giovedì 14 maggio 2015

LA MUCCA LULUBELLE III DEI PINK FLOYD

Come è noto nel 1970  i Pink Floyd pubblicano “Atom Earth Mother”, per intenderci il famoso disco con la mucca in copertina, opera dello studio Hipgnosis di Londra. Il lavoro esce in una fase di incertezza artistica nella vita del gruppo, diviso tra tarda psichedelia, ormai agonizzante, e le nuove tendenze sperimentali che si vanno prospettando all’orizzonte, in una Londra che si sta mobilitando per accogliere i nuovi fermenti dominanti : l’hard rock dei Deep Purple, Led Zeppelin et co e i primi vagiti Progressivi dei King Crimson, entrambi determinati a conquistare il mondo.     
I Pink Floyd scelgono una via di mezzo, dopo una discussione al loro interno, decidono di ripercorrere la strada che li aveva visti finora vincenti cioè un lavoro aperto ai contributi di tutti, da sviluppare successivamente in fase di registrazione, ambiente ritenuto ideale per concretizzare le loro percezioni creative, come d’altra parte era avvenuto nel precedente Umagumma.
Agli inizi del decennio esce Atom Earth Mother, ispirato vagamente alla morte atomica della terra e alla sua rinascita raffigurata dalla rassicurante immagine bucolica di copertina, senza peraltro alcuna dicitura che lo identifichi (questa pratica si ripeterà l’anno venturo con il quarto album dei Led Zeppelin, anch’esso apparentemente anonimo), per la disperazione dei discografici. Il lavoro si divide in due parti distinte : un primo lato ( il vinile dell’epoca ) tutto imperniato su una suite sinfonica ( appunto Atom Earth Mother ) un po’ pretestuosa ma avvincente per gli indirizzi che il gruppo si prefigge ( con interventi orchestrali diretti da Ron Geesin e il coro e l’Orchestra Philip Jones Brass Ensemble a fare da contorno ) e una seconda parte invece dominata da brani di taglio pop classico, dal suono vario, prevalentemente acustico-melodico con toni sorprendentemente delicati in sintonia con l'immagine di copertina ( If, Summer ’68, Fat Old Sun,ecc..).
Contrariamente al giudizio negativo che le darà David Gilmour ( che lo definirà una porcheria ) il disco ottiene un successo clamoroso in tutto il mondo e, ancora oggi, resta uno dei capisaldi fondamentali nell’immaginario rock, grazie ad un suono seducente ed evolutivo e una icona di copertina inconfondibile.
Con questo album i Pink Floyd si distaccano definitivamente dal loro passato psichedelico ripudiando per sempre lo spettro di Syd Barrett ….
Luigi Ciavarella


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