lunedì 6 settembre 2010

I CAPOLAVORI DELLA MUSICA ROCK

JOHN CALE
PARIS 1919 (P) Reprise records Usa 1973

di Sandro Bosio

Eccolo! Il capolavoro nascosto degli anni '70. Lo dico senza paura. L'eccessiva enfasi è dovuta al fatto che ho sempre amato tutto ciò che è legato ai Velvet Underground, da Andy Wharol a Lou Reed, a Nico per arrivare a John Cale, animo gentile, mente sperimentale, personaggio di spicco dell'avanguardia newyorkese di fine alli '60 (pur essendo gallese), concepì insieme al compagno di merende Lou uno dei dischi seminali per tutta la musica a venire. Poi le liti, l'allontanamento dal gruppo e la carriero solista, in cui John proseguì con tenacia ciò che aveva iniziato.
Scoprii questo disco per caso, come per caso si trovano i tesori più preziosi, e da subito l'ho amato. Il fatto che sia qui a scrivere è la dimostrazione che l'amo ancora. Si inizia con Child' Christmas in Wales, e la malinconia fumosa ha subito la meglio. Sono poche le canzoni con un potere evocativo tale, penso, ma quella successiva è ancora più triste, Hanky panky nohow: What's needed are some memories of planing lakes, Those planing lakes will surely calm you down. Arriveranno tempi migliori, John.
Macchè. La traccia numero tre è a mio parere la canzone più triste di sempre e probabilmente una delle più belle. The endless plain of fortune. Non ascoltatela da soli in macchina in una serata di nebbia, non ve lo consiglio. Arriva Andalucia: Andalucia when can I see you, When it is snowing out again. Dolce nostalgia di una terra tanto magnifica quanto lontana. Macbeth è l'intermezzo rock, forse l'autore aveva capito che non era sopportabile per un umano una tale dose di cupezza. Niente male comunque. Si riparte, la titletrack è sulla falsariga delle precedenti:You’re a ghost la la la,You’re a ghost,I’m in the church and I’ve come,To claim you with my iron drum,La la la. Pianoforte, cori, fiati, sperimentazione, musica classica ecc.Geniale, ma non è finita.
Grahan greene ricorda la sigla di Gordian, il cartone giapponese. Ecco perchè mi piaceva quella canzone. Ancora due e siamo alla fine. Mi pare superfluo aggiungere che Half past france non sia esattamente un esempio di canzone spensierata mentre Antartica starts here è probabilmente la seconda canzone più triste di sempre, ma entrambe hanno intrecci melodici tanto semplici quanto importanti. Questa è musica che ferisce, che deve essere ascoltata e metabolizzata, con un potere immenso e per tale motivo da maneggiare con estrema cautela.
Dimenticavo la cosa più importante.La voce di John Cale: è meravigliosa, ha quacosa di sciamanico, ti avvolge e ti stordisce, è potente e delicata. Ti colpisce e ti accarezza, esattamente come questo capolavoro di una tristezza immensa e lucente.

6 commenti:

  1. ????????????????????????????????????????????

    RispondiElimina
  2. nicola spagnoli9 settembre 2010 09:24

    Indubbiamente Cale e' un grande artista superiore anche a Bowie ma a me personalmente il suo Pop non affascina, neanche quello di Eno comunque.Essendo nato come musicista classico d'avanguardia (con La Monte Young e Tony Conrad)lo preferisco nei sui esperimenti classicheggianti come Academy in Peril e, un po' meno, in Church of Antrax con Terry Riley.
    Anche quando fa Rock con i Velvet o solo con Lou Reed (Songs for Drella)o quando accompagna alla viola Nico e Nick Drake e' superlativo ma qui in questo disco.......

    RispondiElimina
  3. nicola m. spagnoli9 settembre 2010 10:52

    Brian Eno comunque e' diventato un mito perche' e' stato coerente con il filone d'avanguardia che (specie per Music for Airports e derivati)ed ha quindi giustamente accantonato il pop ed il rock facendo solo comparsate qua e la. Anche per Terry Riley: se c-e' stata una caduta di stile e' proprio nel disco con Cale (church of Antrax). Insomma il pop e' meglio che lo facciano quelli che ci sono nati con lui come Beatles,M.Jackson etc.

    RispondiElimina
  4. Nicola Maria Spagnoli9 settembre 2010 11:01

    Purtroppo a questo mondo non serve a nulla dimostrare di saper fare di tutto e di piu'.
    Per essere apprezzati sia da parte dei critici che del pubblico si deve scegliere un filone ed insistere su quello (o fregarsene e fare il pazzo come Frank Zappa!). Il discorso vale in tutti i campi.

    RispondiElimina
  5. Bosio non dire fregnacce

    RispondiElimina
  6. Concordo con spagnoli, anche perchè è quasi impossibile conciliare... da ragazzo ascoltavo cose che ora non mi dicono niente e viceversa...

    RispondiElimina