venerdì 15 agosto 2014

60 s BEAT ITALIANO VOL. 1 :
LA MUSICA BEAT SCONOSCIUTA DEI SIXTIES IN ITALIA.
di Luigi Ciavarella

In una delle tante incursioni nel sottobosco del beat italiano, vissuto – come si sa – tra la metà dei sessanta e il fatidico 1968, ho scoperto una moltitudine di dischetti corsari che, lontani dal pop business delle grandi case discografiche italiane di quegli anni, hanno saputo, col tempo, ottenere la giusta rilevanza. Tutto ciò grazie alla passione, alla ricerca certosina e alla costanza di un pugno di persone che ha saputo scavare nelle viscere della storia per portare in superficie, e sottrarre quindi dal dimenticatoio, tutta una serie di dischi beat deliziosi e ingenui, a volte anche di genere hard garage ( il suono distorto delle chitarre fuzz in cui non si sa se voluto o derivante dalla cattiva qualità dello strumento … ) che altrimenti sarebbero rimasti lì per sempre. I pionieri hanno diversi nomi e sin dalle origini di questa corsa alla riscoperta di pepite musicali, un quarto di secolo fa pressappoco, hanno saputo portare alla luce manufatti talmente importanti da modificare il corso della storia del beat italiano, riscrivendo pagine nuove su un impianto all’epoca dei fatti alquanto limitato ai successi discografici. ( penso a Ursus con Manifesto Beat, Italo Gnocchi con le varie compilation On Sale, Cesare Rizzi per la famosa enciclopedia, Riccardo Scanna per la seriale Beat Resurrection in vinile, la rivista Raro, ecc… )
Grazie alla loro passione molti nomi iper sconosciuti emergono dalle nebbie del passato, vuoi per una loro manifesta capacità di entrare nello spirito della cover o addirittura forti nel modo stesso di scrivere brani originali concorrendo, semmai avessero ottenuto la giusta visibilità, ad arricchire l’azione dei discografici italiani all’epoca cosi limitati nelle loro funzioni esploratrici. Tuttavia alcuni nomi, seppure oggi dimenticati, riuscirono all’epoca in cui si svolsero i fatti ad avere una visibilità maggiore rispetto ad altri, frenetici e compulsivi, che si può cogliere nelle varie ristampe che si sono succedute sin dai primi anni ottanta, poiché riuscirono a incidere interi album rimasti mosche bianche in un mondo dominato dal 45 giri. Penso ai veronesi I Kings, ( inizialmente accompagnatori del concittadino Dino ) ai romani Le Pecore Nere ( famose per il 45 Ricordo un ragazzo del 1967 dedicato a Luigi Tenco ), ai baresi I Gatti Rossi ( anche loro a seguito di un cantante famoso, Gino Paoli ) sino ai Delfini di Padova, tuttora in splendida attività live, dopo aver inciso tra il 1965 e l’anno successivo un paio di albums a dir poco deliziosi. A questi occorre aggiungere :

I New Dada di Maurizio Arcieri che addirittura aprirono a Milano il concerto dei Beatles e di cui sono titolari di uno splendido album del 1966 ( I’ll go Crazy da James Brown passando per i Rolling Stones di Lady Jane, ecc.. ) ; i Roll’s 33 da Pinerolo ( Torino ) che invece pubblicarono un album nel 1967 dalla CBS i cui spicca una curiosa versione in italiano di un master piece del garage fuzz americano di quegli anni, We Ain’t Got Nothing Yet dei Blues Magoos, tradotto in italiano 33/1° verità. Infine I Mat 65 da Bergamo titolari anch'essi di un album eterogeneo di varie misture beat, infarcito di covers e originali pubblicato dalla Rifi nel 1966 o dei Meters che nel 1965 pubblicano addirittura un intero album di covers dei Beatles
Accanto ai padroni delle hit parade ( Equipe 84, Corvi, Nomadi, Dik Dik, ecc… ) quindi è esistita una discografia parallela a 33 giri che seppure oscurata dallo scarso successo ottenuto durante quegli anni, sono riusciti poi ad ottenere, molti anni dopo, in epoca di riscoperte in ambito underground, il giusto riconoscimento e la dignitosa ristampa che ne è seguita, rendendo possibile agli archeologici del rock di riscrivere per intero i nuovi capitoli del beat italiano.     
Riguardo ai 45 giri per avere la giusta considerazione del beat nostrano bisogna aspettare il 1989 quando una etichetta americana ( La Direct Hits ) pubblica in patria una compilation di brani killer del garage beat italiano, che portano alla ribalta quanto di meglio abbia saputo produrre il genio italico in questi ambiti.
60s Beat Italiano vol. 1 ( il titolo in CD o vinile ) mette in fila una serie impressionante di brani garage fuzz che hanno poco da invidiare alle varie blasonate compilation del genere pubblicate in USA negli ’80 ( Nuggets per esempio ) con gruppi micidiali come gli inediti Chewing Gum ( Senti questa chitarra ), Red Rooster, Evangelisti ( Una devastante versione di Un ragazzo di strada, superiore persino alla versione originale dei Brogues ), The Nightbirds, i baresi Hugu Tugu che propongono una cover dei Jefferson Airplane ( Fino a ieri ) , Noi tre, Condors, Jaguars, i sardi Barritas, i milanesi Le Anime, I 5 Monelli con Balbettando ,  ecc.. Da aggiungere a ciò un paio di curiosi brani proveniente da gruppi considerati pop ( I Profeti e i Bisonti, rispettivamente Bambina sola e Crudele ) che qui fanno la loro bella figura.
Un altro disco da sottolineare, uscito nel 1966, è l’album omonimo dei Ragazzi del Sole di Torino, città che ha dato il contributo maggiore alla storia del beat di qualità in Italia, che qui si producono in una serie di brani di vibrante attualità che fanno la differenza con il resto dei gruppi italiani. Il disco è stato ristampato in vinile un paio di decenni fa. Da aggiungere anche il 45 giri Atto di Forza n. 10, dello stesso anno, grande e coraggioso brano che parla di violenza da strada  prima di passare, con formazione rinnovata, al pop di Salice piangente.


LUIGI CIAVARELLA



 

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