martedì 5 ottobre 2010

RICORRENZE : I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA / IL FALSO MITO DELLA SPEDIZIONE DEI MILLE

di FRANCESCO CAPALDO

L’Italia è un paese che di generazione in generazione alimenta falsi “miti”. Quello della spedizione dei Mille ne è un esempio. Dietro i falsi miti italiani a volte si celano pezzi di storia che andrebbero, per rispetto della verità, riscoperti e raccontati alle nuove generazioni. La coscienza civile di uno stato non si costruisce negando il passato, anche se presenta contraddizioni difficilmente conciliabili, ma facendo sì che tutti ne conoscano le luci e le ombre. La democrazia e il “progresso civile” si fondano sulla discussione e sul confronto e non sulla costruzione acritica di stereotipi e pseudo-verità storiche. È sbagliato continuare a trasmettere alle nuove generazioni un’immagine oleografica sia del nostro Risorgimento che della spedizione dei Mille. È una visione eroica che purtroppo non corrisponde alla realtà e che ingiustamente spazza via i drammi umani e il sacrificio di quanti dall’una e dall’altra parte hanno pagato con la vita il prezzo dell’Unità d’Italia. La storia non può e non deve essere quella dei vincitori. Deve rendere giustizia a tutti, anche ai vinti. Non è lecito cancellare come se non fossero mai esistiti i crimini compiuti da Garibaldi e dai suoi uomini ( leggi Bronte ). La crudeltà e l’efferatezza di alcune loro azioni vanno raccontate e trasmesse. È un dovere morale a cui non ci si deve sottrarre. Non è giusto che si dimentichi che in nome della causa dell’Unità di Italia le regioni meridionali sono state terrorizzate dai garibaldini. Ricordarlo non significa essere secessionisti, ma solo pretendere che il sacrificio di tanti innocenti non sia stato vano. Non è lecito cancellare, come se non fosse rilevante, il brutto capitolo della deportazione di migliaia di soldati borbonici che furono imprigionati ( come riferisce Maurizio Moscone su “L’Ottimista”) in varie località del Nord. Ricordare che la spedizione di Garibaldi fu voluta da Cavour e da Giuseppe La Farina, non significa sminuire il valore dell’Unità di Italia, ma aiuta a rafforzare il senso di democrazia e la coscienza nazionale di un popolo. Garibaldi ed i suoi uomini infatti hanno gettato la Sicilia in uno stato totale di disordine civile. Le fonti parlano di banditi liberati e della cancellazione di tribunali. Si trattò infatti di una spedizione finanziata sia col denaro inglese sia con quello della Società Nazionale di Cavour. Una vera e propria “occupazione” compiuta in nome di nobili ideali e che ha contribuito non poco, in seguito, a destabilizzare socialmente ed economicamente il Sud. Una visione molto diversa da quella che è generalmente tramandata e che forse meriterebbe di essere approfondita per restituire alla storia le sue contraddizioni e per far emergere il grande prezzo che il mezzogiorno ha pagato alla causa unitaria. Su questo forse dovrebbero riflettere quei politici che, dimenticando il sacrificio di vinti e vincitori, parlano di secessione anteponendo le ragioni del Nord a quelle del Sud.

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