulla hanno a che fare con la tradizione italiana. 
Ma il Memorial (di questo si tratta), dedicato alla figura leggendaria di Elvis Presley, non è per niente frutto di una follia latente o di un'idea bizzarra bensì il risultato di un atto d'amore terribilmente autentico che l'autore ha voluto manifestare, con profonda devozione e gratitudine, nei confronti del cantante della sua vita.
E tutto ciò attraverso un atto scenografico/commemorativo che non ha eguali nella storia del nostro paese e che colpisce subito l'attenzione del visitatore. Come per esempio l'altarino centrale addobbato con estrema attenzione da due grandi bouquet di fiori freschi, posti in bella vista ai piedi dell'altare ; come dire cinquanta rose scarlatte tipo Dallas che dimostrano la certosina cura dei particolari con cui Nazario Milanese ha inteso rendere omaggio al suo mito. O le due bandiere, italiana e statunitense, poste sui fianchi esterni dell'altare, che insieme a un ritratto gigante, peraltro bello e affascinante, che occupa l'intero frontale dell'altare, concorrono a disegnare inequivocabilmente il quadro perfetto, ideale, per rendere l'ambiente suggestivo, unico e surreale, oltre che accogliente e nostalgico.
Tutto questo in un perfetto ordine apparente, in equilibrio tra l'estrema cura di ogni particolare e il senso della serenità e di quiete che si respira tra le mura di questo silenzioso mausoleo, che ha qualcosa d’impalpabile, attraversato com'è da un forte sentimento di sacralità che lo avvolge e lo rende impermeabile a ogni criticità esterna. 
E se ciò non bastasse, vi è pure un loculo, posto dietro l'altarino, con cui si ricorda a chiare lettere la permanenza del mito su questa terra, con tanto di fotografia e consueta bandierina a stelle e strisce di contorno. Come se Elvis the pelvis fosse davvero sepolto in quest’angolo sperduto della terra anziché nella sontuosa dimora-museo di Graceland. 
Un angolo di cimitero che presto potrebbe diventare luogo di pellegrinaggio laico o perlomeno terreno di curiosità per molti appassionati di Elvis e non. E chissà se l'opera di Nazario Milanese non possa diventare uno stimolo in più per creare i presupposti di una rinascita civile e artistica del paese. Dopo un periodo oscurantista tutto può accadere.
Luigi Ciavarella


Fonte :  www.sanmarcoinlamis.eu