Blog di Cultura Musicale e letteraria
a cura di LUIGI CIAVARELLA
“ZEIT”, L'ULTIMO POTENTE ALBUM DEI TEDESCHI RAMMSTEIN.
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Un suono potente domina la musica
dei Rammstein, formazione tedesca che con questa ultima sortita, “Zeit”,
da la misura del loro personalissimo sound che trova fondamento in un suono
compatto e abrasivo. Si tratta di una variante nemmeno tanta velata del cosiddetto kraut
Rock, che tanto si impose durante i settanta in tutta Europa con dischi
all'altezza della loro fama, nel luogo in cui si afferma una visione della
musica come potenza ed energia che attrae ed eleva ogni considerazione intorno
a temi che ruotano sul concetto di tempo che scorre inesorabile. “Zeit”
appunto, che ci ricorda il titolo iconico di un album dei Tangerine Dream, e
come i loro antenati i Rammstein riprendono quel cammino alla ricerca delle
proprie radici, l'identità perduta e ritrovata, dopo le macerie scaturite da
due guerre mondiali che hanno segnato la loro storia.
I Rammstein
provengono da Berlino e prendono dalla New Wave, dal Industrial, dal Pop e da
tanti altri generi musicali i colori forti per dipingere la loro musica cosmica,
attraversata da spettacolari lampi magnetici che dal vivo producono un certo
impatto sulla scena. La voce, forte ed evocativa, di TillLindemann fa
il resto. Vi troviamo persino accenni di orchestrine d'altre epoche (ascoltare
la devastante DickeTitten, ma anche OK,
abbreviazione di Ohne Kondom, farciti di contenuti sessuali
espliciti) contaminate
da un muro di suono pesante tale da rendere questo album, uscito l'anno scorso,
l'ultimo di una serie di lavori imponenti cominciato nel 1995 con “Herzeleid” e
proseguito con altre sei uscite tutte baciate dal successo, un prodotto dal
suono magnetico e profondo, con composizioni che possiedono ritornelli che ti
tagliano il respiro (la conclusiva Adieu per esempio è
bellissima, video sotto) e passaggi tellurici che affermano una
loro logica tutta teutonica che richiama per certi versi il passato (Angst, Meine
Tranen) e, allo stesso modo, ci trasmettono quel senso angoscioso dello
scorrere del tempo, con le sue malinconie e le sue imperturbabili incertezze.
( di Jacques Brel – Testo italiano F. Battiato ) Certo ci fu qualche tempesta anni d’amore alla follia. Mille volte tu dicesti basta mille volte io me ne andai via. Ed ogni mobile ricorda in questa stanza senza culla i lampi dei vecchi contrasti non c’era più una cosa giusta avevi perso il tuo calore ed io la febbre di conquista. Mio amore mio dolce meraviglioso amore dall’alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. So tutto delle tue magie e tu della mia intimità sapevo delle tue bugie tu delle mie tristi viltà. So che hai avuto degli amanti bisogna pur passare il tempo bisogna pur che il corpo esulti ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall’alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia tormenti sulla nostra via ma dimmi c’è peggior insidia che amarsi con monotonia. Adesso piangi molto dopo io mi dispero con ritardo non abbiamo più...
Composta nel 1944, Jacques Prévert scrive questa poesia dedicandola a Barbara, la ragazza di cui è innamorato in quel frangente, osservandola una mattina mentre sta attraversando una stradina di Brest ( grondante, rapita, raggiante), in una giornata di pioggia incessante. Sullo sfondo la tragedia della "'inutilità della guerra" che sta devastando il mondo di sofferenze. E' una poesia d'amore tipica del poeta francese, immediata nella scrittura, quasi composta d'impeto come sua abitudine, asciutta, senza artifici letterari aggiunti al testo. Ma questo sguardo pieno di trepidante attesa per lei, che prelude ad un incontro, ad un sentimento ritrovato, gli impongono anche alcune riflessioni dettate dalla tragica attualità che lo sovrasta (" Oh Barbara, Che cazzata la guerra! ), suggerendogli una duplice, contrapposta, osservazione dei fatti: da una parte l'innocenza dell'amore colta nella sua profondità più pura e, allo stesso tempo, l'efferat...
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse come la mia ombra mi stava accanto anche nel buio non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi quando si dorme si perdono le mani e i piedi io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell'afa o del caldo nel gelo era qualcosa che non può giungere a sazietà non era gioia o tristezza non era legata alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi era in me e fuori di me. durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia. NAZIM HIKMET Pur nativo di Salonicco (oggi importante città greca) Nazim Hikme ...
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