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LA POESIA DI WISTAWA SZYMBORSKA, PREMIO NOBEL 1996.

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WISTAWA SZYMBORSKA (Cracovia 1923 - 2012) Quando alla poetessa polacca (di Cracovia, 1923-2012) Wistawa Szymborska nel 1996 le venne conferito il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura molti furono presi alla sprovvista nonostante il suo nome fosse già molto noto, anche fuori dai confini della sua patria. E nonostante Josif Brodskij , suo connazionale e anch'egli premio Nobel, avesse già indicato, molti anni prima, il nome della Szymborka come la maggiore poetessa polacca contemporanea. Molti critici pensarono sostanzialmente che fosse stata scelta per motivi politici poiché la sua poesia non possedeva lo spessore letterario necessario tale da meritarsi un premio così prestigioso come il Nobel. D'altra parte ella nella sua lunga vita non aveva neppure scritto molto e le sue poesie si possono contare in pochi volumetti. Soltanto quando avrà l' attenzione internazionale puntata su di sé, grazie al  Nobel, si avrà una proliferazione considerevole di pubblicazi...

PATER NOSTER di JACQUES PREVERT (in italiano)

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Padre Nostro che sei nei cieli Restaci E noi resteremo sulla terra Che qualche volta è così attraente Con i suoi misteri di New York E i suoi misteri di Parigi Che ben valgono i misteri della Trinità Con il suo minuscolo canale dell'Ourcq La sua grande Muraglia Cinese Il suo fiume di Morlaix Le sue caramelle alla Menta Con il suo Oceano Pacifico E le sue due vasche alle Tuileries Con i suoi bravi bambini e i suoi mascalzoni Con tutte le meraviglie del mondo Che sono là Con semplicità sulla terra A tutti offerte Sparse Esse stesse meravigliate d'esser tali meraviglie E che non osano confessarselo Come una bella ragazza nuda che mostrarsi non osa Con le spaventose sventure del mondo Che sono legioni Con i loro legionari Con i loro carnefici Con i padroni di questo mondo I padroni con i loro pretoni gli spioni e marmittoni Con le stagioni Con le annate Con le belle figliole e i vecchi coglioni Con la paglia della miseria che imputridisce nell...

"Dentro!", una poesia di MICHELE VILLANI.

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DENTRO! Dentro, vive oggi un pianto sincero, una forza di disperazione che mi spinge a perseguire in una via, nella speranza di riuscire a vedere finalmente un po’ di sole. Dio mio sarò forse egoista Anche incosciente, se vuoi, ma son disposto a chiederti di togliermi questa poco di forza fisica che mi rimane, pur di vederla tutta intera in lui. Non importa di me, ormai so vedere le cose dell’occhio critico, col sole giusto, e son disposto a rinunciare a chiedere di me pur di rivederla rinata in lui. Dammi retta mio Dio, vienimi in aiuto! MICHELE VILLANI  Michele Villani (1954 - 2017) è stato il poeta dei buoni sentimenti e, come sostiene Antonio Coppola nella presentazione del suo libro più noto dal titolo < Immagini > (Lo Faro editore, 1986) < ha saputo infondere una parola di ben e dove regna l'odio, la fratellanza dove c'è divisione e disamore >. Il suo mondo bisogna cercarlo in questi ambienti dove la sofferen...

UN ALIENO ELETTRICO AL MIAMI POP FESTIVAL DEL 1968

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La domanda che spesso ci poniamo ad ogni uscita discografica postuma di Jimi Hendrix è cosa sarebbe stato di lui se fosse sopravvissuto quella notte al Samarkand e, alla pari di un Eric Clapton - tanto per citare un nome a lui affine per vari motivi - quale piega avrebbe preso la sua musica in rapporto ai tempi nuovi. Una qualche risposta la si potrebbe trovare nell'ascolto del disco pubblicato nel 1997 dal titolo < The First Rays of the Rising Sun > curato da Eddie Kramer , lo storico collaboratore del chitarrista di Seattle che sovrintendeva alle registrazioni. Il disco verosimilmente potrebbe configurare una ipotesi abbastanza attendibile sugli orientamenti e gli sviluppi musicali che aveva in testa in quel momento. Un tipo di musica d'indirizzo funky o soul, stimolata da una band numerosa aperta alle innovazioni della black music. Sarebbe stato questo il disegno di Jimi Hendrix. D'altra parte nel disco vi sono abbastanza indizi che confermerebbero questa direz...

FRANCESCO PAOLO BORAZIO, LU TRAJONE ED ALTRI MITI.

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Nonostante circolassero frammenti del poema popolar fantastico in vernacolo “ Lu Trajone ”, il testo originale integrale scritto da  Francesco Paolo Borazio, non era stato ancora pubblicato. Almeno sino al 1977 nessuno prima di allora aveva pensato di farne una dignitosa pubblicazione, né tra le istituzioni né tanto meno tra intellettuali e sodali del poeta di San Marco in Lamis.   Si trattava dopotutto di un racconto di ingegno formidabile per le tante trame e i riferimenti allegorici contenuti nel testo peraltro intrecciati sullo sfondo di una valle molto familiare nell’immaginario collettivo. Francesco Paolo Borazio , il cavapietre autodidatta, che aveva scritto un poema epico sulle pagine di un quadernetto di scuola, intendeva non solo raccontare una storia di amore disperato, ma anche di mettere in evidenza, attraverso il racconto dei due fuggitivi innamorati, i vizi e le virtù di una comunità chiusa tra le montagne di una regione impervia. Lu trajone , il dra...

AMORE SEDITICCE poesia di FRANCESCO PAOLO BORAZIO.

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‘St’amore mia non mette chiù calima E va’ a capisce ‘ncorpe che arracama, ‘st’amore mia ci secca alla curima E no’ risponne manche a chi lu chiama. La nenna mia non è chiù com’e prima, sta pensosa pensosa e chiù non m’ama: quanne me vede, smesta e ci va a ‘ncima sope lu tavulate, quedda ‘nfama. Come pensasse: <Ne’, che me ne fuma!> Come dicesse: <A me che me ne prema!...> Povere amore mia svanisce e sfuma. Quistu core che tozzela e che trema, mo preja alla Madonna che l’alluma, se pe’ disgrazia è diventata scema. Francesco Paolo Borazio Francesco Paolo Borazio primi anni cinquanta. Tratta da "La preta favedda" Edizione Quaderni del Sud, San Marco in Lamis (Gargano, Foggia) 1981, il testo vernacolare è uno dei più brevi della raccolta e, come si può leggere, è una poesia d'amore che l'Autore rivolge alla sua amata. L'amore sediticce (amore appassito) descrive un momento molto fragile ed incerto del ...

"LEONARDO SCIASCIA : La memoria, la nostalgia e il mistero" nuovo libro di ANTONIO MOTTA sullo scrittore siciliano.

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< Dei libri usciti negli ultimi anni su Leonardo Sciascia questo è uno dei più profondi. Antonio Motta è stato particolarmente legato a lui. Tutti i racconti sgorgano dalla sua memoria con vivacità: Motta mescola voci, interviste, incontri, che si sono accumulati nella frequentazione dell'Autore del Cavaliere e la morte. Il suo è un viaggio intorno a una grande passione per i libri dello scrittore siciliano, ma è sopratutto un libro di nostalgia dove in filigrana affiora nitido il legame di Sciascia con la sua terra, Sciascia fu uno scrittore - forse il più coraggioso, enigmatico, inquieto del secondo novecento - anche di incontri trasversali con altri scrittori e artisti che rivivono nelle pagine di questo libro: da Luigi Pirandello a Jorge Luis Borges, da Giuseppe Antonio Borgese a Carlo Levi, da Alberto Moravia a Gesualdo Bufalino, da Roberto Roversi a Bruno Caruso, da Fabrizio Clerici a Giorgio de Chirico, da Federica Galli a Renato Candida.> (dal risvolto di cop...

"DOVE IL GIORNO S'ALZA" poesia di ANTONIO MOTTA

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Dove il giorno s’alza a giri stretti di luce, dove la mitraglia ha ragione d’un beduino e la donna ha partorito tra canne di bambù, e il feto le è morto, e sa che domani al nipotino, al sesto compleanno, non varrà una sorte migliore; mentre al di là del muro di cinta i più piccoli giocano a indiani e banditi e la guerra entra nelle loro ossa vuote, e noi ci accorgiamo troppo tardi che l’adulto è un bambino che non ha saputo mai cullare una bambola; troppo troppo tardi per bere nel cavo della mano invece del solito bicchiere, più assetati. E già l’istinto ha corroso l’olivo E la poca polpa, franta nel torchio, sa d’amaro. Solo la polvere s’alza alta tra i tucul e gli olmeti, mentre ci si prepara all’altra battaglia. Troppo troppo tardi per chiedere un sorriso Ad un mercenario che scrive alla ragazza T’amo. Antonio Motta È nato e vive a San Marco in Lamis, centro garganico dove dirige il Centro di Documentazione “Leonardo ...

“LU SCAZZAMUREDDE” TRA FANTASIA, SUPERSTIZIONE E MODERNITA’

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"Culla scazzelicchja roscia Jangeluzze jè menute, culla scazzelicchja roscia chi lu te jè furtunate" Secondo la definizione che ne da l’Autore, < lu scazzamuredde > è <una figura popolare, leggendaria … uno spiritello burlone e dispettoso, non malvagio> insomma una specie di indefinibile troll o folletto che dir si voglia con capacità di determinare, a secondo dei casi, la fortuna o la disgrazia di coloro con cui viene in contatto. L’Autore di questo testo, scritto interamente in vernacolo sammarchese, - in cui vi si narrano le vicende surreali di Angeluzze  (questo  è il nome dato allo spiritello impertinente) – è Raffaele Nardella il quale, insieme ad  Angelo Ciavarella , ideatore dell'evento,(dal titolo  Serata tra musica e parole ) e i contributi al basso del veterano dei FFF Michele La Porta, nonché   di Pietro Giuliani alla chitarra, la partecipazione straordinaria di Mikalett , etc. sono i protagonisti di uno spettacolo musicale ...

BALLATA DEL FURORE di MICHELE COCO

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Basta con cuore e amore. Voglio cantare il sangue versato dai pastori sulle rocce spaccate dal caldo dell'estate o riarse dal gelo dei lunghi tristi inverni: una parola sola e incrociano le accette in un duello martale. Basta con cuore e amore. Voglio cantare il pianto lungo dell'emigrante che lascia casa e affetti e annoda le speranze con il ruvido spago in lugubri valigie: lassù nelle barracche diventerà un bruto per l'immensa paura. Basta con cuore e amore. Voglio cantar la rabbia dei giovani pensosi che attendono da anni con infinita pazienza il giorno del riscatto: molti sono già stanchi di blandire il potente: non tarderà a scoppiare il giorno del furore. Basta con cuore e amore. Voglio cantar le donne nerovestite, i bimbi sporchi di terra, i vecchi: la vita che intristisce in lunghe attese uguali, lo scandalo dell' ozio dei principi consorti che si covano astuti il posto di c...