Blog di Cultura Musicale e letteraria
a cura di LUIGI CIAVARELLA
LE PIETRE MILIARI DEL ROCK :"Valentyne suite" dei Colosseum (1969)
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Colosseum
“Valentyne Suite”, (Vertigo Records. UK, 1969)
Rock progressivo.
Breve introduzione
"Valentyne Suite" dei Colosseum fu uno di quei dischi, per noi curiosi di apprendere l'ABC della musica rock del tempo, un formidabile strumento di formazione e un pretesto per una fuga dalle sabbie mobili in cui ci aveva trattenuto il pop per entrare di soppiatto nel tunnel del rock, quello sperimentale e di sostanza che proprio in quel periodo stava avviandosi alla scoperta del Progressivo. La formazione era guidata dal batterista Jon Hiseman che aveva un passato alle spalle vissuto in ambienti musicali blues, con gli altri eccellenti musicisti al seguito, citati del bel articolo di Antonio Del Mastro qui sotto, che si inventò una sorta di ibrido jazz rock aperto al futuro. Il disco è ancora oggi un album che si ascolta benissimo, e il nostro invito è quello di riscoprire questa perla musicale (o per chi lo scopre soltanto adesso di avvicinarsi magari cominciando ad esplorare youtube) dal suono molto eccitante e coinvolgente, preferibile in vinile sia nella versione originale della Vertigo, un po' rara da trovare, che nella ristampa della Bronze ugualmente buona o, se preferite, il pratico CD che in questi casi va sempre bene. (Luigi Ciavarella).
di Antonio Del Mastro
Nel gruppo blues
inglese Graham Bond Organisation oltre a membri illustri quali Jack Bruce e
John McLaughlin tanto per citarne alcuni, vi annoveravano anche il batterista
Jon Hiseman ed il sassofonista Dick Heckstall-Smith. Da questi ultimi nacque il
progetto COLOSSEUM, in cui il jazz-rock sperimentale rappresentava oltre ad una
primordiale corrente fusion-style
anche un approccio iniziale al rock progressivo. Questo secondo album fu il
primo pubblicato dalla casa discografica Vertigo nel Regno Unito e ripubblicato
in America col nome di “The Grass Is Greener” (con anche una scaletta dei brani
differenti) nel 1970. Sulla copertina la collaborazione con la stessa casa del
fotografo e maestro Markus Keef si riflette con l’immagine di una donna
malinconica mai palesemente identificata avvolta dal mistero e immersa in una
scenografia dai colori pallidi e sfumati (stessa impostazione usata nel primo
album dei Black Sabbath tanto per citarne uno). Parlerò della versione inglese
quella a me più cara e conosciuta oltre ad essere quella più ricercata. Cara
perché il lato B del disco è quella più usurata in assoluto della mia
collezione. ValentyneSuite è composto da due lati distinti di cui uno più
radiofonico e l’altro tutto strumentale. Da un lato la matrice dei brani è
blues perché è presente il timbro chitarristico di James Litherland ma le
sfaccettature vanno dal R&B al rock più energico. Brani come Butty’s Blues
ed Elogy sono composizioni da ascoltare ma che non aggiungono molto in termini
di innovazione se non per la presenza dell’organo e degli ottoni in un quasi
opprimente blues per il primo ed il sax di Heckstall al centro della scena nel
secondo. La chiusura del primo lato con The Machine Demands A Sacrifice
evidenzia di certo un prog ancora grezzo che però termina quasi nel caos totale
ma con idee ben precise all’orizzonte. Mentre è il brano Valentyne Suite a stupire, appagare e riempire l’intera facciata
del lato opposto. Si parte con un blues per arrivare ad un intreccio di
vibrafono e pianoforte di Dave Greenslade, altro musicista dotato, e la presenza
quasi "coltraniana" di Heckstall nella seconda parte e un finale di
Litherland da capogiro. Diciassette minuti di rock progressive che non si può
non ascoltare per intero in tutte le sue tre parti principali in cui è divisa
tale sinfonia, oltre alla maestria dei musicisti che viene fuori fin dalla
prima volta che la si ascolta. Semplicemente un capolavoro assoluto per il
modesto parere del sottoscritto. Veri pionieri del Jazz-Rock.
A causa della loro complessità strumentale e sperimentale divennero troppo di
nicchia e considerando lo scioglimento prematuro e i notevoli cambiamenti di
formazione hanno reso i Colosseum una band di poco impatto commerciale ma non
per questo di considerevole impatto musicale. Grazie alla loro abilità tecnica
hanno comunque goduto di stima in tutta Europa riunendosi spesso durante gli
anni.
( di Jacques Brel – Testo italiano F. Battiato ) Certo ci fu qualche tempesta anni d’amore alla follia. Mille volte tu dicesti basta mille volte io me ne andai via. Ed ogni mobile ricorda in questa stanza senza culla i lampi dei vecchi contrasti non c’era più una cosa giusta avevi perso il tuo calore ed io la febbre di conquista. Mio amore mio dolce meraviglioso amore dall’alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. So tutto delle tue magie e tu della mia intimità sapevo delle tue bugie tu delle mie tristi viltà. So che hai avuto degli amanti bisogna pur passare il tempo bisogna pur che il corpo esulti ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall’alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia tormenti sulla nostra via ma dimmi c’è peggior insidia che amarsi con monotonia. Adesso piangi molto dopo io mi dispero con ritardo non abbiamo più...
Composta nel 1944, Jacques Prévert scrive questa poesia dedicandola a Barbara, la ragazza di cui è innamorato in quel frangente, osservandola una mattina mentre sta attraversando una stradina di Brest ( grondante, rapita, raggiante), in una giornata di pioggia incessante. Sullo sfondo la tragedia della "'inutilità della guerra" che sta devastando il mondo di sofferenze. E' una poesia d'amore tipica del poeta francese, immediata nella scrittura, quasi composta d'impeto come sua abitudine, asciutta, senza artifici letterari aggiunti al testo. Ma questo sguardo pieno di trepidante attesa per lei, che prelude ad un incontro, ad un sentimento ritrovato, gli impongono anche alcune riflessioni dettate dalla tragica attualità che lo sovrasta (" Oh Barbara, Che cazzata la guerra! ), suggerendogli una duplice, contrapposta, osservazione dei fatti: da una parte l'innocenza dell'amore colta nella sua profondità più pura e, allo stesso tempo, l'efferat...
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse come la mia ombra mi stava accanto anche nel buio non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi quando si dorme si perdono le mani e i piedi io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell'afa o del caldo nel gelo era qualcosa che non può giungere a sazietà non era gioia o tristezza non era legata alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi era in me e fuori di me. durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia. NAZIM HIKMET Pur nativo di Salonicco (oggi importante città greca) Nazim Hikme ...
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