mercoledì 10 dicembre 2014

JIMMY PAGE, L'ANIMA DEI LED ZEPPELIN

di Luigi Ciavarella

Mai avrei immaginato, nell'atto d'acquisto del mio primo disco dei Led Zeppelin, che il gruppo di Jimmy Page, il custode dell'anima del famoso gruppo inglese, sarebbe non solo sopravvissuto ai tempi e alle mode, ma che sarebbe entrato di diritto nel gotha di una invidiabile immortalità riservata solo ai precursori, gli iniziatori di un genere. Un primato che spetta a loro in virtù di una storia esaltante iniziata nel 1968 e mai conclusa, nonostante lo scioglimento avvenuto nel 1980 e i tanti incidenti di percorso che hanno attraversato la loro vita artistica e privata. Non a caso tra le ristampe più importanti emesse quest'anno figurano in grande evidenza i titoli (CD e vinile) dei primi album del gruppo londinese. Si tratta di una ristampa sistematica dei primi cinque albums pubblicati dai Led Zeppelin tra il 1969 e il 1973, curata da Jimmy Page, che, come tutti sanno, della musica del dirigibile è stato l'anima fondante oltre che leader e, sopratutto, dopo lo scioglimento, custode, in qualità di produttore, della memoria stessa di una delle band più innovative e importanti del Rock. 
Jimmy Page ha, sin dagli inizi, sempre avuto la consapevolezza, forse più degli altri componenti, che il nome del gruppo avrebbe resistito all'usura del tempo. Rispetto a molti altri nomi dei sessanta e settanta, per esempio, che il tempo ha inesorabilmente cancellato, salvo ripescarne alcuni ma sempre in una ottica revivalistica e nostalgica, riguardo i Led Zeppelin essi hanno sempre rappresentato un punto di riferimento costante per molti gruppi, attraversando trasversalmente ogni epoca, nei tanti cicli che la musica stava producendo nel mondo. In questo senso la figura di Jimmy Page è stata l'icona più celebrata per molte generazioni di chitarristi rock succedutesi in questi ultimi decenni.

Egli ha iniziato la sua carriera di musicista giovanissimo frequentando studi di registrazione e prestando la sua opera a molti gruppi blasonati dell'epoca ( per esempio è lui a suonare la chitarra nell'epocale My Generation dei Who o nella altrettanto famosa You Really Got Me dei Kinks nel 1964 solo per citare due classici senza tempo del Rock ) acquisendo una esperienza che gli sarebbe servita per avviare una carriera indipendente, dapprima nel seminale gruppo The Yardbirds e successivamente, nell'attimo in cui il gruppo collassò davanti all'impetuosa avanzata evolutiva dei nuovi suoni, fondando insieme a Robert Plant, voce, John Paul Jones, basso e tastiere, e John Bonham, il poderoso batterista che contribuì non poco a forgiare il suono della band, i Led Zeppelin.
Oggi a distanza di quaranta cinque anni dai fatti rimane il solo Jimmy Page a dare voce al nome dei Led Zeppelin, il solo a custodire l'integrità di quella musica che, partita dalle viscere del Blues, si sviluppò subito lungo i binari dell'hard rock, contribuendo in modo decisivo ad inventare un genere. Un genere nuovo che stava prendendo piede dopo i fasti deliranti della psichedelia, per dare corpo ad una visione più ampia e corposa della musica Rock, anche se una forma residuale di quegli artifici ancora alberga nei primi due dischi della band, sopratutto in quegli angoli non ancora raggiunti dall'esperienza, selvaggi ed imprevedibili, ma che restano come gli esempi più illuminanti di quella storia ( per esempio Dazed and Confused nel primo album e Whore Lotta Love nel secondo ). Poi la musica subirà una escalation vorticosa parimenti agli abusi, agli eccessi consumati negli alberghi e sui palchi di tutto il mondo, vissuti in maniera disordinate tra droga, sesso e alcool come dire le regole non scritte che hanno sempre rappresentato il mal di vivere, marchio e condotta nonché sopratutto la maledizione in cui spesso la somma di questi elementi hanno determinato le sorti di molti bands. Non ultima una certa attitudine verso l'esoterismo di dubbia utilità cui sia Page che Plant si sono appassionati e di cui hanno sempre dichiarato di amare i cui risultati sono evidenti per esempio nel quarto album senza titolo, quello che contiene Stairway To Heaven per intenderci.

Poi nel 1980 la band si scioglie poiché era venuto a mancare John Bonham, morto improvvisamente, vittima dei suoi eccessi, stramazzato a terra al termine di una bevuta colossale, come raccontano senza rispetto le cronache della sua vita, per indicare la causa principale dello scioglimento dei Led Zeppelin. Forse le ragioni bisogna cercarle altrove, probabilmente in una certa stanchezza sopraggiunta, inevitabile e logica, peraltro evidente nella produzione discografica degli ultimi tempi. Fatto sta che decidono di chiuderla li perché l'idea di gruppo non venisse scalfita, per rispetto e devozione verso un compagno di strada che non c'era più.
Quando gli si chiede cosa ne sia stato degli altri membri, il celebre chitarrista si limita a rispondere che i rapporti restano buoni ma allo stesso tempo ci tiene a sottolineare che l'eredità e la responsabilità musicale lasciata dal gruppo rimane saldamente nelle sue mani, custode unico dell'immenso patrimonio musicale lasciato dai Led e le varie post produzioni, le edizioni succedutesi dopo la fine della storia, stanno lì a dimostrazione di quanto sia stata minuziosa e preziosa la sua opera di restauro e di scelte di emissione di inediti come bonus inseriti nelle varie ristampe. 
Una scelta rigorosa e seria che parte dalla consapevolezza che la musica dei Led Zeppelin sia destinata a durare per sempre come quella di Frank Zappa o dei Beatles. O come quella di Mozart e di Beethoven

Luigi Ciavarella





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