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giovedì 27 novembre 2014

I TRE DISCHI CAPOLAVORI DI JOHN MARTYN



di Luigi Ciavarella

Tra il 1971 e il 1973 John Martyn pubblica tre autentici capolavori. Il primo Bless The Weather è del novembre 1971 e evidenzia subito un segno di discontinuità col passato per l’assenza di sua moglie al suo fianco, la cantautrice Beverley Kutner, (anche se vi partecipa però alle sessions ), che era stata sua inseparabile compagna nei precedenti lavori. Questo distacco forse gli consente di ottenere un rapporto più intimistico con la sua scrittura, certamente una libertà di espressione più diretta e personale.
Il cantautore scozzese proviene dal folk blues di Bert Jansch, suo maestro dichiarato, insieme al revivalista Hamish Imlach, e approda a questo primo capolavoro attraverso una commistione tra folk blues e jazz molto personale che, unita alla sua voce impastata di alcool e quant’altro, riesce a dare corpo ad un lavoro sospeso tra suggestioni romantiche e tensioni emotive, con brani che lambiscono più generi. Vi sono il blues sofferto di Sugar Lump e il folk in salsa bossa nova di Head and Heart, o le rarefatte bellezze di Go Easy, Just Now e Let The Good Things Come, perle in agrodolce che rappresentano tutti i legami entro cui la musica e lo stile di John Martyn possono essere identificati. Le presenze di Danny Thompson, il sodale compagno di viaggio, peraltro contrabbassista dei Pentangle, e di Steve Winwood, (e di altri amici) conducono il suono verso atmosfere jazz, aperture introspettive e sperimentazioni (per esempio l’uso dell’echoplex applicato alla chitarra) che allargano i campi d’intervento che avranno ulteriori sorprendenti sviluppi nei successivi episodi.
Nel febbraio del 1973 il cantautore scozzese pubblica infatti il suo capolavoro indiscusso e uno dei vertici assoluti della storia della musica rock. Si tratta di Solid Air la cui title track è dedicata al suo amico Nick Drake ( che sarebbe scomparso suicida qualche anno più tardi) e rappresenta uno dei brani più intensi mai scritti da Martyn “… un miracolo di equilibrio sospeso tra terra ed aria, passione e misura…” ( Alfredo Marziano ), insomma una suggestione mista di suoni, poesia e aromi che introducono ad un suono di sintesi miracolosa tra jazz, pop, blues e ritmi sudamericani. L’accostamento al cantautore americano Tim Buckley a questo punto diventa inevitabile poiché entrambi fanno dell’uso della voce uno strumento aggiuntivo che interagisce con la musica, mai così presente come in questo disco. Come pure si sprecano i paragoni con Van Morrison e Nick Drake, impegnati entrambi a scrivere, in momenti diversi, pagine memorabili in quegli anni di transizione. Senza dimenticare il contributo fondamentale offerto dai Fairport Convention, compreso Richard Thompson alle chitarre, che in quel momento stanno attraversando tutti uno dei loro momenti musicali più esaltanti. Insomma un disco epocale. L’ultimo tassello che chiude questa trilogia è Inside Out pubblicato nell’ottobre dello stesso anno sempre per conto della Island Records, a dimostrazione dell’urgenza incontenibile che sta attraversando l’artista scozzese, unito ad uno splendido stato di forma creativa, poiché si tratta di un’altra opera indiscussa che se da un lato evidenzia un carattere più umorale e discontinuo del personaggio dall’altra vi sono contenuti molti brani di alta classe melodica come per esempio
Fine Lines o l’ipnotica Outside In che insieme alle tradizionali Make No Mistake, Ways To Cry e So Much in Love With You, rappresentano la cifra di un album forse più ostico rispetto a Solid Air ma ugualmente raggiunto dai segni di una bellezza sublimale e da una maturità piena, invidiabile che ha pochi eguali nella storia della musica Rock di indirizzo folk cantautorale. Poi, dopo un ulteriore prova d’autore con il successivo Sunday’s Child, in cui aleggia una certa serenità di fondo dai caratteri festosi dovuti alla nascita del primo figlio, il grande scozzese, nato a New Malden ( Scozia ) nel 1948, il cui vero nome era Lain David McGeachy, nato da una famiglia di musicisti, proseguirà con una discografia regolare sino a raggiungere anche il successo con una musica dai tratti più leggeri legati al consumo, grazie alle interferenze di Phil Collins. Scomparirà a causa degli effetti nefasti di una polmonite nel gennaio del 2009 a Kingston Upon Thames, un sobborgo di Londra.

 Luigi Ciavarella

John Martyn

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