sabato 11 settembre 2010

OMAGGIO A JIMI HENDRIX A 40 ANNI DALLA MORTE.

di Luigi Ciavarella


Avrebbe avuto 68 anni oggi Jimi Hendrix se fosse vivo. Se durante quella maledetta notte del 18 settembre 1970 non fosse rimasto vittima del suo vomito andatogli di traverso dopo aver assunto la sera precedente un micidiale cocktail di farmaci ( pastiglie di Vesparax, tranquillanti ) e alcool in una stanzetta dell’hotel Samarkand, a nord di Londra. Con lui, in quella fatale notte, vi era solo Monika Dannemann, la fidanzata tedesca che cercò di chiedere aiuto appena intuì che Jimi stava morendo per soffocamento. Inutilmente perché quando arrivarono i soccorsi le sue condizioni apparvero subito disperate e la corsa verso l’ospedale risultò vana. Jimi Hendrix morì subito dopo l’arrivo in l’ospedale. Naturalmente questa è solo la versione ufficiale. Altre versioni furono accreditate nei giorni successivi alla sua morte, varianti più o meno rispettose della verità, ma tutte convergenti solo in un punto : Jimi Hendrix morì per soffocamento in seguito all’ assunzione di farmaci e alcool, anche se la stessa Monika Dannemann in diverse interviste cambiò spesso la versione dei fatti, fu comunque questa la certificazione del Coroner.
Il più grande chitarrista del mondo, colui che aveva elevato lo strumento a immagine di dio, feticcio e totem moriva inaspettatamente con gran clamore quella notte del 18 settembre di quarant’anni fa dopo aver trascorso una serata come spesso gli accadeva suonando in qualche club con amici. Quella sera i suoi compagni di turno erano stati Eric Burdon e Chas Chandler, il primo celebre vocalist degli Animals, il secondo ex Animals anch’egli ma soprattutto diventato il suo manager, la persona che lo aveva scoperto in un club americano e lo aveva convinto ad emigrare in Inghilterra, a Londra, dove avrebbe trovato la gloria.
Il suo ultimo concerto, avvenuto in terra tedesca, presso l’isola di Fehmarn il 6 settembre di quell’anno, fu regolare routine per un musicista che l’idea di palco rappresentava il senso della propria vita artistica e umana. Ciò nonostante il concerto era stato disturbato da alcuni tafferugli intercorsi tra alcuni rodiese e il servizio di ordine, i famigerati Hell’s Angels che in precedenza avevano fatto anche di peggio ( vedi Altamont, il tristemente noto concerto dei Rolling Stones avvenuto nel dicembre del 1969, quattro mesi dopo i fasti di Woodstock ). Jimi era stanco attraversava un periodo non molto felice, anche se stava allestendo seppure con gran fatica la nuova edizione della sua band, la Band od Gypsies, mischiando in continuazione piani di lavoro e scalette di brani dell’ album, dimostrando di avere in mente una idea molto vaga del suo futuro. Quei brani poi verranno pubblicati subito dopo la sua morte, come sempre accade in questi casi, in modo speculare, smembrati in tanti album posticci poco rispettosi delle sue cose taluni subendo finanche manipolazioni inaccettabili e blasfeme. Alcuni di quei brani verranno ricomposti molti anni dopo, uno ad uno, con cura religiosa, rispettando tutti i passaggi e la volontà espressa dall’autore attraverso gli appunti, dal suo fedele tecnico del suono di quel tempo, Eddie Kramer per dare forma e compimento ad un progetto che Jimi Hendrix aveva in testa prima di morire. L’album usci nel 1997 e rivelò al mondo, semmai ce ne fosse stato bisogno, quanto fosse grande la sua musica, il suo talento e quale grave perdita subì il mondo della musica rock all’indomani della sua morte. L’album ha per titolo “ First Rays Of The New Rising Sun “, un titolo ben augurante e verosimilmente può essere considerato quanto di più prossimo alla volontà dell’artista. Album che Jimi Hendrix tuttavia non vedrà mai.
Jimi Hendrix era nato a Seattle, nel nord ovest degli USA, nel 1942 da padre afro americano e madre di origine pellerossa ; aveva imparato subito a suonare la chitarra e si era subito introdotto nei circuiti rock blues americani in qualità di turnista per autorità musicali come Little Richard, King Curtis, Ike & Tina Turner, ecc… all’epoca, tra la fine dei ‘ 50 e gli inizi dei ’60, personaggi molto famosi. Poi arrivò Chas Chandler in cerca di nuovi talenti da portare in Inghilterra e fu la sua fortuna. In Inghilterra incise il suo primo singolo : “ Hey Joe / Stone Free “ ( Track Rec. 1966 ), la title track in versione molto più lenta rispetto alle versioni dominanti. Questo determinò un successo clamoroso. Era un disco che sembrava arrivare da un altro pianeta e i concerti che ne seguirono furono cosi diversi ( Jimi si contorceva, dialogava con la sua Fender Stratocaster, la fedele compagna di una vita, e dalla quale tirava fuori ogni percezione e ogni rumore, ben assecondato da una sezione ritmica costituita da Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso ) che in una occasione Pete Townshend, il leader degli Who, famosi all’epoca per via del loro brano My generation, si rifiutò di suonare dopo di lui, tanto quel meticcio lo aveva impressionato e tanto le era sembrata abissale la differenza tra i due.
Il primo album arrivò subito dopo l’emissione di nuovi singoli ( Tutti pubblicati dapprima nella raccolta vinilica “ Smash Hits “ e in seguito inseriti in coda alla ristampa in digitale del primo album ), nel 1967, per conto della Track Records, l’ epocale “ Are You Experienced ? “, come dire l’urlo definitivo del rock e la sua visionaria concezione della musica in rapporto col tempo, il disco cerniera che proietta la musica rock verso universi inesplorati e rende il blues e la psichedelica, per ragioni diverse ma complementari al suo progetto di musica universale, la materia necessaria con cui Jimi plasma la propria idea vincente di rock. Niente sarà più come prima. Are You Experience divide inesorabilmente i tempi del rock in due parti : da un’era primitiva, caotica, di tipo anarcoide ad un’ era moderna, il passaggio avviene sulle note di Purple Haze, Foxy Lady, The Wind Cries Mary, I Don’t Live Today, Fire, ecc… undici tracce essenziali che spingono in avanti i destini del rock. Undici classici del patrimonio universale della musica che fissano un’epoca dentro i segni della storia del mondo, che prescinde la natura del rock ed entra di diritto nella legittimità universale della musica accanto ai classici d’ogni tempo come Beethoven, Mozart e Miles Davis.
Il successivo “ Axis : Bold As Love “, pubblicato subito dopo, riversa nuova linfa, a volte sperimentale e aggressiva, altre volte impreziosita di virtuosismi, su una platea che sta crescendo in tutto il mondo, folgorata dalla sua capacità di tenere la scena in modo completamente differente da tutto il resto: suona la sua fender stratocaster dietro la schiena, le morde le corde, la rende protagonista di uno spettacolo letale perché al termine dello show verrà bruciata, distrutta in sacrificio ad un dio immaginario della musica.
Infine, nel 1968, Jimi Hendrix pubblica l’opera sublime “ Electric Ladyland “, doppio album dalla copertina subito censurata ( che raffigura un gruppo di donne nude che occupa per intero tutta la facciata della cover ) e sostituita per il mercato americano da una foto più convenzionale. L’album ha una gestazione sofferta per via di alcuni problemi legati alla salute di Hendrix e per alcune insofferenze sorte tra i membri del gruppo, nonostante l’organico fosse stata rinforzato da Chas Chandler da musicisti importanti come Steve Winwood, Al Kooper e Jack Casady, che costituiranno l’ossatura decisiva dell’intero progetto. Il lavoro ha un suo fascino particolare, visionario, a tratti esotico, ma sempre disegnato da Hendrix all’interno di una continuità col passato favorendo qui una spinta più moderna e meditata soprattutto in brani come Voodoo Chile, Crosstown Traffic e la dylaniana All Along The Watchtower, superba versione da brividi.
La discografia ufficiale di Hendrix, quella che lui conoscerà in vita, termina con un album dal vivo, “ Band Of Gypsys “ ( 1969 ), lavoro che prefigura il passaggio verso nuovi approdi musicali. Registrato durante alcuni concerti tenuti presso il Fillmore East di New York senza la Experience, l’album contiene sei brani eseguiti con nuovi musicisti, Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria, tutti protesi verso sonorità più black e comunque molto più articolati rispetto al passato. Delle serate verrà pubblicato nel 1999 una versione più completa contenente due cd ( Live At Fillmore East, MCA Rec. ).
La consacrazione del personaggio avvenne a Monterey in California, fresco reduce dai fasti in terra inglese, nel giugno del 1967 davanti a una folla strepitosa. Hendrix, presentato da Brian Jones dei Rolling Stones, suo grande fan, esibì una performance straordinaria, su un territorio per lui ancora vergine. Il successo gli apri le porte della notorietà internazionale consentendogli di fare concerti in ogni parte d’Europa e d’America, compresa l’Italia.
In Italia Jimi Hendrix suonò il 25 maggio 1968 al Teatro Brancaccio a Roma. Dalle testimonianze d’epoca si rilevano alcuni episodi dominati dal mal funzionamento degli amplificatori, che fecero arrabbiare Jimi, sia a Roma che a Bologna il giorno successivo, dove tenne un altro concerto diviso in due set, senza che ciò gli impedì di portare a termine in modo brillante la propria performance. Il giorno successivo si esibì al Palasport di Bologna ( Titan Top Show ) in due set, pomeridiano e serale. Del concerto bolognese esistono testimonianze sonore di buona fattura oltre a entusiastici resoconti della serata apparsi sul web. Un altro concerto lo tenne in quei giorni al Piper di Milano portando a tre le città che ospitarono i concerti di Jimi Hendrix in Italia.
Dopo Monterey seguirono Woodstock, il cui contributo non fu molto apprezzabile e successivamente si esibì all’isola di Wight, agosto 1970, dalla cui Inghilterra mancava da oltre un anno, alla vigilia della sua scomparsa. Il concerto di Wight fu di grande profilo, forse stimolato dal calore del pubblico numeroso, e nonostante l’organizzazione non fosse impeccabile, Jimi Hendrix offrì una performance di grande qualità, immortalata poi sul doppio cd Blue Wild Angel ( MCA Rec. Usa 2002 ).
Molti altri concerti tenuti in ogni parte d’ Europa e d’America conducono in luoghi con nomi a noi familiari come il Winterland di S. Francisco, lo Sport Arena di San Diego, il Music Club di Cleveland, il già citato Fillmore East di New York, l’ Inglewood Forum di Los angeles, Il Capitol Theatre di Ottawa ( Canada ), ecc… Restano fondamentali i celeberrimi nastri del Pop festival Randall’s Island ( New York 1970 ) e The Baggy’s Rehearsal Sessions ( una serata superba con Cox e Miles a NYC nel 1969 ), e sugli stessi luoghi da menzionare le performance inconcludenti con Jim Morrison e Johnny Winter o gli stage con maestri come BB King o i famosi Basement Tapes improvvisati con Steve Stills di cui esistono sbiadite testimonianze su cd ; tenuti in considerazione e pubblicati in pompa magna le famose performance presso il Royal Albert Hall di Londra del febbraio 1969 ( 2 cd resi ufficiali nel 2001 ), Live At Barkeley, ( MCA 2003 ) evento accaduto nel 1970, poi Rainbow Bridge, nelle isole Haway, un abortito film sulla sua vita e di cui restano tracce della colonna sonora ; il Two Days At Newport, una buona due giorni in musica avvenuta nel giugno del 1969 e i tantissimi concerti tenuti nell’anno 1967, ad inizio carriera, nei teatri e nei palasport d’Europa. In tal senso esistono buoni nastri di concerti memorabili celebrati a Parigi ( Olympia ), Stoccolma ( Grona Lund ), Oslo, Gotenberg, ecc… con l’Experience ancora in stile naif, senza dimenticare la citazione di due templi del rock di cui Hendrix fu assiduo frequentatore : il Flamingo Club di Londra e lo Scene di New York, oltre ai super citati eventi di Woodstock, Wight e Monterey che restano le tappe più importanti della sua vita on the road, sino al conclusivo concerto, come si diceva all’inizio, avvenuto all’isola di Fehmarn in Germania il 6 settembre 1970. L’ultimo concerto di Jimi Hendrix tenuto su questa terra.
“ La storia della vita / è più rapida / di un battito di ciglia / la storia di un amore / e ciao e addio / finché non ci ritroveremo / “ sono le ultime parole scritte da Jimi Hendrix quella sera al Samarkand.




CONCLUSIONI
I dischi di Jimi Hendrix vengono ristampati continuamente pertanto è consigliabile l’acquisto delle ultime edizioni. In tal senso sono indicate le versioni pubblicate quest’anno dalla Sony oppure la recente emissione in edicola da parte del gruppo L’espresso, che contiene anche un ricco catalogo allegato al disco.
Oltre alla discografia ufficiale, quella cioè citata nell’articolo, vi sono anche album dal vivo o raccolte di brani postumi assemblate ufficialmente. Tra gli album dal vivo sono fortemente consigliati : Jimi Plays Monterey, At Fillmore East e The Blue Wild Angel_Live at Isle Of Wight, tutti pubblicati in belle edizioni dalla MCA RECORDS. Tra gli album postumi invece vi sono diversi titoli ma credo che l’ultima frontiera della scoperta hendrixiana sia “ Valleys of Neptune “, la cui recensione può essere consultata nello spazio Music Art di questo portale, e può considerarsi un buon acquisto.
Per i fan che vogliono avere tutto o quasi di Hendrix allora è possibile sintonizzarsi sui fan club che ne esistono diverse migliaia soltanto in Italia. In quei posti troverete chicche di rara bellezza e preziosi manufatti che parlano di concerti e fatti anche irrilevanti accaduti sul palchi di mezza Europa ( Italia compresa ) e Usa, nell’ordine di diverse centinaia di bootlegs dalla qualità a volte molto discutibile.
Riguarda i libri credo che le edizioni Arcana/Giunti abbiano in catalogo un cospicuo numero di titoli riguardante la vita e la discografia di Hendrix.

LUIGI CIAVARELLA