domenica 30 novembre 2014

Addio a Joe Vescovi dei Trip, leggenda del prog italiano



E' mancato, a 65 anni di età, Joe Vescovi - storico tastierista dei Trip, una delle band di riferimento nel gotha del progressive italiano. Vescovi è deceduto il 28 novembre a San Benedetto del Tronto, ma era originario di Savona.
Tra il 1967 e il 1973 ha fatto parte - appunto - dei torinesi Trip, con cui ha pubblicato album miliari come "Caronte" e "Atlantide"; dopo lo scioglimento della band fece parte per un breve periodo degli Acqua Fragile, per poi iniziare a collaborare con i Dik Dik. Fu anche interpellato da Ritchie Blackmore (che aveva brevemente militato nei Trip!) che era in cerca di un tastierista per i Rainbow; purtroppo il posto, però, venne assegnato a David Stone.

Negli anni Ottanta ha collaborato spesso con Umberto Tozzi, mentre negli ultimi anni aveva riassemblato un'incarnazione dei Trip (in line-up c'erano Furio Chirico e il bassista Arvid Wegg Andersen, purtroppo morto nel 2012).
Le esequie sono previste per il 30 novembre a Grottammare (Ascoli Piceno), nella chiesa di San Martino


FonteROCKOL.IT 







giovedì 27 novembre 2014

I TRE DISCHI CAPOLAVORI DI JOHN MARTYN



di Luigi Ciavarella

Tra il 1971 e il 1973 John Martyn pubblica tre autentici capolavori. Il primo Bless The Weather è del novembre 1971 e evidenzia subito un segno di discontinuità col passato per l’assenza di sua moglie al suo fianco, la cantautrice Beverley Kutner, (anche se vi partecipa però alle sessions ), che era stata sua inseparabile compagna nei precedenti lavori. Questo distacco forse gli consente di ottenere un rapporto più intimistico con la sua scrittura, certamente una libertà di espressione più diretta e personale.
Il cantautore scozzese proviene dal folk blues di Bert Jansch, suo maestro dichiarato, insieme al revivalista Hamish Imlach, e approda a questo primo capolavoro attraverso una commistione tra folk blues e jazz molto personale che, unita alla sua voce impastata di alcool e quant’altro, riesce a dare corpo ad un lavoro sospeso tra suggestioni romantiche e tensioni emotive, con brani che lambiscono più generi. Vi sono il blues sofferto di Sugar Lump e il folk in salsa bossa nova di Head and Heart, o le rarefatte bellezze di Go Easy, Just Now e Let The Good Things Come, perle in agrodolce che rappresentano tutti i legami entro cui la musica e lo stile di John Martyn possono essere identificati. Le presenze di Danny Thompson, il sodale compagno di viaggio, peraltro contrabbassista dei Pentangle, e di Steve Winwood, (e di altri amici) conducono il suono verso atmosfere jazz, aperture introspettive e sperimentazioni (per esempio l’uso dell’echoplex applicato alla chitarra) che allargano i campi d’intervento che avranno ulteriori sorprendenti sviluppi nei successivi episodi.
Nel febbraio del 1973 il cantautore scozzese pubblica infatti il suo capolavoro indiscusso e uno dei vertici assoluti della storia della musica rock. Si tratta di Solid Air la cui title track è dedicata al suo amico Nick Drake ( che sarebbe scomparso suicida qualche anno più tardi) e rappresenta uno dei brani più intensi mai scritti da Martyn “… un miracolo di equilibrio sospeso tra terra ed aria, passione e misura…” ( Alfredo Marziano ), insomma una suggestione mista di suoni, poesia e aromi che introducono ad un suono di sintesi miracolosa tra jazz, pop, blues e ritmi sudamericani. L’accostamento al cantautore americano Tim Buckley a questo punto diventa inevitabile poiché entrambi fanno dell’uso della voce uno strumento aggiuntivo che interagisce con la musica, mai così presente come in questo disco. Come pure si sprecano i paragoni con Van Morrison e Nick Drake, impegnati entrambi a scrivere, in momenti diversi, pagine memorabili in quegli anni di transizione. Senza dimenticare il contributo fondamentale offerto dai Fairport Convention, compreso Richard Thompson alle chitarre, che in quel momento stanno attraversando tutti uno dei loro momenti musicali più esaltanti. Insomma un disco epocale. L’ultimo tassello che chiude questa trilogia è Inside Out pubblicato nell’ottobre dello stesso anno sempre per conto della Island Records, a dimostrazione dell’urgenza incontenibile che sta attraversando l’artista scozzese, unito ad uno splendido stato di forma creativa, poiché si tratta di un’altra opera indiscussa che se da un lato evidenzia un carattere più umorale e discontinuo del personaggio dall’altra vi sono contenuti molti brani di alta classe melodica come per esempio
Fine Lines o l’ipnotica Outside In che insieme alle tradizionali Make No Mistake, Ways To Cry e So Much in Love With You, rappresentano la cifra di un album forse più ostico rispetto a Solid Air ma ugualmente raggiunto dai segni di una bellezza sublimale e da una maturità piena, invidiabile che ha pochi eguali nella storia della musica Rock di indirizzo folk cantautorale. Poi, dopo un ulteriore prova d’autore con il successivo Sunday’s Child, in cui aleggia una certa serenità di fondo dai caratteri festosi dovuti alla nascita del primo figlio, il grande scozzese, nato a New Malden ( Scozia ) nel 1948, il cui vero nome era Lain David McGeachy, nato da una famiglia di musicisti, proseguirà con una discografia regolare sino a raggiungere anche il successo con una musica dai tratti più leggeri legati al consumo, grazie alle interferenze di Phil Collins. Scomparirà a causa degli effetti nefasti di una polmonite nel gennaio del 2009 a Kingston Upon Thames, un sobborgo di Londra.

 Luigi Ciavarella

John Martyn

domenica 2 novembre 2014

E' MORTO RENATO SELLANI




E' scomparso nella notte di venerdì scorso all'età di 88 anni il noto jazzista italiano Renato Sellani. Era nato a Senigallia nel 1926 ma aveva vissuto a Milano sin dalla fine degli anni cinquanta, ritenuta la capitale del jazz italiano. Ha suonato con i maggiori musicisti jazz italiani e internazionali.


Uno dei suoi ultimi lavori in studio di registrazione, "Radio Days", è un album di duetti con Enrico Rava uscito l'anno scorso. Il suo ultimo concerto lo scorso 13 ottobre al Piccolo di Milano in occasione della pubblicazione dell'album Glad There Is you. Quando si dice che Renato Sellani e il suo pianoforte hanno attraversato tutta la storia del jazz italiano, non si rischia dunque di inciampare nel solito modo di dire. Dopo una lunga carriera iniziata alla fine degli anni Cinquanta a Milano, dove l'aveva chiamato l'amico e chitarrista Franco Cerri, il maestro Sellani è morto nella notte di venerdì a 88 anni.
Sellani è stato uno dei musicisti più importanti e memoria storica del jazz italiano, e ha suonato con alcuni dei più grandi artisti internazionali, da Billie Holiday a Chet Baker, a Lee Konitz a Mina. Compositore di musiche di scena, negli anni Settanta ha lavorato proprio al Piccolo Teatro scrivendo le musiche di "Aspettando Godot" di Samuel  Beckett, per la regia di Walter Pagliaro e "Il signor Puntila e il suo servo Matti" di Bertolt Brecht per lo Stabile di Torino. Tino Buazzelli lo volle al suo fianco per molti suoi spettacoli.


Renato Sellani era nato a Senigallia nel 1926. A 32 anni si stabilì a Milano, che a metà degli anni Cinquanta era la capitale del jazz italiano e una delle tappe europee predilette per i più importanti jazzisti americani: qui conobbe Billie Holiday e Chet Baker, che lo scelse come pianista per l'incisione dell'album Chet Baker in Milan, cui fece seguito una tournée. Ma Sellani ha suonato con molti altri tra i più grandi musicisti e cantanti jazz di fama mondiale, da Lee Konitz a Sarah Vaughan, da Jula De Palma a Dizzy Gillespie, da Irio De Paula a Phil Woods. Tra gli artisti italiani si è legato professionalmente con la cantante jazz Tiziana Ghiglioni con la quale ha inciso molti dischi tra i quali i tributi a Mina, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Gino Paoli. Nel 2008 gli è stato assegnato l'Honorary Award (Premio alla Carriera) nell'ambito degli Italian Jazz Awards "Luca Flores".
"Era una di quelle persone con cui si stava bene, con cui ho condiviso tanti anni e tanta amicizia, un uomo dalla vitalità trascinante", ha dichiarato ieri il suo amico e coetaneo Franco Cerri, con cui Sellani strinse un forte sodalizio artistico. Avevano suonato l'ultima volta insieme in Toscana l'11 agosto e quando il 14 ottobre Sellani si è esibito in concerto al Piccolo Teatro di Milano, il chitarrista non ha potuto esserci: "Purtroppo quel giorno non stavo bene e non sono potuto andare a sentirlo. Questo sarà sempre un mio grande rammarico e dispiacere".

fonte:  La Repubblica

Renato Sellani

Foto tratte dall'ultimo concerto tenuto in ottobre.