domenica 26 giugno 2016

LO STERMINIO DEI CATARI ED ALTRI CRIMINI COMMESSI DALLA CHIESA NEL MEDIOEVO.

Nell'anno del signore 1207 papa Innocenzo III bandisce la prima crociata intestina contro i Catari, che era una comunità cristiana (per alcuni una setta seppure molto numerosa, e, soprattutto in forte espansione) considerata eretica dal Vaticano. Vivevano nel sud della Francia e venivano chiamati anche albigesi poiché la città di Albi li aveva accolti per prima e lì avevano creato le basi della loro ortodossia.
In quel tempo l’ultima vera crociata in Palestina stava volgendo al peggio e la stessa sopravvivenza del regno franco di Gerusalemme era minacciata dai musulmani. La Chiesa a questo punto si sentì direttamente circondata e reagì con la proclamazione della prima crociata contro una comunità eretica, appunto i Catari, che vuol dire “puro”, che professavano una forma estrema di cristianesimo, persino discutibile e stravagante ma molto efficace nelle campagne del mezzogiorno dove stuoli di missionari predicavano l’ostilità nei confronti della “biblica prostituta di Babilonia” trovando consensi ovunque poiché Roma, corrotta e perversa, veniva recepita in quel tempo come centro del male assoluto.
Il papa per mettere in pratica il loro annientamento si affidò a un esercito “del nord” poiché nelle terre del sud i nobili del posto venivano considerati in combutta col “nemico”. Il comando venne affidato ad un barone francese di basso rango assetato di potere,  tale Simon de Montfort, un normanno, a cui vennero garantiti per prima cosa gli stessi benefici di un combattente in terra santa con licenza di uccidere e saccheggiare in nome di Dio e appropriarsi delle terre conquistate. Al seguito della spedizione, come legato papale, venne affiancato da un abate cistercense di nome Arnald-Amaury, uno dei più spregevoli uomini di Chiesa il quale si distinse per crudeltà e ferocia inaudite durante tutta la campagna di sterminio. 
Per descrivere tutta la bestialità e l’efferatezza di questo spregevole individuo è utile ricordare le parole che egli pronunciò durante la mattanza della città di Bèziers, (in cui venne sterminata l’intera popolazione di 15 mila abitanti in maggioranza cattolica, donne, uomini e bambini) allorquando gli venne chiesto di distinguere i cattolici dai Catari egli rispose con tono sprezzante : “Uccideteli tutti Dio saprà riconoscere i suoi”, ritenuta una delle frasi più ignobili pronunciate da un uomo di Chiesa, secondo Michael Baigent e Richard Leigh, Autori del libro “L’Inquisizione”. 
Dopo la conquista di Bèziers, roccaforte albigese, venne preso anche il castello di Bram (1210) i cui prigionieri furono tutti accecati e mutilati tranne uno che gli venne risparmiato un occhio affinché potesse condurre gli sventurati compagni verso la cittadina di Cabaret ; subito dopo toccò al castello di Minerve, che si arrese, dove 140 perfecti vennero trucidati su una pira di fuoco formata per l'occasione. ("Non ci fu bisogno che i nostri uomini li gettassero sul fuoco; no, erano tutti talmente ostinati nella loro malvagità da gettarvisi di loro volontà", come scrisse Vaux de Cernay, altro fanatico cistercense presente durante la mattanza).  
Delle altre città ritenute eretiche e conniventi con la causa catara, Carcassonne e Montsègur, furono le ultime roccaforti a cadere, ai cui abitanti fu riservato un trattamento analogo. A Montsègur invece furono bruciati vivi duecento eretici, secondo il libro citato, su una pira gigantesca costruita ai piedi del castello. 
La campagna catara si rivelò un mostruoso genocidio, una delle pagine più orribili della storia della Chiesa. Gli ultimi catari sopravvissuti al massacro si dispersero poi in vari luoghi d'Europa compreso l'Italia settentrionale. 
Fu una sconfitta per la Chiesa poiché dovette per la prima volta "sporcarsi le mani" per mantenere saldo il proprio potere. In un solo colpo aveva trucidato più cristiani di quanti ne aveva uccisi Diocleziano. 
Il barone Simon de Monfort, diventato visconte, troverà la morte colpito da un masso scagliato, da una donna, da una catapulta durante l’assedio di Tolosa nel 1218. Anche Innocenzo III lo seguirà nella tomba dieci mesi più tardi, invece Arnald-Ameury morirà sette anni dopo a Narbona nel 1225 e verrà sepolto nella abbazia cistercense di Citeaux nel luogo in cui fu abate in vita.
Tomas de Torquemada
Mi piace immaginare che la sua anima stia bruciando nelle profondità dell'Inferno insieme ai tanti altri malvagi e criminali personaggi di Chiesa come per esempio Tomas de Torquemada, noto terrorista dell’inquisizione spagnola,   (.. non abbiamo difficoltà nell’immaginare Torquemada che manda al rogo Gesù Cristo per il bene dell’Inquisizione e della Chiesa, L’Inquisizione ), laddove persino Dostoevskij lo modella sulla figura negativa del grande Inquisitore nel romanzo I fratelli Karamazov ; Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei domenicani, comunità colta contrapposta all’ordine dei francescani, proclamato santo per aver mandato al rogo migliaia di innocenti, sorprendentemente a pochi anni dalla morte (.. pochi santi dovevano aver avuto le mani tanto lorde di sangueL’Inquisizione); infine (si fa per dire) i domenicani alsaziani Heinrich Kramer e Johann Sprenger, autori della “miserabile” opera “Malleus Maleficarum” (Il maglio delle streghe) nel cui testo, adottato da tutti i tribunali dell’Inquisizione dell'epoca, vengono descritte tutte le manifestazioni dell’opera del maligno e i relativi rimedi. In realtà si tratta di un libro di aberrazioni sessuali, un’opera pornografica indegna della storia della Chiesa. 
Luigi Ciavarella.


sabato 4 giugno 2016

LA STRANA DISPUTA TRA ROCK E MUSICA CLASSICA

Non riesco ad immaginare la storia dell’umanità senza l’invenzione della musica. Evidentemente essa è nata insieme all’uomo, con suoni, rumori e canti che hanno accompagnato la sua crescita civile e scandito i momenti più esaltanti della sua storia. Suoni e rumori che giocoforza presto hanno avuto il bisogno di organizzarsi su basi condivise offrendo così a tutti ampia facoltà di accedervi alla sua fonte. E’ un dato di fatto inconfutabile.
Certo la musica classica ha ottenuto la visibilità maggiore essendo questa la musica per antonomasia, la base su cui si fonda un principio, un’idea di suono organizzato su modello universalmente riconosciuto. Almeno a partire dalla metà del settecento essa da corpo alle istanze dell’alta società che per ovvie ragione è la prima ad usufruire dei vantaggi di quelle melodie suonate in piccoli ambienti ma che ben presto si sarebbero allargate favorendo spazi e forme comunitarie più eterogenee e popolari grazie forse all’impegno del musicista veneziano Antonio Vivaldi, che forma allievi orfani ospitati nel Pio Ospedale della Pietà della sua città, dove lui è insegnante di violino, contribuendo in tal modo a diffondere anche  tra ceti popolari la passione per la musica. Il bel libro di Tiziano Scarpa “Stabat Mater”, peraltro premio Strega 2009, racconta molto poeticamente questo rapporto tra il musicista e le giovani allieve ospite dell’orfanotrofio, che all’età di 15 anni, secondo il regolamento, avrebbero dovuto lasciare l’istituto. In particolare con Cecilia, la ragazzina che ha vissuto in quella casa dalla nascita, essendo stata abbandonata li in fasce dalla madre. Lei che si interroga, che vive una propria esperienza educativa, creatura sensibile che durante le notti si apparta e immagina il volto di lei che non ha mai conosciuto, persino dialoga con la genitrice dal volto sconosciuto ponendosi tanti  altre domande senza trovare risposte. Ma l’incontro con il maestro le consentirà di imparare a cantare nel coro della chiesa durante le funzioni religiose e dare quindi un senso alla propria vita. La musica assume quindi una funzione salvifica nel momento in cui indica una traccia e un segno di speranza nella sua vita di adolescente.
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Non sono interessato a conoscere i misteri della musica classica né, volendo, avrei gli strumenti per farlo. Tuttavia alcune opere musicali, per tanti motivi tutti riconducibili al mio interesse per la musica rock, hanno avuto un ruolo importante della mia vita se non altro per gli intrecci ibridi che hanno contribuito ad arricchire un terreno incontaminato, se non per ragioni di consumo, perlomeno per i risultati ottenuti in termini di qualità, seppure limitati nel tempo, subordinando alla musica popolare brandelli di cultura classica-barocca, inventando di fatto la nascita di un genere ma provocando allo stesso modo un equivoco madornale, un limite posto allo sviluppo di un metodo che non ha ottenuto i risultati sperati poiché la musica rock ha preteso di giocare alla pari una partita già perdente in partenza. ( La musica rock Progressiva 1970 – 1975 in Italia ). 
Chiarito ciò mi preme sottolineare,  il mio rapporto con la musica classica è sempre stato di natura impulsivo e anarcoide, disegnato sempre sui miei bisogni temporali di conoscenza e di ascolto senza pretese proto didattiche e ipotetiche affiliazioni, come d’altronde è accaduto anche con la musica Jazz, che, allo stesso modo, è rimasta anch’essa estranea al mio microcosmo musicale formativo.
Ma la musica classica al pari della musica jazz è stata oggetto, a partire dalla fine degli anni sessanta, di attenzione da buona parte del rock europeo, interessato ad interagire in un momento di dialogo possibile sul piano della contaminazione tra generi diversissimi tra loro ma contigui ad un progetto di immagine che vedeva la musica universale non più misurata su piani differenti di percezione ma accolta in tutta la sua integrità estetica e sostanziale. Non centrava nulla il fatto che potessero scambiarsi le vesti. Era pensabile per esempio che un concerto di musica rock avvenisse nei teatri consacrati alla musica classica mentre era del tutto improbabile che la London Symphony Orchestra, per esempio, suonasse partiture di musica classica negli stadi. Quindi il rapporto non poteva funzionare ma la musica rock, forte delle sue urgenze espressive e delle istanze sociali di cui era portatrice, in un dato momento ha incominciato a prendere dal repertorio classico il suono che gli serviva per tracciare un altro percorso esistenziale. Non solo la rielaborazione-adattamento di melodie o la trasfigurazione di rigide partiture classiche ma la pretesa di spingersi sino a sottrarre al genere classico gli elementi più spettacolari per consumare sino in fondo una appropriazione spesso indebita, nonostante il rock sino a quel momento altro non era stato che un’accozzaglia di suoni blasfemi, selvaggi, malati sin dentro le proprie viscere. Insomma un suono plebeo che pretendeva di rubare alla nobile arte dei salotti e dell’educazione musicale dei teatri il loro status di musica per menti raffinate, barocchismi sensibili ed arie tra le più struggenti mai scritte, nutrimenti agli antipodi per una generazione che stava portando a compimento tutte le forme viventi della musica, dal jazz alla classica all’elettronica sino a scardinare i terreni della musica folk e popolari in un rapporto crescente di intuizioni geniali tali da regalare alla musica leggendarie performance e dischi da favola, a volte con garbo, intelligenza e competenza, altre volte invece con molta approssimazione superficiale.
E’ dunque questa la forza della musica rock, trainare cioè nel proprio “ caos organizzato “ ogni forma di contaminazione, direi persino la sua missione primordiale. Tutto questo nei primi anni settanta, che furono momenti di crescita straordinaria in ogni campo dello scibile musicale possibile e atto di nascita di un serio confronto tra tutte le anime presenti nell’agone, dagli interessanti sviluppi imprevedibili sino alla paranoia insopportabile e catastrofica sconfitta per la incauta esigenza di pretendere i segni della musica globale come fine degli steccati che, secondo i nuovi padroni del vapore, non avrebbero mai più ostacolato i vincoli di un rapporto fondante di  musica universale.
Naturalmente non è stato cosi. I pochi che hanno creduto, inconsciamente o incautamente, hanno finito i propri giorni in ambienti underground altri hanno cessato ogni velleità di comunicazione mentre molti dei protagonisti semplicemente hanno continuato a voltare pagine senza ottenere più quella visibilità che hanno cercato per tutta la loro vita.
La musica punk nella primavera del 1976 spazzerà via tutto poiché il ritorno alle piazze sudice e malsane è sempre stata la vera vocazione del rock, la cornice ideale, la propria raison d’etre , la stessa sopravvivenza. Questa volta ancora più viscerale, il rock assorbe tutte le istanze sociali, dal degrado al disagio giovanile i temi cari al popolo giovanile del rock, e li rappresenta nella maniera più consona.
D’altra parte non si chiede altro al rock se non essere se stesso.
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I brani o intere opere scippate alla musica classica o semplicemente rielaborate o citate più o meno consapevolmente è piena la storia della musica rock. D’ altra parte è inevitabile che la musica finisca sempre per confrontarsi senza distinzioni, persino somigliarsi. Naturalmente il momento più stretto di avvicinamento tra i due generi è stato il periodo che va dalla fine degli anni sessanta alla fine dei settanta poiché fu quello il momento in cui nel rock prese vita la consapevolezza di suonare un tipo di musica più adulta, ragionata con criteri moderni, evoluta. Grazie anche all’invenzione dei nuovi strumenti musicali elettronici come il mellotron e i vari sintetizzatori che presero piede verso la fine dei sessanta in Inghilterra soprattutto,i musicisti rock più esposti alla contaminazione presero la decisione di “progredire” la propria musica su piani più meditativi ed elaborati, fornendo in tal modo la creazione di un ibrido musicale senza più costrizioni stilistiche confrontando le proprie idee soprattutto con la musica classica, non sempre con il rispetto dovuto, provocando la protesta dell’elite classica non disponibile per ovvie ragioni ad accogliere intrusioni nel loro campo ovattato né tantomeno a confrontarsi con quella teppaglia insulsa e arrogante che per motivi inspiegabili un bel momento ha deciso di abbattere ogni barriera senza mai riuscirci.
Do qualche cenno del cammino della musica “altra” quella che ha rubato alla classica metodo e arie per i propri bisogni stilistici. Gli Aphrodite’s Child nel 1968 pubblicano il loro secondo singolo dal titolo Rain and Tears, il tema del brano, arrangiato da V. Papathanassiou, leader del gruppo greco, è preso da un’aria del Canone di Pachelbel del XVII secolo, per clavicembalo e violino. Il pezzo avrà un buon successo.
Il gruppo inglese THE NICE adatta e rifà Bach e Sibelius con una disinvoltura tale da far gridare allo scandalo il mondo accademico della musica colta. Il protagonista blasfemo principale è Keith Emerson che di lì a poco formerà insieme a Greg Lake e Carl Palmer la famosa band che porta i loro nomi, continuando su questa linea di adattamento di famose arie di musica classica. Inoltre i Nice sono pure responsabili di un personale adattamento del celebre tema di Leonard Bernstein, America tratto dall’opera West Side Story.
EMERSON LAKE AND PALMER
Emerson Lake & Palmer si spingono sino ad adattare una famosa opera di Modest Mussorgkji, Pictures At An Exhibition, in cui si alternano alle partiture originali del maestro russo spunti musicali del gruppo in un perfetto equilibrio che rasente il miracolo. Lo stesso fanno con Fantasia para un gentilhombre di Joaquin Rodrigo, noto strumentale inserito nel 1978 in un album poco fortunato ( Love Beach ). Senza dimenticare che lo stesso gruppo prende spunto dalla toccata e fuga in fa maggiore BWV 540 di J.S.Bach per arricchire le partiture del loro album Tarkus qualche anno prima. Chiudiamo con il Bolero di M.Ravel ( Abandon’s Bolero )presente nell’album Trilogy, considerato il loro lavoro più compiuto, che il famoso trio elabora sulla scorta di un progetto a schema che sarà il tema conduttore dell’intero progetto. Lo stesso dicasi per il canto liturgico del poeta William Blake, Jerusalem, in apertura del album Brain Salad Surgery del 1974, che ha chiaro l’ incedere barocco.
Altre curiosità possono essere per esempio il brano A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum del 1967, brano conosciutissimo in tutto il mondo, che altro non è che l’adattamento suite per orchestra n. 3 di Bach, nota anche col titolo Arie sulle mie corde. Come si può notare il buon J.S.Bach è il musicista classico più gettonato e  usurpato e questo può dirla lunga sui legami concettuali tra musica rock e classica.
Naturalmente ci sarebbero tanti altre citazioni da fornire ma occorrerebbe scrivere un intero libro per meglio focalizzare il fenomeno, tuttavia ricordo in corsa che i Deep Purple hanno scritto un intero lavoro sul rapporto tra musica rock e orchestra sinfonica nella fattispecie con la Royal Philarmonica Orchestra, peraltro privo di successo ; i New Trolls hanno fatto altrettanto tirando per i capelli Antonio Vivaldi nel famoso Concerto Grosso, lo stesso hanno fatto più o meno tanti altri gruppi prog italiani, (il Rovescio della Medaglia  Contaminazioni per esempio, sulla scia del progetto affine a quello dei New Trolls ) e tanti altri.  

LUIGI CIAVARELLA


giovedì 2 giugno 2016

PRIMA TAPPA DI “UNA CANZONE PER SOGNARE”, VINTA DA GIANNI CANNIZZARO

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Ha preso il via la quarta edizione della manifestazione canora UNA CANZONE PER SOGNARE con l’assegnazione dei primi riconoscimenti della stagione.
Questa sera l’evento verrà trasmesso dalla emittente 7Gold su tutto il territorio nazionale.  
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L’importante spettacolo musicale, che si è svolto all’Insonnia, un locale di Casale Monferrato (AL) al cospetto di un pubblico attento e partecipativo e con una giuria che non ha fatto sconti a nessuno, ha dato il primo responso. 
Ha vinto la prima tappa dell’edizione 2016 Gianni Cannizzaro con l'interpretazione del brano dei Queen We are the champions ,  cantante peraltro vincitore della passata edizione.
Il secondo posto è stato assegnato a Eleonora Gambuzza che ha interpretato una toccante Caruso, noto brano di Lucio Dalla mentre il terzo posto è andato a Angelo Mangiafico grazie ad una bella interpretazione di Domani, dei Pooh. 
L’importante premio della critica dedicato a Carlotta Bottazzi, invece è stato consegnato a Elisabetta Stango forte dell'interpretazione del brano degli Scorpions, I Still Lovin You.
Per le giovani promesse vince Laura Loconte con Take me Home di Jess J mentre il secondo posto è andato a Giorgia Calì e il terzo a Ayma Bertolotti. Il premio della giuria popolare è finito nelle mani di Loredana Pugliese.
La manifestazione ha avuto il conforto di un folto numero di partecipanti, segno evidente dell’attenzione e della popolarità che gode la manifestazione in quella regione, che si avvale quest’anno, come abbiamo scritto in altre circostanze, dei contributi fattivi delle emittenti Radio City e 7Gold Telecity 1, importanti riferimenti per la diffusione dell’evento.
Tra gli ospiti della serata Rita & Mauro, campioni italiani di tango argentino e di Alessandro Bellati, noto cantante del luogo ; altri ospiti Pier Caruso e Mauro Ricagno che hanno dato prestigio alla serata. 

La seconda tappa è prevista il 25 giugno a Frascaro (AL) mentre la finalissima, come si sa, si svolgerà a dicembre.

Rinnoviamo i nostri complimenti a tutto lo staff nelle persone di Beppe Viazzi e Giorgio Mengato, Maurizio Padodi e Dario Carella, Mauro Ricagno e Giuseppe Mercuri,(per le riprese televisive) personalità rodate da tanti anni di esperienze in questi meandri. 
Sopratutto i complimenti li facciamo a Mario Mossuto, indiscusso protagonista e ideatore di questa splendida manifestazione che si tiene nel Monferrato, con simpatia e affetto, poiché il noto DJ è figlio della nostra bella terra del Gargano.


Luigi Ciavarella