giovedì 12 aprile 2018

I TEMI DELLA MORTE E DELL’ANGOSCIA NELLA MUSICA ROCK DEI SETTANTA.

Questo articolo è stato pubblicato in origine il 31 ottobre 2013 nella rubrica musicale Music'Arte del sito www.sanmarcoinlamis.eu.  

Antonio Bartoccetti classe 1947 leader degli Antonius Rex ed affini. 
Antonio Bartoccetti, incide nel 1969 il suo vinile più famoso,”Tardo pede in magiam versus”, ma lo tiene nel cassetto, come da leggenda, sino al 2001 quando la Black Widow, etichetta italiana specializzata nel recupero di vecchi feticci e nuove voci di profeti nostrani dediti all’hard esoterico, ne ristampa una doppia versione, vinile e digitale, per il piacere di quella frangia di ascoltatori che amano questo genere di suoni. I suoni appunto. L’album citato, a nome Jacula, (dal nome di una eroina di fumetti di fine anni sessanta molto popolare in Italia), è dominato dal suono ossessivo di un armonium cupo e tedioso che, con la voce di Doris Norton, al secolo Fiamma Dello Spirito, puntella di suggestioni funerei l’intero percorso, spaziando tra citazioni esoteriche che puzzano di zolfo, satanismo e cimiteri inquietanti al punto da classificare il lavoro come uno dei rari casi più espliciti di musica estrema. Bartoccetti sarà il primo in Italia a indirizzare la propria musica verso suoni e canoni di natura esoterica attingendo la propria ragione dal mondo dell’occulto e dalla magia nera.
Particolare della copertina di ZORA
Ovviamente  non otterrà alcun successo, salvo in quei pochi ambienti malsani e sepolcrali dediti al culto della morte e dell’angoscia ossessiva,coadiuvato dal tastierista Charles Tiring, ma produrrà altri lavori sotto altre sigle cavalcando sempre le stesse tematiche come Antonius Rex, Zora, (quest’ultimo anch’esso preso in prestito dal mondo del fumetto erotico – vampiresco), che saranno, con poche varianti, insieme agli Invisible Force e Dietro Noi Il Deserto, le nuove creature del nostro Bartoccetti che avrà cura nel tempo di tenere sempre al centro del suo universo sonoro i temi angoscianti della morte e del sopranaturale.
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Fuori dall’Italia questi argomenti hanno trovato un terreno più fertile anzi partono da lì, dall’Inghilterra, gli stimoli fondativi, che son serviti a coltivare un genere che ha avuto i suoi momenti di gloria underground e un buon numero di seguaci che, con base sonora hard rock, hanno saputo manifestare tutti i loro propositi di morte e desolazione, distruzione e paranoia, angoscia e malessere, sino a dare un senso compiuto alla loro musica che resta prevalentemente hard rock perfettamente incuneata nel filone del genere dominante nei primi anni settanta.
I Black Sabbath, come è facile intuire, sono stati i primi a focalizzare il tema del rapporto tra musica rock e tematiche dark. Non a caso il loro primo album datato 1970 ha una copertina che sembra suscitare non poche inquietudini. Poi l’ascolto del brano più significativo dell’album, Black Sabbath, con quello scroscio di pioggia e il rumore dei tuoni sullo sfondo, non nasconde più dubbi circa le intenzioni del gruppo di Ozzy and Co sul genere di musica che intendono suonare. Come si sa avranno molto successo e recentemente il ritorno in sala d’incisione, che ha prodotto un doppio album (13) a distanza di oltre quarantanni dal debutto e, dopo le aspettative, il successo ritrovato e il ritorno in scena, la dice lunga sulla vita di questa musica.
Altri gruppi rock che possono vantare una simile attitudine, seppure di minor successo, sono stati i Black Widow, anch’essi interessati a sviluppare tematiche dark e gotiche di buona fattura. Il loro primo album, Sacrifice, pubblicato il 1970, resta il loro testamento più significativo ; gli Agnes Strange, che hanno anche loro una copertina sepolcrale in bella vista, appartengono invece al genere hard rock più incline al boogie. Seppure pubblicato in tarda data ( 1974 ) il loro primo album Theme For A Dream resta un esempio di buon rock underground ; i Necromandus che sin dal titolo evocano aspetti truculenti ma dall’impatto sonoro che non va al di là di un convenzionale hard rock un po’ troppo simile ai Black Sabbath (non a caso il loro disco d’esordio, Orexis of Death del 1973 è prodotto da Tony Iommi ) ; Bram Stoker, il cui nome è preso in prestito dal noto autore di Dracula, sono titolari di un unico album datato 1972, Heavy Rock Spectacular, il cui suono è dominato dall’hammond, cupo e introverso, il cui disco è stato recentemente ristampato in vinile/cd dalla nostra Black Widow Records, ed erroneamente infilato nel genere Progressivo proprio per quel suono dominante d’organo che da un senso d’angoscia all’intero lavoro ; i Lucifer Was invece sono norvegesi e l’ascolto del loro unico feticcio, Underground & Beyond del 1972, ricordano molto un misto tra Sabbath e Jethro Tull per l’uso discreto del flauto infilato tra i solchi della loro musica, che ricorda pure gli Atomic Rooster, altro gruppo dedito agli aspetti più truculenti della musica rock che ha avuto importanti sviluppi nel corso del decennio.
Infatti gli Atomic Rooster, rispetto ai nomi finora citati, sono stati un gruppo importante nell’evoluzione della musica hard dei seventies. Il gruppo avrà vita travagliata. Nasce alla fine dei sessanta grazie all’estro di Vincent Crane personaggio stravagante che insieme a Carl Palmer (che diventerà notissimo in seguito nel supergruppo con Emerson e Lake) forma i galletti atomici con altri musicisti sulla scia della musica dei Black Sabbath, satanica quando basta e aperta a rituali riconducibile a questi temi. Dopo il primo disco nel 1970 pubblicano l’opera ritenuta un vero capolavoro del genere, Death Walks Behind You, angosciante e dominato dalle tastiere di Crane che da un incedere molto spettrale all’intero lavoro ben coadiuvato dalla chitarra di Du Cann, formidabile nel sostenere un sound che presto, purtroppo, prenderà una brutta deriva a causa dei continui litigi in seno al gruppo.
Altri gruppi ancora minori tra i minori potrebbero allungare la lista dei detentori di verità assolute in seno alla musica esoterica e di culto a cui dare fiato ma, per ragioni comprendibili, citati i maggiori, il buon senso mi impone di fermarla qui augurando a quelli più esposti all’ascolto di questo tipo di musica “ultraterrena” di dedicarci un pensiero tenendo in gran conto in genere questa musica, testi a parte, non va oltre un tipo di hard rock con qualche variazione in corsa e neppure tanto di frontiera. In fondo rappresentano soltanto una allegoria. 
LUIGI CIAVARELLA


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