LE PIETRE MILIARI DEL ROCK :"Valentyne suite" dei Colosseum (1969)
Colosseum
“Valentyne Suite”, (Vertigo Records. UK, 1969)
Rock progressivo.
Breve introduzione
"Valentyne Suite" dei Colosseum fu uno di quei dischi, per noi curiosi di apprendere l'ABC della musica rock del tempo, un formidabile strumento di formazione poiché ci allontanò dalle sabbie mobili del pop per farci entrare di soppiatto nel tunnel del rock, quello sperimentale e di sostanza che proprio in quel periodo stava avviandosi verso il Progressivo. Il gruppo formato da Jon Hiseman, che aveva avuto solidi natali musicali e da altri eccellenti musicisti, citati del bel articolo di Antonio Del Mastro qui sotto, si inventò una sorta di ibrido jazz rock, molto eccitante per il tempo aprendo così le porte a molte altre formazioni. Il disco ancora oggi si ascolta benissimo, e il nostro invito è quello di riscoprirlo magari cercandolo in vinile anche se la suggestiva versione originale della Vertigo si può trovare soltanto nei mercatini delle rarità, ma non è da buttare neanche la ristampa della Bronze, altrettanto bella, per gli altri va bene anche il CD. (Luigi Ciavarella).
di Antonio Del Mastro
Nel gruppo blues
inglese Graham Bond Organisation oltre a membri illustri quali Jack Bruce e
John McLaughlin tanto per citarne alcuni, vi annoveravano anche il batterista
Jon Hiseman ed il sassofonista Dick Heckstall-Smith. Da questi ultimi nacque il
progetto COLOSSEUM, in cui il jazz-rock sperimentale rappresentava oltre ad una
primordiale corrente fusion-style
anche un approccio iniziale al rock progressivo. Questo secondo album fu il
primo pubblicato dalla casa discografica Vertigo nel Regno Unito e ripubblicato
in America col nome di “The Grass Is Greener” (con anche una scaletta dei brani
differenti) nel 1970. Sulla copertina la collaborazione con la stessa casa del
fotografo e maestro Markus Keef si riflette con l’immagine di una donna
malinconica mai palesemente identificata avvolta dal mistero e immersa in una
scenografia dai colori pallidi e sfumati (stessa impostazione usata nel primo
album dei Black Sabbath tanto per citarne uno). Parlerò della versione inglese
quella a me più cara e conosciuta oltre ad essere quella più ricercata. Cara
perché il lato B del disco è quella più usurata in assoluto della mia
collezione. Valentyne Suite è composto da due lati distinti di cui uno più
radiofonico e l’altro tutto strumentale. Da un lato la matrice dei brani è
blues perché è presente il timbro chitarristico di James Litherland ma le
sfaccettature vanno dal R&B al rock più energico. Brani come Butty’s Blues
ed Elogy sono composizioni da ascoltare ma che non aggiungono molto in termini
di innovazione se non per la presenza dell’organo e degli ottoni in un quasi
opprimente blues per il primo ed il sax di Heckstall al centro della scena nel
secondo. La chiusura del primo lato con The Machine Demands A Sacrifice
evidenzia di certo un prog ancora grezzo che però termina quasi nel caos totale
ma con idee ben precise all’orizzonte. Mentre è il brano Valentyne Suite a stupire, appagare e riempire l’intera facciata
del lato opposto. Si parte con un blues per arrivare ad un intreccio di
vibrafono e pianoforte di Dave Greenslade, altro musicista dotato, e la presenza
quasi "coltraniana" di Heckstall nella seconda parte e un finale di
Litherland da capogiro. Diciassette minuti di rock progressive che non si può
non ascoltare per intero in tutte le sue tre parti principali in cui è divisa
tale sinfonia, oltre alla maestria dei musicisti che viene fuori fin dalla
prima volta che la si ascolta. Semplicemente un capolavoro assoluto per il
modesto parere del sottoscritto. Veri pionieri del Jazz-Rock.
A causa della loro complessità strumentale e sperimentale divennero troppo di nicchia e considerando lo scioglimento prematuro e i notevoli cambiamenti di formazione hanno reso i Colosseum una band di poco impatto commerciale ma non per questo di considerevole impatto musicale. Grazie alla loro abilità tecnica hanno comunque goduto di stima in tutta Europa riunendosi spesso durante gli anni.
Buon ascolto.
(Antonio Del Mastro)


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