giovedì 2 febbraio 2017

IPOTESI DI NASCITA E SVILUPPO DELLA MUSICA POP A SAN MARCO IN LAMIS


Le vicende musicali legate alla nascita dei gruppi pop a San Marco in Lamis ( pop come popolare nel senso largo del termine ) hanno avuto origine nel dopoguerra quando alcuni musicisti dilettanti del posto hanno provato a dare forma e sostanza alla genesi di piccole formazioni eterogenee allo scopo di suonare insieme canzoni napoletane, canti locali e anche un pizzico di musica americana, importata dagli alleati. Senza alcun impegno particolare se non quello di stare insieme e condividere ( e soddisfare ) comuni passioni. Prima c'erano state in paese soltanto bande musicali e qualche sporadico cantastorie che si dilettava a raccontare in musica fatti locali provenienti dalla tradizione popolare. Le bande municipali eseguivano anche pezzi d'opera durante le feste di paese. In questo ambito abbiamo avuto persino ottimi direttori d'orchestra che hanno saputo saldare col territorio un legame molto forte in termini di rapporti corrisposti. ( Si pensi soltanto alla costituente prima banda ufficiale, periodo fine ottocento, diretta dal Maestro Ferrante, poi Lozzi e infine negli anni ‘20 affidata al Maestro Giordano, facendo seguire una solida tradizione che sopravvive magnificamente sino ai giorni nostri attraverso l’impegno e la professionalità del Maestro Claudio Bonfitto ).
Tonino Lombardozzi, indimenticabile maestro di fisarmonica, è stato invece, insieme a Luigi La Porta, Nazario e Antonio Tancredi e Francesco Russo, l'iniziatore di una nuova era musicale poiché arricchisce l'ambiente di nuove contaminazioni musicali in grado di interagire con i sentimenti e le passioni della gente. Fu una musica suonata con pochi mezzi, con semplicità disarmante eppure così intrigante da risultare fondamentale per le sorti musicali del paese, primo tentativo di dare senso ad una aggregazione di intrattenimento che fosse in grado di allestire piccoli spettacoli musicali con mezzi adeguati e un repertorio gradito agli ascoltatori. Essi suonano in ogni angolo del paese prettamente musiche tradizionali, popolari e arie napoletane.
Poi sorgono altri nuclei ( tra la metà e la fine dei cinquanta ) questa volta nati intorno alla figura di Antonio Verde ( Walter Pitet ) nella cui bottega di barbiere in corso Matteotti avvengono i primi miracoli aggregativi, tra pennelli e mandolino, sino a dare un volto e una dignità ai primi gruppi musicali autodidatti pronti ad allestire anche loro serate di intrattenimento in ogni luogo. Antonio Verde insegna ad un numero sempre crescente di apprendisti musici le rudimentali nozioni che servono per allietare una serata o il necessario per una serenata d’amore. Suonano insomma musiche ed eseguono canzoni più o meno sullo stesso esempio di Lombardozzi e co. Tra loro si distingue Michele Fulgaro, chitarrista autodidatta, che diventerà punto di riferimento di tutte le band che si costituiranno durante gli anni sessanta ed oltre, assumendo da subito una certa leadership se non altro per aver contribuito a fondare in paese il primo vero gruppo veramente pop, stabile ( I Mods o Modernissimi ) nel senso che essi suonano la musica del loro tempo presa in prestito dalla radio e in seguito dalla tv e la riproducono di pari passo nei vari happening in cui suonano.
Questa forma naif, genuina e semplice, dura sino alla fine dei sessanta dopodiché, a partire dal nuovo decennio, la musica si articola maggiormente con i nuovi suoni che appaiono all’orizzonte moltiplicando le tendenze e il numero delle bands che d’ora in poi si rivolgeranno soprattutto verso i giovani. Lombardozzi e Fulgaro continueranno a suonare le loro musiche con passione intatta incuranti del tempo che passa mentre fuori dal loro mondo impazza il fragore della nuova scena.
Gli anni 70 vedono una nuova generazione di gruppi più rivolti al rock, genere più creativo e seducente. Nati sulla spinta delle nuove vicende musicali internazionali la nuova musica trova altri nomi ed altri protagonisti altrettanto importanti in grado di trasmettere nuove vibrazioni in un ambiente come sempre molto recettivo. 
Oggi tutto è nuovamente in discussione, lo scenario ha cambiato metodo ed indirizzi musicali, promuovendo nuovi suoni più adeguati ai tempi che stiamo vivendo mentre i nuovi musicisti hanno acquisito una maggiore consapevolezza dei loro compiti creando di fatto una bella scena viva e dinamica. Un formidabile esempio che ci invoglia ad esplorare con partecipazione e curiosità gli angoli visibili e nascosti di un mondo giovanile in movimento di cui non possiamo che esserne fieri.
( Luigi Ciavarella )




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