"JENNE JENNE", LA RACCOLTA DEI BRANI EDITI DI CIRO IANNACONE.





A sette anni da "Retratte Pajesane" — album che segnò per il cantautore di San Marco in Lamis l'approdo al verbo dialettale, grazie ai testi elaborati dal poeta locale Antonio Villani — Ciro Iannacone riprende quel filo con la pubblicazione di un nuovo album dal titolo “Jènne Jènne”, che raccoglie tutti i singoli usciti nel corso degli ultimi anni, a partire dal 2020, annus horribilis della pandemia da coronavirus.
Si tratta di canzoni registrate in totale solitudine, con sonorità elaborate in chiave folk, che richiamano in parte la tradizione popolare del suo luogo natio. Una modalità compositiva non nuova per Ciro Iannacone: come sappiamo, anche i suoi lavori più recenti, “Il buio non è” (2021) e gran parte di “Retratte Pajesane”, hanno seguito lo stesso percorso.
Evidentemente, è proprio in questa dimensione di solitudine compositiva che l'artista sammarchese trova la propria condizione ideale, intima e creativa, e i risultati sembrano dargli ragione.
Non conosciamo ancora il destino di quest'opera, che si trova in una fase per così dire embrionale, né sappiamo se avrà una pubblicazione ufficiale in forma canonica: a oggi, infatti, ne esistono soltanto sei copie amatoriali. Conosciamo bene, invece, il contenuto del disco, trattandosi di brani già pubblicati singolarmente e qui riuniti secondo un ordine cronologico che prende le mosse da Natale 2020 — una delle canzoni più belle scritte dal duo Iannacone-Villani — per concludersi, sei anni dopo, con Lu sfasciulate, ritratto divertente di una persona squattrinata, pubblicato qualche mese fa.
In mezzo troviamo altre nove canzoni, capaci di spaziare tra argomenti diversi: dai canti della devozione locale, a cominciare da Cumpagnia, che richiama l'antico pellegrinaggio verso la grotta di San Michele Arcangelo — brano interpretato anche dalla cantante Lucia Ruggieri — fino ai riferimenti ai santuari di San Matteo e di Stignano, quest'ultimo evocato in Santa Maria Nostra. Luoghi sacri lungo la via Francigena, raccontati nella loro essenzialità devozionale attraverso storia, culto e leggenda.
Segue Tempe de Fracchia, scritta nel 2021, durante la fase più cruenta della pandemia. La copertina ritrae proprio quella Fracchia solitaria che, in quei giorni difficili, venne collocata davanti alla chiesa dell'Addolorata, diventando il simbolo del momento drammatico attraversato dalla nostra comunità. Il testo e l'accompagnamento musicale colgono appieno le difficoltà del paese, restituendone il clima e il senso di smarrimento.
Ma è soprattutto nelle canzoni sentimentali, tenere e fragranti, che il lavoro esprime il meglio di sé. Qui l'autenticità della poesia di Tonino Villani si incontra con la voce e la chitarra classica di Ciro Iannacone in maniera unisona, dando vita a un dialogo musicale di grande intensità. È quanto accade in Ti vurria dice (L’amore forte e bbélle/ce ne freca dellu tempe, scrive Tonino) e La parola cchiù bella, dedicate rispettivamente all'amata e alla mamma: brani di intenso lirismo, che incantano per delicatezza e sentimento.
Non sono da meno la divertente Lu Remedie e altre due dediche, genere nel quale il nostro poeta dialettale sembra trovare maggiore affinità: Lu Pajese Nostre è rivolta al paese natio, mentre Tusejane rende omaggio al poeta italoamericano Joseph Tusiani. Il lavoro si conclude con un brano di Leonardo Ianzano, proposto come bonus track: Li mani li bbracciante, con testo di Tonino Villani e la collaborazione di Ciro Iannacone.
Nel complesso, questo lavoro del cantautore garganico ci restituisce un lavoro più incisivo rispetto al passato, rivelando una maggiore maturità espressiva e una più consapevole capacità di comunicare emozioni e contenuti. La scrittura dialettale si distingue per una più attenta valorizzazione delle sfumature linguistiche, mentre gli arrangiamenti, essenziali ma curati, alternano passaggi delicati a soluzioni strumentali più efficaci, delineando una cifra stilistica coerente e personale.
Ne scaturisce un lavoro che, pur essendo nato pezzo dopo pezzo, jènne jènne, come suggerisce il titolo stesso, riesce a trovare una propria omogeneità e una linea espressiva riconoscibile. Un percorso musicale che, al di là della genesi frammentaria, si rivela coerente e autentico, capace di coinvolgerci e di farci sentire parte di una storia, di una cultura e di una sensibilità condivise.
LUIGI CIAVARELLA


  


Commenti

Post popolari in questo blog

LA CANZONE DEI VECCHI AMANTI di Jacques Brel

"BARBARA" DI PREVERT, OVVERO L'AMORE AI TEMPI DELLA GUERRA.

"DURANTE TUTTO IL VIAGGIO LA NOSTALGIA NON SI E’ SEPARATA DA ME” , poesia di NAZIM HIKMET